STORIE

A 24 anni dalla fusione
che portò
a Banca delle Marche
la rivelazione
dell’ex presidente Cesarini:
“Il museo dell’arte salvo
dal crac
grazie a Pagnanelli”

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Ufficio Stampa
E’ stato un caso, un meraviglioso caso ma pur sempre un caso se l’Atene delle Marche e cioè Macerata ha potuto conservare uno dei suoi scrigni  più preziosi. Il museo dell’Arte italiana del 900, uno dei più importanti e razionali del Paese, presente nel restaurato Palazzo Ricci-Petrocchini di proprietà della  Cassa di Risparmio più patrimonializzata del Centro Italia (quella di Macerata) sarebbe volata via come gran parte dei risparmi del capoluogo nel crac di Banca Marche se non ci fosse stata a metà degli anni 90 la faticosissima fusione tra Carima, Caripe (Cassa Pesaro) e Carisj (Jesi) per la preziosa strategia dell’allora presidente della Fondazione Carima, Giorgio Pagnanelli. Lo ha rivelato l’altra sera alla Biblioteca Mozzi Borgetti, Alfredo Cesarini, l’altro grande stratega della fusione e per dieci anni presidente di BdM nell’evento che ha fatto memoria di colui che fu il primo funzionario italiano all’Onu, amico personale di Bob Kennedy, ‘eroe’ di Kindu e collaboratore di san Paolo VI nei giorni del suo storico discorso al Palazzo di Vetro, assistente del presidente Amintore Fanfani presidente della XX Assemblea delle Nazioni Unite. “Erano giorni frenetici –ha ricordato Cesarini- la fusione sembrava sempre sfuggirci, i partners ‘sicuri’ si sfilavano all’ultimo uno dietro l’altro: Carifermo, Carifac soprattutto mentre in extremis Cariplo tentava di non far entrare nell’accordo la fondamentale Cassa di Jesi, rilanciando sul valore dell’azione. Quando finalmente fu raggiunto il patto di fusione, i rispettivi valori patrimoniali furono considerati con il bilancino. Quello di Carima apparve lievemente sovradimensionato, proprio per via dell’eccezionalità del museo, rispetto a quello delle ‘sorelle’. Da qui l’intervento di Pagnanelli, che era stato peraltro fino ad allora ancora decisivo con tutta la sua esperienza di diplomatico internazionale a saltare il labirinto degli interessi e delle aspettative incrociati (poltrone ed incarichi dirigenziali apicali), che salvò letteralmente la pinacoteca voluta da Enrico Panzacchi, allora dg e grande esperto d’arte, nata attorno al capolavoro di Ivo Pannaggi, ‘Il treno in corsa’ che la Cassa aveva acquistato anni prima”. Un museo che man mano si era arricchito grazie ai ‘bracci’ operativi di Panzacchi: da Antonio Parisi Presicce (poi dg di Carifac), a Ghino Crucianelli a Luigi Vannucci. Con Pannaggi, Scipione, Licini, Bartolini, Monachesi, Balla, Cagli, Tozzi, Depero, Severini, Guttuso, Morandi, Pirandello e, nella scultura la ‘firma’ di Francesco Messina: oltre trecento opere di grandissimo valore. Un museo che venne ‘attribuito’ al patrimonio della Fondazione Carima e non alla banca spa. “Tutto questo sarebbe volato via con il crac di BdM che ha sancito –ha concluso amaramente Cesarini- la fine di un sogno coltivato in quell’anno di grazia 1994, dunque esattamente 24 anni fa, essendo il 20 ottobre la data con cui ad Ancona ne veniva esattamente statuita la creazione. La Banca delle Marche sarebbe dovuta essere il volano di una grande economia regionale, a suo esclusivo supporto. E così fu per lunghi anni prima di quel nerissimo 22 novembre 2015 quando fu posta in liquidazione coatta amministrativa” ha concluso con amarezza l’ex primo presidente.
Ha ricordato il giornalista Maurizio Verdenelli: “Talvolta e molto volentieri, nei giorni soprattutto festivi (quando la carenza di personale era più evidente) nel suo bellissimo studio presidenziale a palazzo Ricci-Petrocchini, Pagnanelli si trasformava in guida turistico-culturale per i tanti visitatori del museo. Il dottor Giorgio aveva preso questa decisione dopo che un mio servizio sul ‘Messaggero’ aveva segnalato, su input del fotoreporter Carlo Gentili, come una delegazione cinese guidata dal vice ambasciatore a Roma fossero stati respinti dalla sicurezza al portone del palazzo un giorno di ferragosto (erano in città perché ospiti d’onore, la sera, per un’opera allo Sferisterio) per un’evidente e pure brusca incomprensione. Colui che era stato il n.1 dell’Onu in Italia andò su tutte le furie e si rimboccò le maniche personalmente com’era abituato al Palazzo di vetro secondo lo stile Usa: basso profilo e pedalare. Ancora un esempio di umiltà e concretezza”.
“Un modello di vita, il suo, per ‘intera esistenza (spentasi nel 2004): alla vigilia di Natale, ‘al pranzo dei poveri’ in una trattoria del centro si prestava anche a servire ai tavoli” ha ricordato, a convegno concluso, la nipote Marina Liverani Menchi.
E’ stato un incontro affollato (tra gli altri l’on. Giulio Conti) quello organizzato alla Biblioteca Mozzi Borgetti dalla famiglia e dall’Istituto studi storici maceratesi, presieduto dal prof. Alberto Meriggi che ha introdotto e condotto. Nei saluti e nel ricordo di Pagnanelli, la vicesindaca Stefania Monteverde, Ivano Palmucci (sui rapporti tra san Paolo VI, assistente Fuci e Macerata), la nipote Anna Rita Liverani, l’on. Adriano Ciaffi, Andrea Angeli (uno degli enfants du Giorgio con Costantino Tamburrini e Emanuele Tacconi che ebbe da lui buoni e produttivi consigli, ha riferito con una testimonianza scritta), Alfredo Cesarini, Franco Moschini e Maurizio Verdenelli ed in ordine di tempo, il sindaco Romano Carancini.
Pagnanelli è stato soprattutto un maestro di vita indicando una strada internazionale poi percorsa da altri ormai ex giovani, ma soprattutto segnalando che oltre l’hortus conclusus della piccola città, delle sue infinite comodità ma dalle sue evidenti chiusure, c’era un mondo. Che lui aveva varcato con successo. “Ci illuminava con questa visione da ‘nuova frontiera’: per noi il dottor Pagnanelli era un mito che ascoltavamo religiosamente. Una lezione ‘centrale’ che molti di noi fecero propria da parte di quello che consideravamo un ‘eroe’ che con estrema modestia accettava di essere nostro ospite, a cavallo tra gli anni 50/60, nel circolo giovanile nel quartiere alle spalle del quartiere Convitto” ricorda ora con emozione e gratitudine la prof.ssa Anna Maria Verdenelli Tanga.
‘Pagnanelli buon maestro’, dunque e pienamente: e a conclusione del convegno, significativamente ecco l’annuncio atteso. “A settembre 2019 intitoleremo a Giorgio Pagnanelli una via all’interno del nuovo polo scolastico, alle Casermette”: ha garantito il sindaco Carancini. Sulla scia dunque della richiesta inoltrata e protocollata il 3 gennaio scorso dal consigliere comunale Ivano Tacconi, come poco prima aveva ricordato la prof.ssa Liverani. Alla promessa solenne del primo cittadino, accolta dall’applauso della sala, il peace keeper Onu ed Osce, Andrea Angeli, tirato fuori un fazzoletto l’ha annodato: “Lo faccio alla maniera di Jimmy Ghione, l’inviato di Striscia la Notizia: scioglierò nodo al mantenimento della promessa”. Carancini ha sorriso, garantendo ancora della bontà della promessa.
19/10/2018 04:28:14

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