INCOGNITA

Il destino di Ettore Majorana

Parte Quarta

Ufficio Stampa
Fonte: thexplan.net
L’ISOLAMENTO

Al suo ritorno in Italia Majorana accuso’ una gastrite che lo rese ancora piu’ chiuso in se stesso. Tendiamo a condividere l’opinione di alcuni secondo cui tale disturbo fisico era la conseguenza di un profondo conflitto interiore dello scienziato legato alle rivelazioni o conferme ottenute in Europa e che non voleva (o non poteva) comunicare al di fuori. Le sue visite all’Istituto di Fisica di via Panisperna si fecero sempre piu’ rare fino a cessare del tutto e il suo umore si incupi’ tanto che spesso si chiudeva in casa, non vedeva nessuno e non curava la sua persona; tuttavia egli continuava a lavorare ai suoi studi. Rifiuto’ tutte le offerte arrivategli da Universita’ e istituti americani (Yale) e sovietici. Questo periodo di isolamento duro’ quattro anni durante i quali non e’ chiaro a quale materia si fosse dedicato, ma sembra avesse a che fare con la fotoconducibilita’ delle lamine metalliche (questo dato e’ importante alla luce di quello che sarebbe accaduto negli anni della scomparsa con riferimento alla costruzione del “Raggio della Morte” mai smentito dalle istituzioni ufficiali e che coinvolse attivamente persino il Vaticano). Solo due pubblicazioni ufficiali rimangono, mentre il resto degli scritti non e’ mai stato trovato.
Alcune fonti ritengono che egli avesse proseguito gli studi della Fusione Nucleare a Freddo, riuscendo a realizzarla per gli atomi leggeri (Idrogeno e suoi isotopi). Coincidentalmente in quegli anni Fermi e i suoi collaboratori costruirono un generatore artificiale di neutroni per mezzo di ioni di deuterio accelerati a 200KV che colpivano un composto ricco di deuterio. Enrico Fermi, nell’attivare il generatore di neutroni, realizzava di fatto una fusione ultrafredda con ghiaccio pesante (ghiaccio composto di acqua pesante o D2O) mantenuto a bassissima temperatura con il raffreddamento ad aria liquida in modo da bilanciare l’enorme calore prodotto dalla reazione di fusione.
Laura Fermi sembro’ confermare che in quel periodo Majorana ancora frequentasse l’Istituto di Roma e cercava in particolare due persone, Fermi e Rasetti (che erano i due firmatari del progetto sul generatore di neutroni assieme ad Amaldi):

Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente...

Un avvertimento? Majorana aveva confidato alla sorella Maria la sua convinzione che i fisici fossero su una strada sbagliata, ovviamente alludendo ai test atomici.
Fermi e Heisenberg furono gli scienziati che piu’ influenzarono Majorana (forse gli unici che si avvicinavano a comprendere il suo genio). Il secondo, in particolare, durante la prigionia (Agosto 1945) nella residenza di Farm Hall (Cambridge, Gran Bretagna), dimostro’ ai suoi colleghi che la bomba atomica era alla portata degli scienziati tedeschi negli anni trenta, ma che essi si sarebbero rifiutati di costruirla ritardando le ricerche atomiche. Cosa che non successe agli scienziati (in massima parte tedeschi) che lavorarono in USA nello stesso periodo al Manhattan Project.

[CONTINUA]
18/12/2018 12:20:36

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