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NUOVA VIA DELLA SETA: UN CAMBIO NEGLI EQUILIBRI DEL MONDO?

Diego Antolini
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La via della seta era l'antica via commerciale che collegava la Cina con l'Occidente al tempo dell'Impero Romano. Questa "Nuova Via della Seta" aprira' invece un doppio canale (terrestre e marittimo) tra la Cina e Asia centrale, Medio oriente, Europa e Africa.
Il piano di attuazione, reso pubblico nel 2015, pone come obiettivi immediati il consolidamento delle relazioni commerciali attraverso l'investimento nelle infrastrutture.
Questi obiettivi naturalmente non consoliderebbero solo le relazioni commerciali, ma anche la presenza economica cinese sui paesi beneficiari di un tale investimento.
Non ha caso Pechino ha detto che lo scopo dell'allocazione del $900 miliardi e' quello di accendere una "nuova era di globalizzazione", attraverso un'Eta' dell'Oro commerciale che andra' a vantaggio di tutti. La figura ecomica alla fine di tutta l'operazione BRI sara' di circa $8 trilioni di prestiti in infrastrutture nei 68 paesi coinvolti.

Alcune nazioni hanno espresso dubbi e sospetti su questo progetto, chiedendosi quali siano le reali intenzioni geopolitiche della Cina?
Xinhua, una delle agenzie di comunicazione del governo cinese, ha detto: "Mentre alcune delle nazioni occidentali tornano indietro costruendo muri, la Cina risponde costruendo ponti".
Questo concetto spiega, da solo, l'immensa visione del Paese orientale rispetto a quella, ristretta, che nell'ultimo secolo hanno avuto le potenze occidentali.
L'imperialismo Europeo e quello Americano contro la strategia "della seta" di matrice cinese, che avviluppa ogni cosa in soffici e delicati fili invisibili, ma che insieme formano un tessuto resistente come l'acciaio.

Kevin Liu, presidente di Asia, Partners Group ha spiegato che:
"Lo status di superpotenza che gli USA hanno acquisito e' basato in larga parte sulla sicurezza offerta agli alleati. Ma la Cina, geopoliticamente, ha deciso molto tempo fa che la sicurezza era un'offerta troppo costosa. Invece, questa nuova superpotenza e' in grado di offrire connettivita'."
 
Lo scenario geopolitico dominante, basato sul "crea il problema e risolvilo aumentando la sicurezza (e limitando le liberta') puo' cambiare, con il BRI, in "identifica il problema, connetti le risorse e crea la soluzione"?
Secondo le nazioni che hanno accolto il programma con soddisfazione, si. Anche perche' la Cina e' stata molto accorta a coinvolgere prima di tutto le nazioni del BRICS (i Paesi, oltre la Cina, a sviluppo-lampo come Brasile, Russia, India e Sud Africa) per assicurarsi l'appoggio incondizionato dei vicini satelliti come Indonesia, Iran, Egitto, Filippine e Pakistan.
In particolare quest'ultimo paese, la cui storia recente lo ha presentato a tinte piuttosto oscure  in seguito al "blitz" delle Forze Speciali USA che sarebbero entrati nel rifugio super segreto del super terrorista Osama Bin Laden proprio in Pakistan, uccidendolo e ponendo fine cosi' al regno di terrore da lui eretto (nel piu' puro stile Hollywoodiano), e' uno dei sostenitori piu' convinti del BRI. Per bocca del primo ministro Nawaz Sharif il Pakistan ha detto che una tale via commerciale segna:"l'alba di una vera nuova era du cooperazione sinergica intercontinentale". Al Pakistan il BRI porterebbe circa $46 miliardi di benefici nella costruzione di nuove strade, ponti, centrale eoliche e altre infrastrutture.
Altro messaggio positivo arriva anche dal Sud America (a parte il Brasile): il presidente cileno Michelle Bachelet ha previsto che la nuova via commerciale "pone le basi per una societa' inclusiva, egualitaria, giusta, prosperosa e pacifica, con possibilita' di sviluppo per tutti."

Aziende cinesi sono gia' dietro a numerosi progetti quali costruzioni di centrali di energia, gasdotti, oleodotti, strade, ponti e ferrovie tra Russia, Kazakhstan e Myanmar, Ethiopia, Kenya (dove chi scrive ha assistito, nel 2016, ai lavori di costruzione del treno veloce Mombasa-Nairobi da parte di appaltatori Cinesi.), Laos e Thailandia.

Tra i Paesi BRICS l'India sembra essere in disaccordo con l'inclusione del Pakistan nel primo corridoio economico con Cina. Il primo ministro Narendra Modi ha detto che tale via, che passerebbe attraverso parte del Kashmir (rivendicato come parte del territorio indiano) e' una "manovra coloniale" che minaccia di lasciare solo comunita' indebitate e devastate lungo il cammino.
Al di la' degli interventi politici, la sensazione e' che comunque anche l'India sia piuttosto allineata al progetto BRI.

Le nazioni invece in aperto contrasto con la strategia cinese sono Giappone e le due Coree che, insieme all'India, hanno snobbato il summit di Pechino che il governo cinese aveva aperto per illustrare la "strategia della seta". Per Giappone e Corea del Sud, vista il loro pronunciato orientamento "Americano", la cosa non stupisce. Mentre per la Corea del Nord le motivazioni per la non partecipazione sono naturalmente molto piu' radicali."
Tra i Paesi del G7 solo l'Italia ha partecipato al summit nella persona del primo ministro Gentiloni. Apro una parentesi sul ruolo Italiano nel BRI. Venezia dovrebbe essere l'unica citta' ad essere coinvolta nel corridoio "di terra", ma indirettamente si parla di potenziare anche i porti di Genova, Ancona e Livorno (tutto da confermare).

La diffidenza di Gran Bretagna e Francia tra le nazioni Europee (la Germania e' dentro il progetto anima e corpo, ed e' tutto dire) sta nel fatto che una tale manovra da parte della Cina e' vista come un modo per allargare la sua influenza a livello globale. Ma la vera domanda non e' tanto se dietro un cosi' enorme sforzo economico, la Cina abbia una sua agenda personale (e per conto mio ce l'ha sotto almeno due aspetti), quanto piuttosto: chi puo' fermarla?

Il mondo industrializzato dopo il 1980 aveva adottato una politica (deliberata) di sotto-investimento nelle infrastrutture, per perseguire strategie di breve termine orientate all'esportazione. Tali politiche di matrice neoliberale nella maggior parte delle nazioni asiatiche e dell'Europa orientale hanno permesso alla Cina di sviluppare in modo silenzioso una posizione di preeminenza nei settori delle costruzioni civili, della tecnologia di trasporto terrestre come ad esempio la ferrovia ad alta velocita'.
Il World Pensions Council (WPC) che sta studiando il BRI in maniera dettagliata, ha detto che questo programma costituisce una naturale estensione a livello internazionale dello sviluppo economico Cinese focalizzato sulle infrastrutture sin dalla riforma economica avviata dal presidente Deng Xiaoping.
Il BRI e', nella forma e nella sostanza, un progetto economico e non e' un'aggressione. Non viola alcun diritto umano o territoriale perche' le nazioni partecipanti possono accettare o meno di farne parte. Non e', lo ripeto, un conflitto mondiale, anche se potrebbe produrre un'accelerazione dello sviluppo umano a livello globale in tempi brevi rispetto al sistema geopolitico attuale. Di certo lo rivoluzionerebbe.

[CONTINUA]
12/02/2018 09:21:19

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