POLITICA

La diplomazia italiana
all'estero

Corso di Internazionalizzazione 2017/2019 I.T.S. Academy, UMBRIA

Luca Dini
Questo e gli articoli che verranno pubblicati nelle prossime settimane rappresentano una fase dell'unità didattica di Analisi Geopolitica nel corso di Internazionalizzazione dei Mercati presso l'ITS Academy Umbria, un istituto di formazione tecnica e professionale di alto spessore. La classe che ho avuto quest'anno è stata di 25 ragazzi creativi, intelligenti, con un grande desiderio di realizzare i propri obiettivi personali e di gruppo. Per questo ho deciso di premiarli chiedendo a CdS di pubblicare le loro analisi su tematiche da me suggerite, con l'augurio che alcuni di loro possano agire da protagonisti nella ripresa del grande Paese che è l' Italia.

Diego Antolini




Perché non iniziare con un anticipazione di quello che sarà; l’Italia fuori dall’Italia non è altro che un misto tra intrallazzi, sperperi e illegalità. Come primo esempio potrei citare le nomine imperscrutabili o meramente “politiche”, come quella del viceministro Carlo Calenda, già nipote d’ambasciatore, a Bruxelles dall’Italia in Europa, dove è rimasto però non più di 50 giorni. Non solo. C’è l’elenco dei fortunati rampolli vincitori del mitico concorso diplomatico  con tanto di aggiornamento del “coefficiente di casta”: 158 blasoni per 396 componenti che hanno ottenuto accesso alla carriera di ambasciatore, console e ministro plenipotenziario tramite un concorso nel quale – stranamente – eccelle chi ha un cognome già presente nell’albo d’oro dell’aristocrazia diplomatica tra figli di papà e i nipoti di gran feluche della Repubblica. Ma molti altri sono i retroscena e gli aneddoti, di un mondo parallelo afflitto da vizi storici, prassi anomale, scandali e privilegi oltre naturalmente ai “problemi” relativi al voto dei cittadini italiani all’estero, alla corruzione dei visti e al traffico di cittadinanze e pagamento di riscatti di cooperanti tecnici e giornalisti all’estero. Insomma un sistema minato da annaspi, inefficienza e autoreferenzialità; un "arroccamento" che ha ormai superato i limiti del pudore, urge dunque una nuova riforma e spezzare l’oligarchia che si è formata in tutti questi anni dove chi “lavora” pensa solamente a conservare se stesso.
Ma alla nostra Cara Italia, quanto costa tutto ciò? La bellezza di 1,7 miliardi di euro l’anno.
Un piccolo esempio, il nostro ambasciatore a Berlino guadagna la modica cifra di 20 mila euro mensili per governare un sede diplomatica di 58 persone; la cancelliera Angela Merkel, per governare uno stato da 80 milioni di persone, non che una delle maggiori potenze mondiali, percepisce uno stipendio pari a €9.072,43 netti. Un anno fa è partita un’indagine conoscitiva da parte del Senato, estesa poi alla camera, dove è stato preso in esame questo fatto, dove però si è riscontrato che questo “mondo” è veramente poco conosciuto dal Parlamento, come denuncia il senatore Claudio Micheloni, segretario della commissione esteri al senato. Una situazione oltre il limite, aggiunge, dove retribuzioni per incarico da autista arrivano a seimila euro mensili. L’ultimo governo ha cercato un po’ a modo suo di riformare il sistema, chiudendo alcune sedi italiane all’estero, dove negli ultimi anni erano arrivate a ben a 325 sedi, più di tutti gli Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna messe insieme. Ma come si è potuto constatare questo taglio è servito a far risparmiare solamente 5 milioni di euro e dunque il problema rimane perché il nodo cruciale non sono le sedi bensì gli stipendi. Si desume che un ambasciatore italiano guadagna circa 300mila euro esentasse, più il fitto per la residenza, più la macchina di servizio, più maggiorazioni se con moglie e figli a carico, più indennità di prima sistemazione, spese di trasloco, stipendio metropolitano che continua a essere corrisposto. Il problema è che questo bel trattamento extra large è ampliato a tutti i 4.752 dipendenti di ruolo presenti all’estero. In un Paese dove è difficile in alcuni casi percepire un solo stipendio questo è veramente un bel privilegio. L’anomalia però parte dal fatto che oltre il 60% degli impiegati sono regolamentati secondo contratti e tariffe Italiane mentre solamente il restante 40% regolamentati con contratto e tariffe del paese in cui è presente la nostra ambasciata. Al contrario della maggior parte dei Paesi che preferiscono impiegare il personale locale (circa un 80%) invece di inviarlo dalla propria nazione. Questa controversia crea della situazioni molto particolari come succede all’ambasciata di New Dheli; identica mansione, ma stipendi diversi, 6 mila euro netti all’anno per l’impiegato indiano, e ben 54 mila euro netti all’anno per quello italiano.
Vorrei concludere però con un’ultima perla. Durante le ultime elezioni svoltesi domenica 4 marzo, milioni di italiani residenti all’estero non hanno potuto votare a causa di una mancata ricezione dei plichi elettorali. Come riportato da alcuni media italiani in alcune nazioni, come in Germania, questi plichi vengono rubati e/o venduti illegalmente a persone “ignote” per falsificare il risultato delle elezioni. Ma la cosa più assurda rimane l’abbandono delle schede, di quei pochi fortunati elettori che sono riusciti a votare, in un hangar dove si erano svolte le lezioni dopo una settimana dalla chiusura dei seggi.
Cari lettori, credo proprio che questo “mondo” parallelo tanto nascosto debba proprio essere scoperto, denunciato e cambiato quanto prima.
28/09/2018 21:23:08

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