ATTUALITÀ/Mondo

I MERCATI ASIATICI

Diego Antolini
I mercati asiatici oggi rappresentano una solida piattaforma finanziaria con trilioni di dollari di opportunita'.
Come spesso accade in Asia (sempre meno nei paesi occidentali, purtroppo), le borse riflettono l'andamento dell'economia reale, o di buona parte di essa. E la disparita' nel "peso" economico dei vari paesi asiatici, se usato nel modo giusto, puo' rendere un investitore soddisfatto in pochissimo tempo.

Le regioni asiatiche sono divise in due grandi gruppi economici: le economie sviluppate e quelle in via di sviluppo. Alle prime appartiene il Giappone e le quattro nazioni e regioni autonome dette le "Tigri Asiatiche": Hong Kong, Singapore, Corea del Sud e Taiwan. Tra i maggiori operatori finanziari che orbitano attorno a questo gruppo sono Russia, Cina, India e Malesia. Queste nazioni sono forze economiche importanti, ma la finanza internazionale mainstream e' tutt'ora in aperto dibattito sul collocarle tra i paesi "sviluppati". La Malesia, ad esempio, e' una delle piu' grandi risorse per l'innovazione scientifica, ma non puo' essere riconosciuta come una nazione "sviluppata" tout court.

Storicamente, mentre i mercati asiatici hanno avuto borse finanziarie per piu' di un secolo, queste non hanno acquisito rilevanza internazionale fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale (e non poteva essere altrimenti visto che le due guerre, tra i vari effetti che hanno provocato a livello globale, hanno di fatto reso ogni paese dipendente l'uno con l'altro, impedendo la crescit e lo sviluppo indipendente attraverso economie diversificate). Il Giappone ha aperto la strada con una politica protezionista e un governo centrale forte votato allo sviluppo – non senza il sostegno essenziale degli Stati Uniti – che ha trasformato la nazione in un enorme potenza esportatrice.

Una tale trasformazione si e' immediatamente riflessa nelle nazioni vicine: Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, Thailandia, India e Cina avviarono un periodo di rapida industrializzazione e si era nei primi anni '60. Questo trend non si e' piu' fermato e continua tutt'ora. La strategia di queste nazioni per entrare nei mercati finanziari globali e' stata inizialmente quella di esportare prodotti di massa, cosi' da soddisfare i bisogni dei Paesi occidentali che stavano trasformando le loro economie da produttrici a consumistiche, per poi (a partire dalla prima decade del 2000) entrare nel'arena dell'High-Tech. Una tale strategia non e' naturalmente sfuggita ai "Venture Capitalists", gli speculatori finanziari che seguivano i movimenti asiatici con molto interesse. Una tale apertura dell'Oriente ha quindi prodotto, oltre al denaro derivante dalla vendita dei prodotti di massa, un surplus di investimento che e' servito ai paesi asiatici per sviluppare il settore meccatronico, robotico, e delle comunicazioni. Tra gli anni '80 e i primi anni '90, mentre la caduta del Muro segnava la fine del Comunismo in Europa e inaugurava l'era della globalizzazione, in Asia il Comunismo rimaneva (Cina, Vietnam) ma avviava una "ricapitalizzazione" della propria immagine, per non cadere negli errori dei Soviet e per stare al passo con i tempi (un esempio su tutti, le riforme economiche di Den Xiaoping in Cina).

Un tale sforzo economico doveva raggiungere il punto di saturazione e questo e' avvenuto nel 1997 quando i mercati asiatici sono stati colpiti da una profonda crisi finanziaria, innescata dalla valuta thailandese, crollata dopo che la Thailandia aveva accumulato un eccessivo debito pubblico (avvisaglia che a vent'anni di distanza sembra non essere ancora stata recepita - vedi la mia analisi sul debito pubblico in Italia http://www.thexplan.net/cronachedeisibillini/cdsArticolo.aspx?idArt=40)
Vista la non-omogeneita' dei mercati finanziari asiatici, le altre nazioni dell'estremo oriente non sono state colpite allo stesso modo. La Cina, ad esempio, mentre i paesi ASEAN lottavano contro la crisi, proseguiva con la sua politica economica di "apertura" di regioni economiche strategiche (come Shenzhen) e riprendeva Hong Kong sotto il suo controllo.

La Corea del Sud e' stata tuttavia il primo paese a sfruttare in pieno la crisi finanziaria del '97 per emergere come potenza dominante nei mercati internazionali, posizionandosi come polo di innovazione tecnologica. Il successo della Corea in quegli anni e' dovuto a un focus importante sull'educazione, che ha portato il paese asiatico a primeggiare in campi di ricerca (oggi essenziali, ma allora "embrionali" in molti paesi occidentali) quali Robotica, Biotecnologie e Tecnologie Aerospaziali. Cina e India hanno subito seguito il trend coreano (cosi' come il Brasile e, in generale, gli altri paesi BRICS, fondamentali nella strategia di cui parlero' nella seconda parte di questo articolo).
Oggi i mercati asiatici sono collegati da una fitta rete di intermediari finanziari, societa' di Trust, e fondi di investimento. Districarsi in questa ragnatela di numeri e codici non e' semplice senza una solida conoscenza dei mercati e della percezione dei mercati dal punto di vista orientale.
Per questo molti investitori preferiscono affidarsi a societa' intermediarie che selezionano stock specifici per settori, offrono opzioni, mettono a disposizione index trackers seguendo una delle regole d'oro della finanza (ma non solo di quella): programmazione e diversificazione.

Per coloro che invece volessero tentare un approccio indipendente e' possibile acquistare quote di una societa' estera maturando dividendi e profitti nella propria valuta. In America questo e' possibile grazie all'American Depository Receipts (ADRs), che emette certificati negoziabii garantiti da una Banca USA per un dato numero di quote prese in un mercato estero (che pero' deve essere attivo in uno degli indici di borsa USA). Ad esempio, aziende straniere quotate nel NYSE come ADRs offrono agli investitori Americani l'opportunita' di investire in brand internazionali quali Honda (NYSE: HMC), Hitachi (NYSE: HIT), Mitsubishi (NYSE:MTU) e Sony (NYSE: SNE).

La valutazione che viene data ai mercati finanziari asiatici oggi, specialmente tra le nazioni in via di sviluppo, e' che queste siano meno regolamentate rispetto ai mercati Europei e Americano. Il mercato dei bond, in particolare, e' spesso inadeguato, visto che il finanziamento bancario e' ancora lo strumento piu' comunemente usato rispetto all'emissione di debiti corporativi.
Il consiglio che viene dato agli occidentali e' solitamente quello di effetturare accurate ricerche prima di acquisire nel proprio portafoglio un investimento in mercati asiatici.

Attualmente i mercati asiatici sono nella fase ascendente e, rispetto alle borse occidentali, offrono opportunita' di investimento di gran lunga superiore, come anche un piu' alto rischio di instabilita' dovuto a decisioni politiche interne che sono molto piu' "dinamiche" e "imprevedibili" rispetto a strutture piu' consolidate dell'altro lato del mondo.
Il gioco vale la candela?

[CONTINUA...]
09/02/2018 14:30:06

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=91
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