CULTURA/Arti Audiovisive

Quando Macerata
era l'Atene
delle Marche

Maurizio Verdenelli
A palazzo Ricci la mostra del grande fotografo Carlo Balelli sulla 'città scomparsa' negli anni 30




Il grande dono del novarese Carlo Balelli a Macerata è un album fotografico (si diceva così a quei tempi) che fissa per sempre la Grande Bellezza. Ed insieme, purtroppo, la Mutazione del capoluogo. Avvenne proprio in quegli anni 30, gli anni delle ‘Feluche’ che videro la sostituzione della pietra, del mattone medievale e rinascimentale con l’algido cemento. Una città quaresimale, invero, ma bellissima unica: con i suoi mille conventi e monasteri e chiese e palazzi nobiliari (e i giardini che sarebbero rimasti gli unici spazi verdi pubblici, poi). E gaudente, con le Terme, il cafè chantant accanto all’ex Collegio dei Gesuiti, ora Biblioteca Mozzi Borgetti, dove la morte di dodici allievi sotto le macerie del terremoto nel 1709 fu seppellita con loro (cfr ‘Una tragedia dimenticata’ di Luciano Magnalbò e chi scrive). La città, inoltre, dell’arte, del Futurismo: l’Atene delle Marche con Tommaso Filippo Marinetti spesso in città, con Giuseppe de Angelis, scultore del marmo e  maestro dell’esule volontario a Candia, Valeriano Trubbiani, con Bruno Tano, Sante Monachesi, Wladimiro Tulli, Ivo Pannaggi. Deceduto nel 1981 come Carlo Balelli, figlio di Alfonso con celebre studio fotografico in via Gramsci. Erano i tempi della “Città tutte stelle’ mentre il boom esplodeva con il welfare anni 60 e la ‘nascita’ dei caffè in via Gramsci, pezzo modernista di Macerata. Così mentre Giorgio Pagnanelli cominciava a girare il mondo ‘per conto’ dell’Onu salivano dal cielo maceratese immutabilmente dominato dalla torre ancora non munita del planetario astronomico, ‘stelle’ del palco (ricordiamo il bel libro: ‘La Città sul palcoscenico’ dei fratelli/editori/librai Torresi) come Jimmy Fontana; del set come il pur ‘dimenticato’ Silvio Spaccesi e Franco Graziosi e delle grandi produzioni hollywoodiane come il pluridecorato Dante ‘Oscar’ Ferretti. Senza ignorare i talentuosi uomini di teatro, rimasti qui ad insegnare ars dramatica: da Angelo Perugini ad Ugo Giannangeli, il nostro ‘Eduardo’, scomparso a fine 2012, a 90 anni d’età.
La mostra di palazzo Ricci ci rilancia anche e soprattutto la ‘culla’ dei fotoreporter, dinastia di cui Carlo è stato il capostipite e che vide ultimi epigoni sui giornali locali, Alfonso Gentili e Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni (travolto ed ucciso da un’auto 20 anni fa). Mentre a farsi fotografare dallo studio Ghergo venivano da tutte le Marche: a ricordare nel nome e nell’attività ‘la ditta’, ad alto livello negli studio cinetv del Belpaese c’è ora Irene.
Tutto questo ci riporta l’imperdibile mostra di Carlo Balelli con il nevone del 29 in ‘copertina’ a Palazzo Ricci con una ‘coda’ davvero necessaria perché facciano in tempo a visitarla anche gli studenti delle scuole: chiuderà il 30 settembre. Domenica 9 (primo termine fissato per la chiusura) sarà dedicato ad un convegno: ‘Scorre il mondo dentro le mura’'. Previsti interventi di Rosaria Del Balzo Ruiti, Emanuela Balelli (figlia di Carlo) e del rettore Unimc Francesco Adornato per il coordinamento della giovane collega Tiziana Tiberi. Personalmente avremmo previsto anche la presenza, almeno, di uno storico: se fosse ancora in vita, un altro grande figlio di macerata, il fermano Libero Paci, sarebbe toccato a lui. Ma, ora, alla sua ‘erede’ consacrata, Mariella Troscè, forse sì.
Perché nel giorno del Compleanno di Macerata, l’album del ‘signor Carlo’ ci rimanda indietro tutto questo insieme con il numero di telefono del suo celebre studio -quattro piccole cifre senza prefisso- ‘immortalato’ con De Angelis e Tano in uno scenario futurista che ci dice quando fu ‘grande’ e ‘cocca’ (cfr ‘Il paese mio’ di Mario Affede, altro grande figlio maceratese) ‘La Grande Prugna’. Già perché se NYC è famosa per essere ‘La Grande Mela’, macerata lo fu per i suoi meravigliosi frutti estivi capaci di sfamare tutti come in un Eden e contemporaneamente in grado di fornire legno per l’arredo di un alloggio..Ed ora? Giù la piazza non c’è nessuno a ricordare.
Percossa dal terremoto di cui si vogliono paradossalmente nascondere perfino le tracce –‘vizio’ antico di tenersi per sé le ferite- Macerata attende una nuova Mutazione ed un nuovo Carlo Balelli e l’amore della sua famiglia (l’appassionata figlia Emanuela, la memore moglie Giovanna) che ce lo riconsegnano ogni volta per ricordare ai maceratesi di oggi, l’Atene che era e com’era. Ad indicarci tuttavia come, per uscire dall’attuale declino, al più presto si debba smettere di vivere di ricordi e di Sferisterio in estate quando (cfr Giancarlo Liuti) ‘il sangue di san Gennaro si scioglie’ ogni volta, come noto, miracolosamente.
29/08/2018 23:11:22

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