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'LA MORTE DI PAMELA SI POTEVA EVITARE'

Maurizio Verdenelli
La madre della ragazza uccisa alla marcia ‘della pace’ a Macerata. Il padre: “Chi lavora nel sociale deve essere competente”. Raid contrapposti nel capoluogo. Annullata la conferenza di Casapound, prevista oggi. Intanto, dopo Perugia, a Roma uno striscione al Ponte Milvio, subito rimosso: “Onore a Luca Traini”.



“La morte di mia figlia si poteva evitare” rompe il silenzio Alessandra Verni, ieri sera a Macerata durante la marcia organizzata da ‘L’esistenza ora’ dai Giardini Diaz in centro. Da parte sua il padre, Stefano Mastropietro: “Chi lavora nel sociale deve essere competente: parlo in generale”. E lo zio materno, l’avv. Marco Valerio Verni: “Se venissimo a sapere che la comunità da cui pur volontariamente è uscita, ha fatto di tutto per trattenere Pamela saremmo la famiglia più felice del mondo”.
 A Macerata lacrime e commozione per Pamela, un lutto ormai per ciascun maceratese. “Ho sparato per protestare contro i pusher neri” ha detto al pm Stefania Ciccioli, Luca Traini che invece ha fatto scena muta davanti al gip Domenico Potetti nell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Ancona dov’è detenuto. Per lui resta l’accusa di strage aggravata dall’odio razziale, rigettata invece quella di omicidio plurimo. Invece la contestazione del gip Giovanni Maria Manzoni, nello stesso carcere anconetano, a Innocent Oseghale apre uno squarcio importante sul fronte delle indagini: ‘occultamento e vilipendio di cadavere’. Non dunque omicidio. Indagato (ma non da ieri) L.D. un altro nigeriano, un pusher anch’egli richiedente asilo, amico di Oseghale, ‘intercettato’ dalla telecamera nei pressi della farmacia dove la ragazza aveva acquistato una siringa. I soldi? Ottenuti da un bianco. Ed oggi l’autopsia da cui non ci si dovrebbe attendere molto considerato le terribili circostanze: il corpo appeso dalla testa è stato sezionato accuratamente, asportati fegato e cuore, e poi lavato con la varechina anche ad evitare un eccesso di spargimento di sangue all’interno dell’appartamento del giovane nigeriano. “Quando lei si è sentita male, forse per overdose, sono scappato via” ha detto al magistrato Oseghale.
Intanto ieri pomeriggio Macerata è stato oggetto di manifestazioni di opposto segno. Da parte dei Centri sociali in centro storico e nelle vie adiacenti ed in particolare in un caffè i cui titolari hanno annullato la conferenza stampa programmata da Casapound questo pomeriggio. A questa azione si sono contrapposti subito dopo altre di matrice di destra. A cinquant’anni di distanza è sembrato riemergere lo spirito del ’68 mentre sempre nella serata, dopo l’episodio di Perugia, a Roma sul ponte Milvio è apparso uno striscione: “Onore a Luca Traini” (condannato dall’Anpi) definito ‘Legendary’ dai forum razzisti americani ed inglesi. Il caso Macerata ormai ha fatto irruzione nei giornali e tabloid di Sua Maestà Britannica: da The Guardian a The Sun.
“Un amico a difesa dei deboli” viene definito da qualche ex compagno di scuola, Luca Traini. “Di certo è rimasto accecato dalla morte di Pamela e dalle modalità brutali riservate al cadavere: ma va condannato, perché spetta alla legge fare giustizia” dice un ex funzionario di Polizia.
L’atmosfera nella ‘Città della Pace’ resta purtroppo arroventato: durante un’intervista rilasciata da un rappresentante della comunità nera ad un’inviata Rai, un automobilista ha gridato verso il giovane: “Negro!” facendo poi il saluto romano dall’interno dell’abitacolo in direzione della telecamera. Molti ragazzi di colore restano chiusi nei loro alloggi evitando anche di uscire per la spesa quotidiana: “Siamo uomini anche noi, di pace, fratelli dei bianchi. E’ un odio senza senso che potrebbe alla fine generare spirali pericolose” dicono. Ormai difficile incrociare questi giovani che fino a ieri a frotte affollavano piazzette e strade e pure coloro diventati ‘abituali’ per la loro assiduità e simpatia come venditori ambulanti. Letteralmente spariti. Brutta aria davvero nella ‘Città di Maria’. Ed ancora più profetico appare il monito di San Giovanni Paolo II: “Un titolo questo che bisogna meritare”. 
07/02/2018 01:51:20

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