STORIE

PADRE ALBERTO MAGGI

Dalla fama di ‘frate eretico’ al successo:'Tante scuse a Sorella Morte'

Maurizio Verdenelli
Per padre Alberto Maggi, direttore del centro studi Biblici ‘Vannucci’ a Montefano, tra Macerata ed Ancona, un’esperienza illuminante e ‘salvifica’ che nasce nell’aprile del 2012 “quando stavo per morire”. “Mi trasportarono in ambulanza all’ospedale di Civitanova, tuttavia a metà strada compresero che era necessario un automezzo più attrezzato. Il trasbordo avvenne all’altezza di un cimitero. Scherzai con un filo di voce con gli infermieri: ‘Ragazzi, siamo già arrivati?’ Tutti a ridere. E sotto la maschera dell’ossigeno atteggiai il viso ad un sorriso, perché anche al momento della morte bisogna continuare a dare…” racconta don Alberto con a fianco l’amico quarantennale Roberto Mancini (‘quella notte’ gli fu accanto a vegliare)..
Su quella drammatica esperienza di quasi sei anni fa, padre Alberto ha scritto poi un libro di successo ‘Chi non muore si rivede’ “che non pensavo di scrivere mai e che invece risultò il più venduto”. Sul tema è ritornato ora con ‘L’ultima beatitudine’ – La morte come pienezza di vita’. “L’editore –ricorda sorridendo- non voleva assolutamente che sulla copertina apparisse la parola morte: non si vende… ma ora siamo già alla terza edizione…”. Il tema proposto riprendendo quel titolo poi imposto dall’autore, recitava così: “Riflessioni sul fine vita”. Un titolo perlomeno mal posto considerato che l’argomento ha avuto il via libera dal Senato solo..in articulo mortis della legislatura (parliamo del testamento biologico). Considerato che per  l’uomo che traduce i testi biblici per riportarli al loro originario significato “la vita per continuare a vivere ha bisogno della morte”. Tuttavia sull’accanimento terapeutico, padre Maggi si è schierato “per la dignità della persona a fianco delle sue scelte qualunque esse siano”.
E con il suo ‘tocco’ in più e il sorriso da ‘eretico’ simpaticissimo appena riabilitato da papa Francesco: “Evitate le persone religiose, l’aria fritta di conforto tanto al chilo. Evitate i manifesti dove la parola morte viene sostituita da giri di parole tra i quali regna sovrano: E’ tornato alla Casa del Padre”. “Sono ancora pieno di indignazione per l’omelia di quel parroco che celebrando la messa funebre di un bambinetto di due anni, lo ha definito ‘un angelo volato in cielo per rendere più bello il paradiso”. In particolare: “La differenza basilare è tra i significati delle antiche parole greche bios (vita) e zoe (vita per sempre). La prima deve essere alimentata, la seconda alimenta ed è perenne. Avete presente Francesco di Assisi e il Cantico delle Creature? Lui a differenza di tanti altri nella storia della Chiesa ha visto giusto, lui che la definiva Sorella: ‘sora nostra morte corporale’, la ‘morte secunda’ che non fa male a chi si trova nelle ‘santissime voluntati’ di Dio”.
Come morire? “E’ ormai pensiero comune che morire nel sonno sia la ‘cosa’ migliore. Eppure c’è una giaculatoria che dice: ‘Dalla morte improvvisa, liberaci o Signore’. Al momento del disfacimento definitivo del corpo, si gode in realtà di un grande sollievo. Quando il bambino nasce lancia un grido ed intorno a lui c’è allegria, al contrario il morente ha un quieto sorriso nella mestizia generale. Sorride perché vede finalmente i suoi cari ‘defunti’ che gli sono stati vicino per tutta la vita, proteggendolo invisibili. Bisogna mettersi in ascolto ed intercettare quelle presenze sempre al fianco di tutti noi viventi”. Padre Maggi spiega: “E’ come una musica mozartiana che nessuno esegue, ma tuttavia nell’aria”. Racconta: “Vado a visitare un malato gravissimo. I parenti mi dicono:  ci raccomandiamo, padre, gli abbiamo detto che è gastrite, non tumore…Entro dentro la stanza e lui mi fa: ‘Chiuda la porta’. Poi: ‘Loro credono che io stia bene, tra qualche giorno sento invece che morirò. Ma non gli dica nulla, ne avrebbero un grande dolore…per me invece sarà una liberazione”.
Ecco  il principale dei calembour di padre Maggi: “Occorre scusarsi con Sorella Morte, quella che dicono meglio non nominare -“Che la Vergine fosse deceduta” l’ha annunciato per la prima volta papa Giovanni Paolo II a metà del ’97”. “Morendo a questa vita il chicco di grano che siamo noi, diventerà spiga, godrà di un’illuminazione mai possibile prima. Se non si muore, non si riuscirà a vivere completamente”. “Ma quale Riposo Eterno? E’ forse una condanna all’ergastolo quest’interminabile presunta inattività?! Per quello potrebbe pure bastare due, tre secoli ma poi… c’è da lavorare seriamente”!
Infine:  “Quando le due donne vanno al Sepolcro non si accorgono che Gesù è dietro di loro, vivo: non c’è la Madonna che ‘sapeva’ come il Figlio non fosse mai davvero morto”. Sulla resurrezione di Lazzaro: “Gli avrà fatto alla fine un favore?”. E noi? Invecchiamo tranquillamente? L’ultimo ‘tocco’ è naturalmente irriverente da parte del Servo di Maria: “Non dite mai dopo aver fatto un selfie che siete stati ‘presi male’…siete proprio così: è l’età”.
04/02/2018 02:38:02

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