ATTUALITÀ

FUGA DALLA LIBERTA'

Macerata in stato d’assedio, la caccia all’uomo nero

Maurizio Verdenelli
Macerata in stato d’assedio, la caccia all’uomo nero: una popolazione divisa tra parafascismo e razzismo e la volontà di capire. Eppure Innocent era considerato fino a qualche giorno prima un ‘ragazzo che andava aiutato’, ‘che si stava avvicinando alla chiesa’.




Macerata nel caos come nell’autunno del 2016, la sera e all’alba del terremoto del 26 e 30 ottobre. Stavolta, però, la Natura Matrigna c’entra poco sotto il cielo livido della Civitas Mariae. Terrore, follia titolano i siti online che sul ‘tamburo’ offrono le prime impressioni ‘a caldo’ di una popolazione in fuga o barricata, le prime foto, i primi commenti, rilanciando l’allarme del sindaco a starsene chiusi in casa. Chi ha sparato, un ventinovenne avvolto nel tricolore, ferendo sei persone a conclusione della ‘caccia al nero’, è stato alfine catturato, ma per ore gli elicotteri hanno continuato a sorvolare il cielo sopra Macerata e le auto delle forze dell’Ordine a fare la spola nelle due strade di penetrazione della città. “Sembra l’inizio di una strategia studiata della tensione”azzarda un bravo collega romano che da molti anni lavora in città che pare ora divisa tra paura e rabbia: quella nata dalla terribile storia di Pamela, la diciottenne trovata spezzata in dodici, tredici parti in due valigie. E diventata subito ‘merce’ di campagna elettorale, una miccia che alla fine ha fatto esplodere il ‘vendicatore’ venuto dal circondario, Uomo Solo come Batmam giustiziere del male assoluto di Gotham City: uno spaurito e un po’ confuso ragazzo nero di 29 anni che si chiama Innocent, non Joker. Considerato pubblicamente fino all’altra domenica a quanto pare, Innocent (di cui nella mattinata è stato convalidato l’arresto) ‘un giovane buono che si sta avvicinando a noi’, ‘alla chiesa’ e che ‘va aiutato’. La voce, la testimonianza clamorosa gira trasmessa da chi avrebbe sentito, in attesa di conferme.
Poi i Giardini Diaz. Da paradiso fiorito nella Belle Epoque del Palazzo del conte Pieralberto Conti a spazio verde, quasi l’unico per mamme e bambini, poi improvvisamente spaccio a cielo aperto in mano alla ‘ndrangheta e ai suoi ‘cavalli’. Quasi tutti extracomunitari.  Dopo lo strazio di Pamela i Giardini Diaz sono diventati un deserto, anche di sera: non una persona, neppure tra i cespugli che ‘brulicavano’ fino a ieri.
“Bisognava dargli qualche caricatore in più” esplode alla pompa di benzina un automobilista. E i colleghi che, l’altra sera, aspettavano l’uscita dell’indagato in manette, hanno potuto assistere alla sgommata di qualcuno che ha urlato dall’auto in corsa: “Negro di m…”.
Tagliata brutalmente Pamela come in certi riti africani. Ricordava il ‘mercenario’ di Macerata, Tullio Moneta: “Ho visto a Kindu quando fecero a pezzi i caschi blu italiani, un uomo andarsene tranquillamente a casa con un pezzo di carne umana. Quando glielo sequestrammo, protestò vivacemente: l’aveva regolarmente pagato in macelleria e proveniva dal massacro della pattuglia. E i bambini soldato? Più terribili dei grandi: mutilano le donne, ne tagliano i seni”.
La magistratura chiarirà il caso Pamela, ma intanto Macerata ne sta pagando uno scotto altissimo. Il vendicatore si era candidato alle ultime comunali di Corridonia nelle liste della Lega, ma anche questo non c’entra naturalmente niente, anzi è fuorviante per un’analisi corretta. Che potrebbe mettere i brividi: perché accanto alla paura (quella dei ragazzi consegnati ieri mattina in classe mentre fuori c’era il Far West all’americana) scorrevano e continuano a scorrere nella città e in tutto il territorio rivoli neri di razzismo. Ecco la chiave della strategia: in attesa di provvidente e tranquilla forza superiore ad imporre la pax.
 “Tutto bene, mamma: l’hanno preso, non c’è più da aver timore” era il tenore delle telefonate che si incrociavano ieri mattina en plein air in piazzette e viuzze del centro storico tra Macerata e l’Italia di tutte le città da cui provengono gli studenti dell’Università. Ed ugualmente da tutt’Italia, i maceratesi fuori dalla propria città (che cent’anni fa il poeta Affede definiva ‘cocca’ e cioè pacioccona) esprimevano sgomento: “La nostra Macerata? Ma che succede?! Non ci credo”. Il collega Fulvio Fulvi, redattore a Milano di un importante quotidiano, era invece nella ‘sua’ San Severino. “Ad un certo punto nel supermercato dov’ero per fare acquisti, davanti a me un signore con un bambino in braccio, ha ricevuto la telefonata del figlio studente all’ITC Gentili di Macerata…urla, grida, la notizia si propaga ed è subito paura e un andarsene di fretta come a mettersi anche lì al riparo”. Già, una fuga anche se non come quella della notte di ottobre quando gli studenti fuorisede dell’università e gli stessi maceratesi abbandonarono il capoluogo: una fuga dai crolli, dalla distruzione del terremoto. Anche stavolta c’è stata una fuga, più spirituale che assomiglia a quella che descriveva a metà del secolo scorso Erich Fromm in ‘Fuga dalla libertà’. Ecco il vero rischio: la ‘zona rossa’ di una città che diventa quella delle nostre anime e il parafascismo istintivo di popolazioni incerte che riemerge ad ottant’anni dalle leggi razziali. 
E intanto in serata ecco il Ministro delle ore gravi: Minniti arriva a Macerata.
03/02/2018 16:02:57

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