ATTUALITÀ

ALIENAZIONE

Non e' un problema generazionale. I primi responsabili siamo noi.

Diego Antolini
Umbria e Marche nuovamente legate da un doppio filo, ma questa volta si tratta di un filo rosso che gronda sangue e miseria.
Pamela Mastropietro, 18 anni, e Meredith Kercher, 21 anni sono due simboli della societa' Occidentale moderna. Ragazzine piene di vita che tentano di sconfiggere i loro demoni interiori, ma sono sole.

Pamela era arrivata a Corridonia nel tentativo di liberarsi dalla dipendenza di droghe. Le notizie che ho raccolto in rete parlano di dipendenza gia' da qualche tempo. Mesi? Anni? Aveva solo 18 anni. Da quanto si puo' essere dipendente dalle droghe? Gli studi di settore parlano di "estrema soggettivita' " legata all'uso, alla frequenza d'uso, alle risposte psicologiche all'uso. In poche parole, alla fragilita'. E' una combinazione di questo e 'dell'insostenibilita' dell'essere' che oggi colpisce moltissimi giovani: dell'essere accettato, dell'essere "cool", dell'essere "diverso", "speciale", in una societa' marchiata da codici a barre e influencers. Si vuole essere "speciali" per farsi ascoltare, per farsi notare nell'oceano infinito di immagini e informazioni, e si finisce per essere comunque ignorati dalle persone piu' vicine.

E' una societa', la nostra, troppo occupata a consumare che finisce per consumarsi. E le vittime di questa spirale distruttiva sono le generazioni piu' giovani, quelle che si affacciano alla vita semi-indipendente dell'adolescenza. Perche' viene a mancare il sostegno di una famiglia con principi solidi, le regole certe di uno Stato che trasmette fiducia e perche', va detto, i ragazzi di oggi "corrono veloci" da una tappa all'altra della loro esistenza per tenere il passo con una vita ibrida reale-virtuale. E' una fase di passaggio che portera' inevitabilmente all'interazione (integrazione?) uomo-macchina. In certi Paesi – come la Cina – questo fenomeno sta gia' avvenendo, ma la nostra mente e' pronta per un tale passo?

Certamente un'educazione di fondo e' fondamentale, ma ancora piu' importante e semplice sarebbe una vicinanza emotiva, lo scambio di quei vecchi, autentici sentimenti che si chiamano amicizia, fiducia, amore, affetto, che stanno progressivamente perdendo centralita' nelle relazioni di gruppo.
Cosi' Pamela e' arrivata a Corridonia sola, e sola se n'e' andata, lasciando il centro di recupero alla ricerca di quella pace che, nella sua mente, poteva solo essere solitudine e oblio. Scriveva infatti, nel suo Social:"Tutti dipendiamo da qualcosa che ci fa dimenticare il dolore."
Sbagliato.
La dipendenza, di per se, e' una debolezza che le persone forti e determinate sanno controllare e trasformare in stimolo. E' questo che dovrebbe essere comunicato ai giovani. Il dolore, quello si, lo provano tutti, ma il miglior modo per controllarlo e' accettarlo come un nuovo punto di partenza, come un insegnamento.
Dimenticare il dolore sarebbe come nascondere a noi stessi un pezzo di vita.

Oggi e' piu' facile dipendere da qualcuno, perche' l'aver inserito nel nostro sistema l'antitesi delle relazioni umane (una volta una stretta di mano e una conversazione in piazza, oggi un messaggio su Whatsapp e un Post condiviso), la tecnologia che non si comprende, ha prodotto uno strappo nella nostra psiche, una dissociazione netta di cui non siamo pienamente consapevoli, ma che si riflette in ogni cosa, dai sistemi politici all'economia, dalle relazioni (in)umane all'educazione.
Siamo una societa' che presenta fratture multiple, che e' stata ingessata sommariamente per dare l'impressione di coesione, ma a cui non e' stata data la possibilita' di guarire.

Adesso che anche l'ingessatura si e' incrinata, assistiamo a esplosioni di violenza in ogni luogo, senza distinzioni tra citta' metropolitane e borghi di provincia.
La spettacolarita' della violenza e' un altro fenomeno correlato alla societa' "visuale" e "visionaria" in cui siamo forzatamente inseriti.
Ma i luoghi comuni, gli stereotipi, rimangono sempre. Quindi e' facile puntare il dito sull' "Uomo Nero", l'immigrato, il disperato nordafricano o mediorientale che viene catapultato nel nostro territorio senza una guida, senza un fine, parcheggiato nelle varie cooperative e, di fatto, lasciato a se stesso.
Cosi' il pusher con cui Pamela e' stato visto parlare a Macerata prima della morte, come il ragazzo della Costa d'avorio che, undici anni prima, si trovava in casa di Meredith Kercher al momento della sua morte.
Colpevoli? Gli elementi per affermarlo sembrano esserci, e sicuramente l'ondata di immigrati cui l'Europa (e in massima parte l'Italia) e' stata esposta non rende le cose semplici. Ma occorre cercare alla fonte le ragioni di questi drammi: chi sono i responsabili per una societa' che accoglie un numero ingestibile di rifugiati senza avere la preparazione strutturale, sociale ed economica per rendere tale numero un modello umanitario e un vantaggio produttivo?
Senza controlli accade che le infiltrazioni della mafia Nigeriana, ad esempio, una delle piu' presenti in Italia, prenda il controllo di un tale "materiale umano" e lo utilizzi per i propri scopi illeciti.
Pochi i punti in comune tra la vicenda di Pamela e quella di Meredith, se non l'estremo accanimento sui corpi delle due ragazze (che denota, piu' che freddezza, paura e rabbia da parte di chi ha compiuto i delitti) e la presenza dell' "Uomo Nero", immagine archetipica che da sempre suscita timore e diffidenza in ogni collettivita'.
Meredith Kercher, classe 1985, e' stata trovata morta nel suo appartamento di Perugia dove studiva. Aveva la gola tagliata e i segni di almeno 50 pugnalate. Dall'autopsia sono risultati anche lividi e abrasioni sul volto, che ha portato gli inquirenti a optare per la violenza sessuale.
L' "Uomo Nero" in questione si chiama Rudy Guede, Ivoriano, le cui impronte digitali sono state trovate sulla scena del crimine.
Guede, che sta attualmente scontando 16 anni nel carcere di Viterbo, ha detto che Meredith lo aveva invitato spontaneamente a casa dopo averlo conosciuto la sera prima in un night club.
Quando il ragazzo era in bagno avrebbe sentito Meredith gridare e, rientrando nella stanza, l'avrebbe trovata sanguinante a terra, che tentava di parlare. La ferita alla gola era profonda, Rudy avrebbe tentato di tamponarla con un asciugamano, e di scrivere con il sangue le ultime parole della ragazza inglese. Ma senza successo.
Rudy avrebbe sentito un uomo parlare in inglese con Amanda Knox, che secondo l'ivoriano si sarebbe trovata in casa in quel preciso istante. L'uomo avrebbe detto alla Knox che "erano stati scoperti" e che "uomo nero trovato, colpevole trovato", prima di fuggire dalla casa.
Una frase del genere – se autentica – denoterebbe la premeditazione del delitto ma, ed e' questo che qui interessa – la dimostrazione che la presenza di Guede potrebbe essere stata sfruttata per dare alla gente un "colpevole perfetto".

E' infatti risaputo che in quell'indagine sono stati commessi un numero incredibile di errori investigativi a cominciare dall'inquinamento delle prove, la loro sommaria interpretazione, se non stravolgimento, sin dalla prima ispezione della casa.

Non intendo affermare, in questa sede, che Rudy Guede sia innocente, ne' che il pusher nigeriano con cui Pamela e' stata filmata prima della morte, non abbia commesso il delitto.
Quello che mi preme sottolineare e' come sia troppo facile, nella nostra attuale societa' commettere crimini cosi' violenti, perche' le strade Italiane sono da troppo tempo senza controllo. Siamo invasi da popolazioni che non sono integrate, che sono rabbiose, disperate e senza un'adeguata educazione. E rabbia provoca solo altra rabbia.
In questo scenario, delitti come quello di Meredith e quello di Pamela sono non solo possibili, ma possono anche venire "usati" per coprire situazioni ben piu' drammatiche che coinvolgono un'intera comunita'.
Si puo' anche credere al delitto sessuale o di droga - e sarebbe probabilmente la maniera piu' semplice per spiegare le due vicende. Ma, semplici o complessi, i casi rimangono drammatici e inaccettabili.

La mia sensazione e' che questa sia solo la punta dell'iceberg: una violenza del genere raggiunge i centri periferici di una societa' (Perugia e Macerata non sono Roma, Londra, o Los Angeles), e' la societa' stessa ad essere responsabile, siamo noi i primi responsabili "cercando nella dipendenza di ignorare il dolore".
03/02/2018 14:26:44

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=75
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.