ATTUALITÀ/Mondo

DRAMMA SULL’ACONCAGUA

Maurizio Verdenelli
Fallisce l’attacco al ‘gigante’ argentino da parte dei tre scalatori marchigiani. Pellegrini fermato da edema polmonare: “Non siamo riusciti a piantare la bandiera della Provincia di Macerata e del comune di Montecavallo a nome di tutti i comuni del cratere sismico, ma l’impresa di far conoscere al mondo il dramma di tante popolazioni del post terremoto, è perfettamente compiuta”.



No, non ce l’hanno fatta. L’Aconcagua, la montagna più alta d’America (quasi settemila metri), ha resistito a Roberto Pellegrini, Marco Capodacqua e Giovanni Dall’Armellina. Il primo, a causa di una scarsa acclimatazione, ha rischiato grosso essendo emerso un principio di edema polmonare. Gli altri due sono riusciti ad avvicinare la vetta, ma anche per loro la salita si è rivelata durissima senza l’ausilio di portatori e la relativa assistenza. “Impossibile andare in cima, a quel punto, a meno di essere scalatori professionisti. E noi non lo siamo”. Per Marco Capodacqua, gran motociclista, è risultato molto più facile vincere una Parigi-Dakar che domare il colosso argentino: l’arrivo sui settemila era previsto lunedì scorso, giorno del 53. compleanno di Pellegrini, recanatese nato a Buenos Aires, che aveva ispirato l’impresa. Il prosecco che Dall’Armellina, veneto trapiantato ad Ancona, si era portato per brindare, è rimasto al ghiaccio estivo dell’Aconcagua.
E’ un po’ triste, Roberto, dall’Argentina nel fare il bilancio di una sconfitta forse annunciata: “Con i nostri esigui mezzi finanziaria abbiamo capito che la strada dei settemila ci era preclusa. Qui è tutto carissimo. Mangiare una semplice pizza al campo base costa 50 dollari. Anche i portatori hanno tariffe elevatissime. Far trasportare all’ultimo campo lo stretto necessario costa intorno ai 500 dollari!
Ma non tutto è andato perduto, anzi. La fama dell’Aconcagua team ha accompagnato Roberto, Marco e Giovanni dall’Italia per tutto il tempo in Argentina. Al campo base di Plaza de Mulas, 4.300 metri, i tre marchigiani hanno rilasciato un’intervista agli inviati di ‘Dario Uno’ di Mendoza dov’erano stati accolti dalla Famiglia Marchigiana nel corso di una serata indimenticabile. Ed anche se l’obiettivo di piantare in vetta la bandiera della Provincia di Macerata e le ‘insegne’ di Montecavallo, il più piccolo comune delle Marche, main sponsor, e' fallito, quello principale di far parlare del dramma del post sisma nel Centritalia è stato perfettamente raggiunto.
“Una ragione largamente sufficiente per aver tentato un’avventura così piena di sacrifici per noi” dicono ad una voce Roberto, Marco e Giovanni. “No, l’Aconcagua non è una montagna facile a dispetto di quello che si dice. Ogni passo costa una fatica enorme. La settimana scorsa, il giorno del nostro arrivo a Mendoza, è morto uno scalatore canadese, e al nostro arrivo a Plaza de Mulas abbiamo assistito all’evacuazione di due coreani con principio di congelamento a mani e piedi”.
Il rientro a Montefano, per Capodacqua, ed Ancona per Dall’Armellina è previsto a giorni; un sms ricevuto da chi scrive recita "Abbiamo prenotato un volo per lunedi' sera, per martedi' pomeriggio alle 16 siamo a Roma". E quando saranno di nuovo in Italia sarà di nuovo festa grande per i tre generosi alpinisti, il cui ardimentoso tentativo sarà celebrato nel corso di una festa nel ranch Old West di Marco.  
Articolo sulla scalata in lingua spagnola
https://www.diariouno.com.ar/mendoza/con-el-objetivo-dejar-el-techo-america-el-recuerdo-su-pueblo-20180130-n1548568.html
02/02/2018 09:54:47

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=70
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