INCOGNITA

IL MISTERO DELLA SCOMPARSA DELLE FAMIGLIE SACERDOTALI EBREE

Vespasiano e Giuseppe Flavio

Pietro Pistelli
Nell'anno 70 d. C. si compiva il destino di Gerusalemme e della Palestina. Roma con Vespasiano ed il figlio Tito aveva soffocato nel sangue la ribellione degli ebrei. Come sempre Roma era stata drastica nell'eliminare i motivi di turbamento della pax romana: Gerusalemme rasa al suolo, il tempio bruciato, la resistenza stroncata e la famiglia sacerdotale ebrea sterminata.
L'ultimo difensore Giuseppe, inviato dal Sinedrio quale governatore della Galilea, barricato nella fortezza di Jotapata, resistette valorosamente all'assedio delle truppe romane fino a quando dovette capitolare. Si arrese a condizione di poter parlare personalmente con il generale romano Vespasiano.
Ma chi era Giuseppe? Faceva parte della famiglia sacerdotale ebraica, forse la più importante, con sangue reale nelle vene, perché imparentato per parte di madre con gli Asmodei.
Da quel colloquio nacque la fortuna di Vespasiano e quella di Giuseppe: il primo sarebbe diventato di li a poco imperatore di Roma, il secondo ebbe salva la vita, non solo, ma dopo qualche tempo fu cooptato nella famiglia imperiale stessa, di cui assunse il nome “Flavio”, ottenne la cittadinanza romana, una villa patrizia a Roma, un vitalizio annuo e vasta proprietà in Italia e Palestina.
    Cosa disse di così importante per meritare tanti favori? Lo stesso Giuseppe riferisce,  nella sua monumentale opera storica, dell'incontro con il generale. A Vespasiano predisse la sua prossima nomina ad imperatore ma mi sembra ben poca cosa rispetto alla somma benevolenza che gli riservarono Vespasiano e suo figlio Tito. Nel libro La guerra giudaica Giuseppe racconta che altri sacerdoti consegnarono ai romani, per aver salva la vita, alcuni pezzi preziosi del Tempio di Gerusalemme1. Riteniamo quindi molto più plausibile che Giuseppe offrisse a Vespasiano l'immenso tesoro del Tempio che, prima della caduta di Gerusalemme era stato accuratamente nascosto in vari nascondigli nei dintorni della città. Tale ricchezza era vitale per Vespasiano, largamente sufficiente a comprare la porpora imperiale.
    Possiamo ricostruire i fatti con l'aiuto di uno straordinario documento che doveva venire alla luce soltanto due millenni dopo: il Rotolo di Rame. Si tratta di tre fogli di rame, ricuciti fra loro, arrotolati come un foglio di carta, ritrovati nel 1952 nella grotta 3Q di Qumram. Il testo è un elenco di località in cui erano stati nascosti dei tesori, anzi il tesoro del Tempio. Gli archeologi quando, rinvenuto il rotolo, controllarono i vari siti ma non trovarono assolutamente nulla. Erano stati preceduti da ben due millenni da qualcun altro.
    Anche gli altri sacerdoti coinvolti nella consegna del tesoro del Tempio furono graziati, reintegrati nella loro proprietà e fatti oggetto di generose donazioni. Di nessuno però conosciamo la fine. Semplicemente sparirono dalla storia. Nessuna fonte storica parlò più di essi e dei loro discendenti. Conosciamo soltanto l'attività di Giuseppe Flavio perché qualche anno dopo iniziò a scrivere la sua monumentale opera. Sappiamo quindi che seguì Tito, figlio di Vespasiano, a Roma e visse nella lussuosa villa romana che gli era stata donata dall'imperatore.
Ma gli altri perché sparirono? In Giudea erano considerati dei traditori della loro patria e se volevano sopravvivere dovevano ritirarsi nell'anonimato. Dove meglio avrebbero potuto scomparire se non in una megalopoli con gente proveniente da tutto l'impero e da tutte le religioni? Dobbiamo ritenere che se ne andarono a Roma al seguito di quello che ormai era considerato il membro più autorevole della famiglia sacerdotale.

Giuseppe Flavio ed il cristianesimo
    Giuseppe era un fariseo, sacerdote del Tempio di Gerusalemme, che ispirato da Dio aveva compreso che occorreva sostituire il “tempio materiale” con quello “spirituale”. Il tempio di Dio doveva essere in ogni uomo. Le sue parole riecheggiavano quelle di San Paolo, anche lui fariseo, considerato da tutti come colui che gettò le basi ideologiche per la costruzione della Chiesa romana. Secondo San Paolo la parola di Dio doveva essere portata anche ai gentili, occorreva svincolare la Chiesa di Cristo dalle strettoie del giudaismo e della terra d'Israele e renderla universale, legandola a Roma. Giuseppe aveva conosciuto il fariseo Paolo ed era stato conquistato dalle sue idee sin dal tempo in cui l'apostolo di Gesù aveva cercato di spiegare ai sommi sacerdoti ed ai membri del Sinedrio, riuniti a Gerusalemme, quello che Dio aveva chiesto. “Era chiamato in giudizio a motivo della resurrezione dei morti. Quando disse ciò scoppiò una disputa fra i farisei ed i sadducei e l'assemblea si divise. I sadducei infatti affermano che non c'è resurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei, invece professano tutte queste cose. Ne nacque allora un grande clamore ed alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi protestarono dicendo “Non troviamo nulla di male in quest'uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse  parlato davvero?”....” (Atti degli Apostoli 23; 1-10).
Probabilmente Giuseppe fu uno di quelli che presero le difese di Paolo.
Non sappiamo se Giuseppe Flavio avesse aderito al cristianesimo certo è che nelle sue opere ci sono accenni a Gesù, alla sua morte e resurrezione2 ed alcune benevoli considerazioni su Giovanni il Battista3, su Giacomo, fratello di Gesù, e sulla Chiesa di Gerusalemme. Per Giuseppe, che viveva seguendo i precetti della scuola farisaica4, aderire al cristianesimo non sarebbe stato stravolgente in quanto non doveva rinnegare nulla della religione professata fino a quel momento. Quello che distingueva un ebreo da un ebreo cristiano era solo il fatto di accettare Gesù come l'atteso Messia. La grande maggioranza degli ebrei pensava al Messia come ad un sovrano (della stirpe di Davide) che avrebbe ristabilito materialmente il regno e la potenza di Israele. Gesù invece, proponendosi come Messia, specificò che “il mio regno non è di questo mondo”. Quello che intendeva era un regno “spirituale”. Era questa una novità straordinaria per gli ebrei che era stata abbracciata in pieno da Paolo, ma forse anche da Giuseppe Flavio e dai sacerdoti che erano con lui.
Il piano di Giuseppe Flavio e la famiglia sacerdotale ebrea
    Dagli scritti di Giuseppe Flavio5 traspare la sua consapevolezza di essere responsabile dei destini futuri della famiglia sacerdotale, la più nobile delle famiglie esistenti sulla faccia della terra, perché discendente dallo stesso Mosè. Il primo grande sforzo cui dedicò ogni energia fu quello di gettare nuove basi su cui costruire il ruolo e le fortune della famiglia. Probabilmente decise di continuare le tradizioni non più in Israele ma a Roma, nella clandestinità, e di non affidare mai più, come in passato, le proprie sorti ad un tempio materiale, troppo soggetto a profanazioni e distruzioni, ma di dedicarsi alla costruzione di un “tempio spirituale”. Non ci sono informazioni storiche sul come Giuseppe Flavio  portò avanti la sua missione, come organizzò la famiglia sacerdotale.  Ma nella sua opera storica traspare chiaro un concetto che forse ci aiuta a capire quale fu il suo piano ed è quello che una religione non ha futuro se non entra a far parte di un sistema politico. Religione e potere politico vivono in simbiosi, sostenendosi a vicenda. Non è possibile che Giuseppe Flavio immaginasse la nuova religione cristiana in grado di diffondersi nell'impero indipendentemente, o addirittura in contrasto con il potere politico. Esso era basato sul potere militare ed il militare su quello economico. Assumendo il controllo di quelle leve l'impero sarebbe stato nelle sue mani e la religione lo strumento per controllarlo. Nel suo piano Giuseppe Flavio deve aver programmato che la famiglia sacerdotale assumesse prima o poi il controllo di quelle leve. Ma come? Sarebbe stato sufficiente riprodurre in Roma l'organizzazione segreta dei sacerdoti ebrei, creata da Esdra6 al rientro dell'esilio babilonese, la quale aveva assicurato alla famiglia sacerdotale giudaica potere e prosperità per mezzo millennio. Ci sono diversi indizi storici che fanno balenare questo scenario, ma non ci sono prove. L'unica fonte di informazioni è costituita da materiale non storico. Ma di questo parleremo in seguito. Per ora vediamo cosa accadde a Roma dopo la repressione della ribellione in Israele.
Il mitraismo romano
    Negli anni che vanno dal 70 alla fine del secolo nasce a Roma un nuovo culto, quello di Mitra o meglio del Sol Invictus Mitra. Non è forse una mera coincidenza che quella nascita avvenisse dopo l'arrivo a Roma di Giuseppe Flavio ed i superstiti membri delle famiglie sacerdotali ebraiche. Data la scarsità di informazioni scritte su questo argomento, l'origine e la diffusione del culto  ci sono note quasi esclusivamente grazie ai reperti archeologici: resti di mitrei, scritte dedicatorie, iconografie e statue del dio, rilievi, pitture, mosaici. Queste testimonianze archeologiche provano in maniera praticamente certa che, a parte il nome comune, non c'era alcuna relazione fra il culto di Mitra romano e la religione orientale da cui si postula  sia derivato. Fuori dell'impero occidentale non è mai stato trovato nulla di simile ad un mitreo romano. In altre parole abbiamo una religione persiana di Mitra, sulla quale esiste un'abbondante letteratura ma nessun resto archeologico, o quasi; dal lato romano, invece, abbiamo centinaia di mitrei ed altre testimonianze archeologiche relative a Mitra, ma pochissime testimonianze letterarie sull'argomento, nessuna delle quali provenienti dall'interno stesso dell'organizzazione e cioè da parte dei suoi membri. Dentro il culto vigeva il segreto più assoluto. Nulla doveva trapelare e nulla trapelò di quanto si discuteva e si decideva.
    Il cosiddetto culto di Mitra, a Roma, non era una religione, ma una confraternita di iniziati, divisi in vari livelli di iniziazione, che dalla religione orientale aveva preso a prestito soltanto il nome di Mitra ed alcune simbologie esteriori. Quella del Sol Invictus Mitra era una filosofia sincretistica e tollerante che lo scrittore latino Macrobio spiega nella sua opera “Saturnalia”, composta all'incirca nel 430 (ben dopo l'abolizione del paganesimo), che “tutte le divinità pagane non sono altro che diverse manifestazioni, o anche diverse denominazioni, di un unico Ente Superiore, rappresentato dal Sole, il Grande Architetto dell'Universo”. In effetti tutte le religioni avevano pari dignità nei mitrei, dove comparivano le immagini delle principali divinità pagane ed i cui adepti si professavano pubblicamente devoti alle più disparate divinità, ivi comprese quella cristiana ed ebrea. Gli adepti mitraici, grazie alla loro particolare filosofia sincretistica, si infiltrarono e si impadronirono del culto (e delle relative prebende) di tutte le divinità pagane. Ed è provata una sotterranea connessione fra il cristianesimo ed il mitraismo, ammessa pure dai padri della Chiesa. La diffusione del cristianesimo attraverso l'impero procedeva speditamente. Ovunque arrivassero i rappresentanti del culto di Mitra, lì immediatamente sorgeva una comunità cristiana
     A questo proposito è bene sottolineare un'ulteriore coincidenza. Quando Giuseppe Flavio giunse a Roma la comunità cristiana era stata decimata dalla persecuzione di Nerone. Nei trent'anni che vanno dal 70 al 100 d. C. non sappiamo nulla di quel che successe nella Chiesa cristiana romana. Certo è che ne uscì completamente trasformata soprattutto nella sua struttura gerarchica. Mentre nel periodo apostolico non esisteva una Chiesa cristiana ma un agglomerato di chiese indipendenti, rette ciascuna da un consiglio di presbiteri, dalla fine del primo secolo la direzione della Chiesa assunse una forma monarchica, ciascuna retta da un vescovo il quale, a sua volta, era soggetto all'autorità del vescovo di Roma, figura equivalente al sommo sacerdote di Gerusalemme. Ciò significa che durante gli anni del black out qualcuno che aveva accesso alla famiglia imperiale aveva risollevato le sorti della comunità cristiana romana, al punto di consentirle di imporre la propria autorità su tutte le altre comunità cristiane dell'impero. Ed era “qualcuno” che conosceva perfettamente la dottrina ed il pensiero di Paolo, del fariseo Paolo. L'organizzazione mitraica celando, come probabile, nel suo seno la famiglia sacerdotale ebraica la rendeva invisibile agli occhi dei nemici in quanto bersaglio e la metteva al riparo da qualsiasi azione persecutoria. Era un sistema perfetto. Eventuali persecuzioni si sarebbero rivolte contro il bersaglio visibile, la Chiesa, lasciando indenne, o quasi, l'organizzazione occulta da cui essa emanava.
E' legittimo supporre che Giuseppe Flavio e gli altri sacerdoti che erano con lui abbiano svolto un ruolo decisivo nella nascita e nella crescita della Chiesa cristiana.
    Ma torniamo al mitraismo. L'accesso all'organizzazione doveva essere riservato ai membri delle famiglie sacerdotali e ad un numero limitato di adepti che costituivano  l'élite dell'impero. La maggior parte dei mitrei erano stanze sotterranee, molto piccole, che non potevano ospitare più di una ventina di persone. Era stata creata un'organizzazione a cui potevano accedere soltanto i vertici delle forze armate e della burocrazia imperiale.
    I mitrei venivano dedicati al dio greco Helios, il sole, presentato come invincibile, il Sol Invictus, ed al suo fianco fu posto, come inseparabile compagno, una divinità solare della Mesopotamia, Mitra, l'inviato del sole sulla terra per redimere l'umanità. E tutto attorno ad essi furono poste le statue di varie divinità pagane, Minerva, Ercole, Venere ecc. Il sole veniva inserito in un triangolo.
    Il primo mitreo di cui si abbia evidenza fu costruito a Roma, al tempo di Domiziano, imperatore romano dall'81 al 967 e ci sono precise indicazioni che fosse frequentato da persone vicine alla famiglia imperiale, in particolare liberti giudaici. Il mitreo fu dedicato da un certo Tito Flavio Igino Efebiano, un liberto dell'imperatore Tito Flavio, pertanto quasi certamente un giudeo romanizzato.
    In breve tempo il culto si era installato nel cuore stesso dell'amministrazione imperiale, sia nel palazzo vero e proprio che nella guardia pretoriana8. Non è un caso che la seconda iscrizione dedicatoria mitraica, in ordine di tempo, riguardi proprio un comandante del Pretorio e che la concentrazione dei mitrei fosse particolarmente elevata nei pressi delle caserme dei pretoriani.
Da Roma l'organizzazione Mitraica si diffuse nella vicina Ostia, il porto con il più grande volume di traffico. Evidente dimostrazione che i membri dell'organizzazione mitraica avevano assunto il controllo delle attività commerciali. La diffusione del culto proseguì nel resto dell'impero. Il primo mitreo che sorse fuori della cerchia romana fu costruito intorno al 110 d. C. E lo troviamo in Pannonia, a Poetovium, il principale centro doganale della regione, ad opera dei funzionari della dogana. Subito dopo ne troviamo un altro presso la guarnigione militare di Carnutum, sempre in Pannonia, e poco dopo in tutte le provincie danubiane. Quindi mitrei vennero costruiti nel bacino del Reno, a Bonn e Treves, in Britannia, Spagna e Nord Africa, con i mitrei sempre associati a centri amministrativi e guarnigioni militari. A conferma di quanto accennato precedentemente, della connessione fra mitraismo e cristianesimo, alla fine del secondo secolo si contavano almeno quattro sedi episcopali in Britannia, sedici in Gallia ed altrettante in Spagna e praticamente una in ogni grande città del Nord Africa e del Medio Oriente.
    Le testimonianze archeologiche dimostrano che nel corso del secondo secolo dopo Cristo i membri del Sol Invictus Mitra andarono, via via, occupando le principali posizioni nella pubblica amministrazione e dell'esercito. Con il controllo del Pretorio e dell'esercito, il Sol Invictus Mitra era inoltre in grado di mettere le mani anche sulla sede imperiale. Questo è effettivamente accaduto nel 193 d.C., quando Settimio Severo fu proclamato imperatore dall'esercito. Nato a Leptis Magna, in Nord Africa, da una famiglia equestre di alti burocrati, era certamente un affiliato dell'organizzazione mitraica, avendo sposato la sorella di Bassiano sommo sacerdote del Sol Invictus. Da allora in poi, l'ufficio imperiale fu prerogativa degli appartenenti del culto del Sol Invictus Mitra e tutti gli imperatori furono proclamati dall'esercito o dalla guardia pretoriana.
    La spina dorsale dell'amministrazione imperiale era ormai costituita da nuove famiglie di origini sconosciute che erano emerse verso la fine I° secolo e l'inizio del II° e che formavano “l'ordine equestre”9. Forse la maggior parte delle famiglie dei sacerdoti ebrei, l'entourage di Giuseppe Flavio, ricche e che godevano del favore imperiale, finì per appartenere a questo ordine. A partire da Settimio Severo gli imperatori appartenenti al culto del Sol Invictus Mitra iniziarono ad introdurre, sempre più di frequente, nel senato le famiglie equestri. E così anche il Senato,  tradizionalmente  riservato ai membri delle nobili famiglie patrizie romane, vide l'ingresso degli adepti del culto mitraico.
    Ormai le famiglie sacerdotali erano diventate padrone assolute di quello stesso impero che aveva distrutto Israele ed il tempio di Gerusalemme. Tutte le alte cariche  dell'impero, sia civili che religiose, e tutta la sua ricchezza erano nelle loro mani, e la carica suprema, quella dell'imperatore, era stata assegnata in perpetuo, per diritto divino, alla più illustre delle famiglie sacerdotali, la “Gens Flavia” (da Costantino in poi, infatti, tutti gli imperatori romani o pretendenti tali, nessuno escluso, avevano il prenome “Flavio”) verosimilmente discendente dallo stesso Giuseppe Flavio. A quel punto l'istituzione del Sol Invictus Mitra non era più necessaria per assicurare le fortune della famiglia sacerdotale e fu liquidata. Era stata lo strumento della cospirazione più di successo dell'intera Storia.

La fonte di informazioni non storiche
    Fino a questo momento abbiamo parlato degli indizi storici che suffragano il piano ideato da Giuseppe Flavio, ora dobbiamo prendere in considerazione la brillante teoria di Flavio Barbiero10.  Questi per anni aveva seguito e collaborato  con l'archeologo Emmanuel Anati negli scavi fatti ad Har Karkom, una montagna sacra situata tra il deserto del Neghev ed il Paran nel Sinai israeliano. Ma lasciamo la parola allo stesso Barbiero: “Le ricerche furono volte ad appurare se la Bibbia fosse un'opera storica o un'opera essenzialmente allegorica. Inizialmente tale analisi era intesa ad approfondire le vicende del popolo ebraico maturate all'ombra del monte sacro. Ma ben presto si è focalizzata nelle vicende  di una famiglia che di questo monte si riteneva la legittima proprietaria e che non cessò mai di frequentarlo in segreto: la famiglia sacerdotale di Gerusalemme. Venivamo scoprendo, infatti, testimonianze archeologiche in questo senso, che trovavano conferma in una notevole quantità di riferimenti e riscontri nella Bibbia. La cosa che più mi colpì e mi dette da pensare fu il trovare riscontri precisi e puntuali alla realtà archeologica di Har Karkom anche in una fonte inaspettata: i rituali massonici.     E' evidente a chiunque li esamini che in larga parte essi si riferiscono ad episodi che hanno a che fare con le vicende bibliche, per cui è opinione diffusa fra gli studiosi che siano stati semplicemente tratti dalla Bibbia stessa. Ma tale ipotesi non regge. La Bibbia racconta la storia del popolo ebraico. I rituali massonici si riferiscono a tutt'altra storia. Essi riportano soltanto avvenimenti che avevano rilevanza per la famiglia sacerdotale di Gerusalemme la cui descrizione in nessun modo poteva essere stata ricavata dalla Bibbia stessa. Si tratta di episodi che si inseriscono in maniera appropriata nella storia biblica e spesso vi sono anche citati espressamente, ma nei rituali sono narrati con una quantità di informazioni che non sono presenti nella Bibbia e soprattutto con un'ottica strettamente unilaterale, interna alla famiglia sacerdotale. Temi fatti e personaggi sono quelli biblici, Salomone, Geremia, Hiram di Tiro e così via, ma con il contorno e la costante presenza dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme, che vengono sempre identificati come fratelli massoni. L'identificazione della massoneria con la famiglia sacerdotale giudaica è sempre esplicita e diretta. Una famiglia di sacerdoti, il suo tempio ed i suoi segreti: i rituali massonici vertono sempre ed esclusivamente su questo tema. Nei rituali è possibile riconoscere altrettanti episodi della saga di famiglia, assolutamente coerenti gli uni agli altri e coerenti nei confronti della più ampia cornice della  storia del popolo ebraico. Una coerenza così assoluta da far apparire inverosimile l'ipotesi che qualcuno, in epoca moderna, abbia potuto “inventare” questi rituali partendo dalla Bibbia. Tutto lascia pensare che provengano da un'altra fonte, direttamente dalla famiglia sacerdotale”.
 I rituali avvengono nel “tempio”, un luogo con caratteristiche ben precise, uguali in tutto il mondo ed il tempio massonico è simile al tempio  mitraico. Esso è rappresentato come un tempio sotterraneo (non ha finestre), ha un'ara. Al suo interno troviamo le statue di divinità pagane: Minerva, Ercole e Venere, il sole inserito in un triangolo esattamente come nei mitrei.
Il “tempio” massonico si identifica come quello di Salomone ed i partecipanti ai riti si caratterizzano come una vera  propria casta sacerdotale che ricalca il modello della famiglia sacerdotale di Gerusalemme. La filosofia della massoneria è la stessa che caratterizzava il culto del Sol Invictus Mitra, sincretistica e tollerante. Ogni religione ha uguale dignità in quanto manifestazione di un unico Ente Superiore, il Grande Architetto dell'Universo.
I rituali massonici ripercorrono, uno ad uno, tutti i fatti salienti della storia della famiglia sacerdotale che ci sono noti attraverso la Bibbia. I rituali dei primi gradi fino al 13° si svolgono nella Gerusalemme dei tempi di Salomone e riguardano vicende collegate ad un momento fondamentale della storia della famiglia sacerdotale: la costruzione del primo tempio. Esecuzione dei lavori, nomine dei sovrintendenti ai lavori, pagamenti, il conferimento di incarichi ai membri della famiglia sacerdotale, vicende di tradimenti e di sangue e così via.
Il rituale del 14° grado riguarda avvenimenti accaduti quattrocento anni dopo: la distruzione del tempio da parte di Nabuccodonosor. Altri rituali (il 15° e 16°) narrano del ritorno a Gerusalemme, 70 anni dopo, e la ricostruzione del tempio.
Col 19° grado si ha un nuovo salto di alcuni secoli: descrive, infatti, la distruzione del tempio ad opera dei romani, nel 70 d.C.
Fin qui i rituali si muovono in una cornice storica nota, quella della Bibbia, ed  è facile verificare che  riferiscono sempre a vicende della famiglia sacerdotale mosaica.
Il rituale del 20° grado si svolge fra le rovine fumanti di Gerusalemme, dove  i fratelli massoni superstiti abbandonano definitivamente ogni velleità di ricostruire materialmente il tempio e decidono di affidare le proprie sorti ad un “tempio spirituale”.
L'episodio successivo, narrato dal rituale del 26° grado, si svolge a Roma soltanto pochi anni dopo, all'epoca dell'imperatore Domiziano. Ritroviamo la famiglia massonica nelle catacombe, dove riesce a sopravvivere alle persecuzioni anticristiane. Anche per questo episodio abbiamo riscontri storici nell'opera di Giuseppe Flavio, che dimostrano una stretta relazione con i sacerdoti superstiti. Segue un lunghissimo periodo di silenzio di oltre mille anni al termine del quale ritroviamo i fratelli massoni a Gerusalemme, con lo stemma dei crociati sul petto, esattamente dove ci aspetteremmo di ritrovare una famiglia che di quella città era stata proprietaria per oltre un millennio e che certamente non poteva rimanere insensibile ed estranea ad una sua riconquista.
La storia dell'organizzazione sacerdotale mosaica, quindi, è come un fiume che si immerge nel sottosuolo per riapparire più a valle. Sappiamo quando e dove scompare, a Roma nel 70 d.C., e quando e dove riemerge in superficie, a Londra nel 1717. Del percorso “sotterraneo che sta nel mezzo conosciamo soltanto alcuni punti salienti attraverso i rituali, che ci consentono di attribuire alla  famiglia sacerdotale fatti e personaggi, come le crociate, i templari e gli altri ordini cavallereschi e così via. Un'analisi storica che cerchi di unire i punti estremi, passando attraverso episodi noti dai rituali massonici, dovrebbe consentire di tracciare il percorso di questo fiume sotterraneo, almeno a grandi linee, con buona attendibilità.
01/02/2018 16:04:52

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