INCOGNITA/Terra Di Mezzo

LUOGHI ESOTERICI IN UMBRIA

Diego Antolini
L'Umbria e' sempre stata una regione percepita dalle varie popolazione delle pianure, Piceni, Bizantini, Greci, Etruschi, Latini, oscura e tenebrosa, dimora dei misteriosi Ombroi, gli "ombrosi", quei Pelasgi di cui si sa pochissimo, che in seguito scomparvero o si mecolarono agli Umbri. I Romani operarono una persecuzione feroce a questi popoli delle montagne e dei boschi, che avevano moltissimo in comune con i Celti del Nord (per alcuni studiosi, sembra addirittura che da qui, e non nelle isole britanniche, sia partito il Popolo della Quercia.
Nel corso dei secoli l'Umbria e' stata in ogni caso un passaggio obbligato per chi, da Roma, doveva giungere sulla costa. La via Salaria e la via Flaminia ne sono un esempio.
Tuttavia, nonostante alla fine questa regione sia stata "romanizzata", molti degli antichi misteri non sono mai stati completamente svelati. Quella che segue e' una panoramica dei luoghi Umbri che presentano tutt'oggi delle incognite e che stimolano l'interesse di studiosi e appassionati.

Cerreto di Spoleto – Vi si trovano i resti della Chiesa di San Nicola, caratterizzata dalla bicromia bianco-rosso (tipica dei Templari). Il bassorilievo dell’Agnus Dei è singolare perché la croce viene sorretta con la zampa sinistra invece che con la destra (come sarebbe usuale). Questa anomalia è ritenuta emblema templare, si dice inoltre che uno degli itinerari templari che collegava Gubbio con l’Aquila passasse per la zona di Spoleto.
E proprio nel Ducato di Spoleto vennero tenuti molti processi contro i membri dell’Ordine (XIV secolo).

Città della Pieve – Poco distante dalla Chiesa di San Pietro, sulla strada che porta alla stazione, vi è una grotta scavata nel tufo che presenta alcune caratteristiche che la inquadrano sicuramente tra i luoghi più mistici della regione.
Lungo complessivamente 30 metri e profondo 17, l’ipogeo presenta due nicchie quadrangolari con iscrizioni illeggibili, e poi altre due, invece, maestosamente decorate. Al centro vi è un arco di pietra che introduce in uno spazio centrale, un piccolo santuario che si allarga a sua volta in due vani; la saletta prosegue a formare un ambiente di forma ellittica, probabilmente un abside. La forma complessiva della struttura ricorda quella di una croce latina.
Il soffitto presenta al centro una grande stella rossa a otto punte, con otto formelle ai lati, che riportano al centro altre otto stelle ad otto punte. Tutte le pareti sono ricoperte di incisioni e graffiti di carattere mistico.
Tra le numerose ipotesi formulate sulla possibile funzione della grotta, vi sono quelle che riportano la costruzione al tempo dei templari, Ordine che peraltro  sarebbe stato presente anche in quelle zone (indizi in questo senso si possono trovare presso la Chiesa di Santa Maria dei Bianchi, e la Chiesa di
Santa Maria dei Servi).

Il rosaio senza spine (Assisi) – Secondo la leggenda San Francesco, in una notte d’inverno, fu tentato di lasciare la vita monastica e, nudo, si gettò su un cespuglio di rovi. Da quel momento le rose di quell’ arbusto perdettero per sempre le spine.

La foresta pietrificata (Avigliano Umbro)
– Presso la località Dunarobba si trovano circa cinquanta tronchi di sequoie fossili, vecchie di più di un milione di anni. Gli alberi un tempo si ergevano al di sopra del Lago Tiberino.
Presumibilmente nel periodo Giurassico, la foresta subì un processo di pietrificazione che ha permesso di conservare le piante fino ad oggi.

Le sacre fonti del Clitunno (Campello sul Clitunno) – Nel Mondo Antico l’Imperatore Caligola risaliva la corrente su grandi battelli fino alle sorgenti del Clitunno, per interrogare i celebri oracoli. Sulle sponde del fiume sorgevano allora templi, ville e terme, e ogni anno si organizzavano feste religiose, spettacoli di combattimento e teatrali.
Virgilio e Properzio descrissero le qualità soprannaturali delle sorgenti, che rendevano bianchi i buoi che vi si immergevano prima di essere sacrificati.
Le acque del Clitunno avevano inoltre importanti proprietà terapeutiche. La magia delle fonti non si è dissolta nel tempo, visto che Corot le ritrasse in una sua opera, e Byron e Carducci ne cantarono le doti.
L’ostia nel breviario (Cascia) – Oltre al mistero della vita di Santa Rita, il monastero agostiniano di Cascia conserva un'altra memoria mistica: il segno miracoloso di un evento accaduto a Siena nel 1330.
Un sacerdote venne chiamato perché portasse il Viatico ad un contadino infermo; senza pensarci troppo, egli ripose l’ostia tra le pagine di un breviario, e si mise in cammino.
Quando aprì il volume per somministrare la comunione, il prelato si accorse che l’ostia si era sciolta in sangue, e questo  aveva macchiato le pagine. Sconvolto dal fatto, il prete si recò da Beato Simone presso il convento di Siena, il quale lo assolse e ricevette il breviario. Il Beato donò una delle due pagine “insanguinate” al Convento di Perugia, ma dopo i tempi napoleonici, essa andò perduta.
L’altra pagina (quella che aderiva all’ostia) venne invece portata a Cascia dove da secoli viene venerata come sacra reliquia.

Le mummie di Ferentillo (Terni) – Fenomeno praticamente unico di interesse internazionale, è quello delle mummie di Ferentillo, corpi che hanno subito una vera e propria essiccazione cutanea mediante un processo assolutamente naturale. Si dice che questo sia dovuto all’azione di particolari microrganismi presenti nel terreno, che in particolari condizioni climatiche hanno prodotto la mummificazione dei cadaveri.

Il Graal a Pale (Foligno)
– Il santuario di Santa Maria Giacobbe a Pale, eretto su un preesistente sito pagano, viene aperto oggi soltanto due volte l’anno. Al suo interno vi sono degli affreschi che raffigurano il Santo Graal. Secondo la leggenda la santa fu una delle donne che si recarono nel sepolcro di Cristo per ungerne il corpo.
Un affresco trecentesco rappresenta Cristo a braccia aperte, con due calici ai suoi piedi (uno di essi sarebbe il Graal).
Un secondo affresco (del quattrocento) ritrae una donna in ginocchio di fronte alla Vergine, che depone il Bambino nella culla a forma di…calice. Nel dipinto si descrive il mistero del Natale, e la targhetta recita: “Ecce Christus”.

I sotterranei della Rupe (Orvieto) – In seguito ad una serie di smottamenti, un gruppo di speleologi locali sono penetrati al di sotto della città di Orvieto, scoprendo un incredibile labirinto sotterraneo di grotte (circa 1200), cunicoli, pozzi, cisterne, creato dall’uomo in più di tremila anni di lavoro.

La costola del Drago di Pieve de’ Saddi (Pietralunga) – Secondo la leggenda vi era un Drago che infestava la città di Tiferno (oggi Città di Castello) sin dal IV secolo d.C., fino quando un coraggioso legionario, Crescentino, lo affrontò e riuscì ad ucciderlo. Il suo atto eroico non lo salvò comunque dalla persecuzione che Diocleziano aveva iniziato contro i cristiani. Il soldato venne infatti decapitato nella parrocchia di Pieve de’ Saddi, vicino Perugia.
Ancora oggi la chiesa conserva la costola spezzata del drago ucciso; si tratta di un oggetto lungo quasi due metri (per gli scettici un osso di Mammouth) che proverebbe l’esistenza di questi animali mitologici.

L’eco di Piediluco (Terni) – Sulla riva opposta al paese di Piediluco (posto sul lago omonimo) si erge il Monte Caperno, detto anche “Montagna dell’eco” per la sua singolare caratteristica: esso produce un’eco perfetta, in grado di ripetere con esattezza fino a due endecasillabi.

La Gola del Bottaccione (Gubbio) – In questa spaccatura naturale si troverebbero le prove di un cataclisma naturale che sarebbe avvenuto 65 milioni di anni fa, nello stesso periodo dell’estinzione dei dinosauri. Secondo recenti teorie l’enorme meteorite che colpì il Golfo del Messico generò un’immane catastrofe a catena, lasciando come prova uno strato di argilla nelle rocce appartenenti i periodi Cretaceo e Terziario.
Si dice che la prima osservazione del Diluvio Universale avvenne nella Gola del Bottaccione.
30/01/2018 15:13:54

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