ATTUALITÀ/Europa

L’Italia
prima e dopo
la globalizzazione

Corso di Internazionalizzazione 2017/2019 I.T.S. Academy, UMBRIA.

Alessio Cenciarini
Questo e gli articoli che verranno pubblicati nelle prossime settimane rappresentano una fase dell'unità didattica di Analisi Geopolitica nel corso di Internazionalizzazione dei Mercati presso l'ITS Academy Umbria, un istituto di formazione tecnica e professionale di alto spessore. La classe che ho avuto quest'anno è stata di 25 ragazzi creativi, intelligenti, con un grande desiderio di realizzare i propri obiettivi personali e di gruppo. Per questo ho deciso di premiarli chiedendo a CdS di pubblicare le loro analisi su tematiche da me suggerite, con l'augurio che alcuni di loro possano agire da protagonisti nella ripresa del grande Paese che è l' Italia.

Diego Antolini




La globalizzazione affonda le sue radici fin dall'epoca del colonialismo, nell'espansione commerciale dell'Europa verso i paesi meno sviluppati, nelle rivoluzioni industriali, nel capitalismo e nel progresso tecnologico. Dopo la fine delle guerre mondiali e soprattutto con la caduta del muro di Berlino si assiste all’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali su scala mondiale che, nei decenni tra XX e XXI secolo, sono cresciuti più rapidamente dell’economia mondiale, con la conseguenza di una interdipendenza delle economie nazionali, che ha portato anche interconnessioni sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria.

La globalizzazione è un concetto molto ampio e si può suddividere in queste categorie:
    • Globalizzazione economica, ossia della creazione di un unico mercato globale, senza più barriere protezionistiche
    • Globalizzazione culturale, legata alla trasformazione del mondo in un “villaggio globale”
    • Globalizzazione informatica, il potenziamento dei flussi dell’informazione

L’Italia è un paese di antica industrializzazione in declino. Si tratta di una crisi grave, si diceva un tempo  che nasce dalla finanza (i conti pubblici da mettere a posto) e dalla cosiddetta economia reale (la recessione).
Non è solo una crisi economica. È anche ambientale, culturale, sociale, politica. I cittadini italiani “sentono” il declino ed esprimono in vario modo questo sentimento.
Ma qual è la causa di questo declino?
In prima approssimazione potremmo dire: la globalizzazione. In Italia non è stata molto presa in considerazione. E non abbiamo saputo ricollocarci. In maniera meno “rozza” potremmo dire che la causa profonda del declino italiano è la specializzazione produttiva del sistema paese, che non è più competitiva. In pratica, siamo diventati un grande paese industriale, ritagliandoci una nicchia specifica, quella dei prodotti a bassa innovazione tecnologica.
Al successo di questo modello che molti hanno ribattezzato di «sviluppo senza ricerca» ha contribuito essenzialmente il costo del lavoro più basso rispetto a quello degli altri paesi industriali.
Inoltre, l’Italia è un paese che possiamo definire “vecchio”, un po’ della vecchia guardia. Un paese che ancora punta molto sull’artigianato e sulla qualità di un prodotto o servizio che sia, più che alla quantità. Le imprese che popolano l’Italia, sono per la maggior parte piccole/medie imprese, con la semplice e necessaria mentalità di arrivare alla fine del mese, senza progetti di espansione e internazionalizzazione. Con il passare degli anni mi auguro che lo stile imprenditoriale inizi proprio a puntare gli occhi al di là del muro chiamato “paura”.

Oltre a quella economica, anche in quella informatica siamo un passo indietro rispetto ai paesi leader mondiali.
La popolazione si è adattata bene, anzi forse anche troppo: siamo letteralmente dipendenti da qualsiasi tecnologia, a partire da smartphone, TV, PC e varie piattaforme social. Per quanto riguarda le imprese italiane, penso che un minimo di tecnologia sia presente su tutte, che già solo questo è un passo avanti verso la mentalità imprenditoriale di cui vi parlavo prima.
Su quella culturale ho poco da dire, ormai l’Italia è un paese multiculturale, con un elevato livello di accettazione dello straniero in generale. Dimostrando di aver capito che culture e modi di pensare diversi dall’italiano medio, sono un valore aggiunto per questo magnifico paese.
Per descrivere la situazione dell’Italia prima della Globalizzazione uso questa frase usata dagli anziani del paese “si stava meglio quando si stava peggio”.
Questa citazione, tecnicamente e in logica incoerente, fa capire di conseguenza la situazione dell’Italia dopo la globalizzazione. Una situazione appunto incerta e non molto definita. Un momento nel quale si sta “cercando di accendere un fuoco ma senza possedere i mezzi adeguati”.

21/06/2018 09:07:04

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