INCOGNITA

Triora,
dove danzano
le streghe

Parte Prima

Ufficio Stampa
Fonte: thexplan.net
La Storia - Triora risulta essere una paese abitato sin dalla più remota antichità. Scavi archeologici hanno rinvenuto tracce di presenza umana risalente al Neolitico Medio (3800-3000 a.C.).
La civiltà pastorale continuò a sussistere nella zona anche durante l'Età del Bronzo (1800-750 a.C.). Significative testimonianze attestano la presenza di una avanzata comunità alpestre nel territorio di Triora nel periodo dell'Età del Ferro, dal 750 a.C. alla romanizzazione della regione.
Nel II secolo a.C. gli abitanti di Triora facevano parte della tribù ligure degli Albingauni, che insieme agli Intemelii ed ai Savo sostennero una lunga ed estenuante guerra contro i Romani. La guerra, resa ancora più difficile dalla pervicace resistenza opposta dai Liguri alla penetrazione romana e dalla conformazione fisica del territorio particolarmente impervio, durò oltre ottant'anni e terminò nel 115 a.C. con la sottomissione della Liguria a Roma.
Tra le 45 tribù o genti alpine assoggettate al dominio romano che sono riportate sulla lapide del trofeo di Augusto a La Turbie compare anche la tribù dei Triullates, che, secondo alcuni storici, sarebbero stati gli antichi abitatori di Triola (come era chiamata Triora nell'antichità e nel medioevo). Nonostante la conquista della regione da parte romana, i Liguri non si sottomisero del tutto, dando luogo a resistenze e ribellioni, a cui i Romani risposero con deportazioni in massa degli abitanti. Tra questi furono deportati, nel piano del vallone Cians (primo affluente della sinistra del fiume Varo), anche alcuni Triulati, che potrebbero essere stati, appunto, gli abitanti dell'antica Triora.
Durante il periodo imperiale Triora e il resto della Liguria godettero di particolare prosperità e ricchezza. Nel IV secolo Triora venne evangelizzata, insieme ad altri paesi del territorio intemelio e ingauno, da San Marcellino, primo vescovo di Embrun in Francia, e dai suoi compagni Vincenzo e Donnino, che erano giunti nell'alta valle Argentina dopo essere approdati dall'Africa sulla spiaggia di Nizza nell'anno 360. Nel periodo delle invasioni barbariche e dei regni romano-barbarici, Triora vide probabilmente aumentato il numero dei suoi abitanti a causa del fatto che numerosi abitanti della sottostante riviera si rifugiarono sulle vicine montagne per scampare alle numerose devastazioni operate dalle popolazioni barbariche e saracene, tra cui le più significative furono quella compiuta nel 641 dai Longobardi guidati da re Rotari e nel 730 da un manipolo di arabi che saccheggiò e incendiò il paese.
Durante la dominazione carolingia, succeduta a quella longobarda, Triora conobbe un periodo particolarmente oscuro, di cui non è rimasta alcuna traccia documentaria, se non la supposizione, avanzata da alcuni storici (tra cui Savio Fedele) che a questo periodo, tra l'VIII e il IX secolo, risalirebbe la costruzione, da parte di monaci benedettini, dell'antica chiesa-parrocchia altomedievale dedicata a San Pietro apostolo e a San Marziano martire, ubicata fuori le mura dell'abitato (come lo erano del resto tutte le parrocchie dei pagus, i villaggi dell'alto medioevo). La chiesa, oggi completamente scomparsa, venne distrutta dalle fondamenta nel 1878 per erigervi al suo posto una piazza d'armi. Verso la metà del X secolo il re d'Italia Berengario II, per difendere le Alpi Marittime dalle incursioni saracene, divise il territorio ligure in tre marche: la Arduinica, la Aleramica e l'Obertenga. Triora venne assegnata alla marca Arduinica o contea di Albenga, che si estendeva lungo il litorale da Nizza a Finale. A ponente la marca Arduinica confinava con la contea di Ventimiglia presso il torrente Armea nei pressi di Bussana. La marca cessò di esistere nel 1091 con la morte dell'ultima contessa di Albenga, Adelaide. Durante il IX e il X secolo si sviluppò anche a Triora l'economia feudale, basata sullo sfruttamento della terra quale unica ricchezza sociale. Fulcro dell'economia feudale era il sistema curtense, che si irradiava intorno al castello del feudatario. A Triora il castello dovette essere costituito dal Forte di San Dalmazzo, a cui era annessa la chiesa omonima e l'abitazione del signore. La corte era una vera e propria cittadella completamente autosufficiente, con i suoi magazzini, coloni e artigiani, e vendeva, comprava e barattava con i trioresi i prodotti della terra e i manufatti locali.
Fu durante la fine del 1100 che a Triora andò formandosi stabilmente il primo centro dell'impianto urbanistico, il quartiere di San Dalmazzo, che era il punto più elevato dell'abitato ed era quasi inaccessibile da tre lati, con il suo forte, la chiesa e il palazzo pubblico. Le cinque o sei case costruite fuori della porta Peirana (o della Carriera Velli) formarono invece il primo nucleo del paese, il cosiddetto burgus, direttamente confinante con il castrum o castello. Come a Genova, anche a Triora la popolazione era divisa in due distinte fazioni, la nobiltà e la plebe, ciascuna occupante un quartiere dell'abitato: quello inferiore (Camurata e Sambughea) era destinato alla plebe, mentre quello superiore (Carriera e Cima o Rizettu) era abitato dalla ricca nobiltà. Intorno al 1210 venne istituito a Triora un governo popolare, detto Parlamento generale, formato dai maiores terrae, e retto da sei consoli in rappresentanza delle principali famiglie magnatizie trioresi.
Tra il 1347 e il 1350 Triora, come il resto d'Italia e di gran parte d'Europa, venne duramente colpita dal flagello della peste nera, che sterminò un terzo della popolazione del paese. La pestilenza imperversò soprattutto nel corso del 1348, quando alcuni abitanti trioresi, per trovare scampo dal terribile morbo, si rifugiarono in un luogo vicino, dove, non lontano dall'abitato di Molini, fondarono il primo nucleo del paese di Glori.
Verso la fine dell'estate del 1587, durante una carestia che aveva duramente provato la popolazione triorese e che durava da oltre due anni, gli abitanti di Triora, particolarmente stremati, iniziarono a sospettare che a provocare la carestia che stava flagellando le campagne del paese sarebbero state delle streghe locali, dimoranti nel quartiere detto della Cabotina. Dopo essere state individuate, le streghe trioresi vennero subito additate alla giustizia...

[CONTINUA]
15/06/2018 08:40:46

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