CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo Quinto - Parte Prima

Luciano Magnalbò
CAPITOLO V

Il racconto di Martina a Giulia su quella notte - l’alibi e le prove - Girma e la signora Tina - Bea in carcere da Girma - riflessioni e decisioni del sostituto - l’avviso di garanzia a Martina - riunione a bordo con Bea.
Quella notte Martina non riusciva a dormire, si rigirava nel letto, aveva una grande pena ed un senso di disastro nel cuore.
Si decise a svegliare Giulia, che dormiva nel letto accanto al suo.
La svegliò infilandosi piano piano sotto il suo lenzuolo; il corpo di Giulia era caldo e Martina cominciò a scuoterle una spalla.
- Giulia, Giulia debbo dirti una cosa.
Ma Giulia borbottava e non riusciva a svegliarsi.
Finalmente si mise seduta sul letto, con gli occhi annebbiati.
- Ma che ora è ?
- Sono le tre Giulia, debbo dirti una cosa importante.
- Marti, a quest’ora? Cosa ha preso fuoco?
- Giulia sto male, ho dentro un mostro che mi stringe il cuore; ho amato Paola, siamo cresciute insieme, ci volevamo tanto bene, sono la persona che più di ogni altra le è stata vicina; ed ora rischio di diventare la sua assassina non si sa perché; quel sostituto è pericoloso, va giù con la scure, dove prende prende; ma io avrei un alibi, ti debbo raccontare...
- Tu hai un alibi? Per che cosa? Di che genere?
Giulia ancora dormiva.
- Adesso ti dico, ma per ora deve rimanere un segreto tra noi.
Martina le raccontò della sua voglia, quella notte dopo il burraco con i vecchioni, di bere qualcosa e ballare, e del locale dove Girma l’aveva portata; s’erano messi seduti, un tipo con il codino fece portare una bottiglia di cattivo spumante e lei ne bevve tre coppe; e quando l’orchestrina ed il cantante intonarono Una rotonda sul mareee… ecco che cosa successe:…- fu lì che cominciai ad andare fuori giri, presi Girma per la mano e lo condussi in pista; gli misi le braccia attorno al collo e mi lasciai abbracciare. Ballammo così per tutta la canzone ed il cantante, visto il successo del lento, dal momento che tutte le coppie si stringevano, proseguì con Aarrivedeercii... dammi la mano e sorridiii...; sentivo Girma che spingeva e mi respirava sull’orecchio, e quando ci siamo sciolti per tornare al tavolo non sarei riuscita a camminare se non mi avesse dato la mano. Mi sono fatta l’ultima coppa di quello schifo, tutto io, Girma non beve, tutto mi girava intorno, il conto l'avevo pagato, per uscire mi sono appoggiata al suo braccio, il chiasso della musica era ripreso, e sulla pista e lì attorno si muoveva un immane carnaio; il tipo con la coda ci accompagnò all’uscita facendosi largo, e mi baciò cafonescamente la mano. Poi in macchina ho fatto un disastro: nel buio del parcheggio, prima che Girma mettesse in moto, l’ho tirato a me e l’ho baciato, gli ho messo la lingua tra le labbra e poi nebbia completa; Girma allora mi ha portato in un campo sopra il mare illuminato dalla luna, una miriade di luci brillava sotto di noi e in lontananza quelle di San Benedetto; ho sentito la testa andarmi nell’altro mondo, lui mi ha abbracciata e mi ha fatto provare sensazioni incredibili; Paola aveva ragione, la forza del corpo di quel ragazzo è di quelle che fanno perdere la testa, e anche io ho fatto come la Ninfa Salmace: gli ho slacciato i pantaloni e la mano sotto gli ho posto, ed ho cominciato ad accarezzarlo. Quando mai! E' partito in un lampo, e con dei fazzolettini di carta che erano in macchina ho dovuto pure asciugarlo. Siamo stati un po’ lì in dormiveglia a guardare la luna, poi quando mi sono ripresa ho avuto voglia di un qualcosa di caldo, di un caffè, di un cappuccino; allora l'ho fatto scendere a San Benedetto e, dopo avere un po’ girato, abbiamo trovato aperto il bar della stazione. Alla stazione ci siamo pure fotografati e dal distributore della farmacia di fronte ho preso una scatoletta di condom. Al ritorno ci siamo fermati in una stradina laterale; dopo un paio di baci lui era già bello pronto, vedessi che roba, gli ho messo il preservativo, ho abbassato il sedile come quando eravamo ragazze, mi sono stesa e ho tirato su il vestito; Girma è agile come una scimmia e pieno di passione, non mi ha dato nemmeno tempo di togliere gli slip perché li  ha scostati, me l'ha infilato dentro senza tanti complimenti e ha cominciato a speronarmi; ti giuro una cosa  da urlo. Eravamo in barca che erano passate da poco le sei del mattino.
- Ma che è un romanzo porno particolareggiato? - domandò Giulia ancora mezza addormentata. - E l’alibi dove sarebbe? Nel fatto che hai adescato l’etiope, l'hai sbaciucchiato, l'hai accarezzato e t'è venuto in mano, avete preso un caffè alla stazione e al ritorno ti sei fatta fare in macchina senza nemmeno toglierti le mutandine, come una delle tue studentesse?
- Girma può confermarlo.
Ma nel dirlo Martina si sentì un po' idiota
- Magnifico! Il sostituto concluderà che vi siete messi d’accordo per scagionarvi a vicenda, che invece, usciti dal locale un po’ andati, siete ritornati alla villa, siete entrati dalla finestra ed avete ucciso Paola. Il movente? Proprio la vostra infatuazione, che ha trovato sfogo quella notte, la vostra passione, che chissà da quanto tempo covava, e quindi la decisione di togliere di mezzo il maggiore ingombro tra voi. Addirittura premeditazione. Inoltre tu hai quel rapporto particolare con Pietro, che prima o poi verrà fuori, e sul quale il sostituto ragionerà: una volta morta Giulia non avresti avuto difficoltà a farti sposare, da cui villa, barca, Bentley, viaggi, cachet giornaliero da giramento di testa, etc. etc.; ed avresti potuto tenere Girma come giovane amante con cui divertirti. Che ne dici?
Giulia ancora non era del tutto lucida, ma era capace di ben ragionare anche in quel dormiveglia; e concluse: - è un alibi che non esiste, che non regge da nessuna parte, non è supportato da un minimo di prova -
- Ti sbagli Giulia, guarda qui.
Martina tirò fuori dalla borsa un fazzolettino macchiato con dentro uno schifosissimo preservativo usato, quattro fototessera, tutte unite in fila, di quelle che si fanno nelle cabine, raffiguranti lei e Girma con i visi accostati e l'aria allucinata ed ebete, e lo scontrino del distributore di condom.
- Le foto abbiamo fatte alla stazione, dietro ci sono stampati il giorno e l'ora.
Giulia evitò il fazzolettino con il suo bagaglio,  prese le foto e  controllò; vide che era vero, recavano stampate data ed ora, un'ora che precedeva di poco quella del delitto; quelle foto potevano essere una buona prova, bisognava conservarle e non perderle; esaminò pure lo scontrino del distributore automatico e ritenne che anche quello poteva essere molto utile poiché l'ora del prelievo coincideva pari pari con quella della morte di Paola fissata dal medico legale; ma la scatolina dov'era?
Poi riguardando i reperti le venne un altro pensiero e, rivolta a Martina, disse: - sai chi ha un altro fazzolettino come questo, e come quello che abbiamo trovato nella macchina di Paola ?
Martina la guardò meravigliata.
- Te lo dico io: la signora Tina. L’altro giorno ero andata a salutare la contessa e, mentre la signora Tina era a preparare il tè, l'ho visto lì sopra al tavolinetto accanto al divano; quando è rientrata con la teiera e le tazze, ed è andata a mettere il vassoio sul tavolino, si è accorta del fazzoletto, l’ha preso lestamente, se l'è messo in tasca  e, guardandomi, ha detto mi scusi. Ma io sono sicura di quello che ho visto, quel ragazzo è desiderato e manipolato da tutte, pure nei divani del salotto della contessa, e poveretto non sa a chi dare il resto.
Martina si sentì ancora più idiota e la guardò di traverso.
In effetti tra la signora Tina e Girma il tenero era cominciato un giorno che nel salotto della contessa s'era fulminata una lampadina del grande lampadario che pendeva dal soffitto, un soffitto alto due volte quelli normali, ed occorreva qualcuno che con una lunga scala salisse a cambiarla.
La signora Tina che, quando stavano tutti a tavola nell'anticucina, aveva vicino a se Girma, e sentiva anche lei accapponarsi la pelle e drizzarsi la peluria delle braccia per lo strano fluido che il ragazzo emanava, pensò subito che l'etiope sarebbe stata la persona migliore e più gradevole per compiere l'operazione.
Si recò dal ministro a denunziare il fatto della lampadina, e chiese se poteva mandare qualcuno - magari anche Girma - con una lunga scala.
Il ministro aveva chiamato immediatamente il ragazzo e gli aveva ordinato di recarsi con tutto l'occorrente nel primo pomeriggio nel salotto della contessa; la signora Tina, che s'era fatta una doccia ed i capelli, e s'era tutta profumata, lo aveva accolto con grande cortesia e l'aveva aiutato tenendo la scala.
Ma quando il ragazzo stava scendendo d' all'ultimo gradino, la furbissima e navigata donna, facendo finta di perdere l'equilibrio, s'era appoggiata a lui abbracciandolo.
L'etiope, gentilmente sorreggendola, l'aveva aiutata a sedersi sul divano, e lei s'era seduta trascinandoselo sopra.
L'abbraccio era venuto naturale e era divenuto presto infuocato; la signora Tina assumendo subito il comando e la direzione delle operazioni, aveva baciato avidamente e con impeto la bella preda, con perizia e sapienza gli aveva sciolto la cinta, frugando aveva sentito bene lo stato dei fatti, lo aveva fatto nudo per quel che bastava e, accompagnandolo con la mano, s'era predisposta ad una appassionata accoglienza  ma pluff…..non aveva fatto i conti con il difetto di Girma:  sentì ad un tratto quel magnifico motore sussultare, perdere colpi e poi spegnersi, tutto ormai scolava sulle sue gambe dinnanzi al sacro portale, pensò immediatamente al divano della contessa, di preziosa stoffa gialla con arabeschi celesti, tirò fuori in fretta dal reggiseno il fazzolettino, ed asciugò il ragazzo che ora la guardava con aria compunta e vergognosa. Lo fece scendere, si mise seduta e si ricompose. Guardò il fazzolettino. Diavolo! Lo sperma di Girma era nero, non aveva mai visto nulla di simile, né conosceva le storie di Erodoto. S'alzò in piedi con un brutto presentimento, esaminò il divano e vide troneggiare nel delicato giallo una grande macchia nera; avrebbe dovuto smacchiarla prima che il ministro - che tutto vedeva e tutto capiva - se ne accorgesse.
Quest'ansia le aveva fatto passare di botto la passione ed eliminato qualsiasi desiderio di un replay a buon fine; aveva ordinato quindi a Girma di tirarsi su i pantaloni, e l'aveva spedito fuori dall'appartamento della contessa con quella scala ruffiana; rifletté anche che dopotutto era andata bene, perché da quella concitazione senza difese poteva venir fuori un mulattino o qualche terribile malattia; e si ripromise che la prossima volta, con più calma, avrebbe preso ogni precauzione possibile, come sempre anche la televisione - a cura della Presidenza del Consiglio - ti raccomanda.
Bea, ottenuta la nomina a difensore attraverso il sistema carcerario, si recò a Camerino a trovare Girma.
Non lo conosceva, trovò un giovane impaurito, avvilito e con gli occhi bassi, che subito le disse che lui non era stato: era uscito dalla villa alle due per accompagnare la signora Martina, invece che al porto erano andati in un locale sulla collina, ed avevano lì trascorso del tempo; diede anche a Bea il nome del signore con il codino perché potesse testimoniare, ma non narrò l’esatto epilogo della storia per non tradire Martina; in proposito disse solo che dopo il locale avevano fatto un giro prima di tornare alla barca.
- Un giro dove? Fino a che ora? E qualcuno vi ha visto?
Il giro l’avevano fatto fino a San Benedetto, poi erano tornati indietro, e nella notte nessuno li aveva visti; in barca erano arrivati poco dopo l’alba, verso le sei.
- Un giro lungo! - osservò Bea, facevate in tempo ad arrivare a Pescara.
Domandò poi al giovane quali erano le sue mansioni nei riguardi della signora Paola, e l’etiope rispose che per la signora metteva a posto le camere e gli armadi, le preparava la biancheria ed i vestiti che lei ordinava, faceva il letto, lavava, stirava e l’accompagnava con la macchina.
Bea chiese notizie anche sul ministro, sulla cameriera della vecchia contessa e sulla badante; del ministro Girma parlò con molto rispetto, della cameriera disse che era una vecchia un po' così - e si roteò il dito vicino alla tempia - e per la badante ebbe parole di apprezzamento e quasi affettuose.
- Secondo te chi è stato Girma, come può essere successo?
- Uomo entrato da finestra, nessuno di casa  colpevole.
- Girma la signora Paola fumava?
L’etiope ripeté il racconto del caffè Centrale, la signora Paola si faceva dare il pacchetto dal direttore e poi lo restituiva con dei soldi dentro.
- Quanti soldi Girma?
- No so.
- Cerca di ricordare: cento, duecento, cinquecento, mille o ancora di più.
- No so.
- Girma devi dirmi la verità.
- Signora no voleva, diceva  non dire, lei metteva euri e biglietti.
- Anche biglietti?
- Prendeva da borsa.
- Non li scriveva lì?
- No.
- E quanti euro metteva per una o due sigarette!?
- Quanti signor Antonio voleva.
- Chi è questo signor Antonio?
- Direttore Centrale.
- Ok, fece Bea.
15/06/2018 08:16:34

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