CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo Quarto - Parte Terza

Luciano Magnalbò
Al ritorno dell’architetto e di Martina Giulia raccontò loro ciò che era successo, ed anche il capitano partecipò alla riunione. Spiegò anche loro quale fosse secondo lei la linea che il sostituto avrebbe seguito per quanto riguardava Girma, e quali fossero le convinzioni in lui maturate; ma nemmeno Martina poteva stare sicura, perché anche a lei mancava qualcuno che potesse dire come e dove aveva passato quella notte le ore tra le quattro e le cinque. Pietro guardò Martina, che zitta rifletté: Girma come teste per lei non valeva nulla perché testimoniando in suo favore andava a scagionare se stesso; c’era però il tipo con la giacca e il codino del dancing che avrebbe potuto confermare che lei e Girma erano  stati nel locale, ma per quanto riguardava l’orario poteva solo dire che erano entrati alle due e un quarto ed usciti più o meno alle tre; e lo scontrino del pagamento era del tutto inservibile, dal momento che marcava le due e ventisette minuti. Inoltre il signore del codino sarebbe stato in grado di riconoscerla? Nella grande confusione e nel chiasso poteva anche non averle prestato alcuna attenzione; quello poi che era successo dopo le tre era meglio, se possibile, non farlo sapere a nessuno, anche a Pietro non avrebbe fatto di certo piacere.
Il giorno dopo Giulia bloccò il capitano in un salottino e gli domandò se avesse idea di chi fosse la donna, la signora Carla, con cui Girma quando era libero usciva.
Inaspettatamente il capitano dichiarò di conoscerla; l’aveva incontrata in un locale lì sulla collina quando aveva portato dal Tirreno la barca dell’architetto, ed aveva cominciato a frequentarla.
Ma il capitano era restìo a dare notizie di Carla, perché dopo che Girma si era inserito si sentiva un po’ cornuto: va bene che Carla era una escort, ma era la escort del suo cuore.
Comunque demolì la tesi del maresciallo e del sostituto: Carla non frequentava circoli di falsari e cocainomani, era una bella persona, soave nell’intimità, spiritosa e gentile nel tratto; dava qualche passaggio perché altro non sapeva fare, ma magari l’avessero assunta come cassiera da qualche parte, mai più pay-sex per tutta la vita.
- Ed è anche tanto brava, specialmente…
Giulia lo fermò: - capitano non voglio sapere delle specialità della signora Carla e delle vostre imprese, dobbiamo solo riuscire a trovarla; sapete di dov’è, sapete dove abita ?
- D’estate non ha dimora fissa, vaga lungo la costa di pensione in pensione, secondo dove le capita e dove la conduce il lavoro; d’inverno invece abita a Bologna, in un bilocale dal facile e riservato accesso, dove con discrezione esercita le sue funzioni, e dove uomini facoltosi si servono di lei per fare figura o per operazioni di spionaggio industriale; e d’estate, come ho detto, ora è qua ora è la, nei posti di marina dove sono reperibili soggetti da accompagnare o con cui accompagnarsi a pagamento.
- Capitano non è che lei ha il suo numero di telefono?
Il capitano sorrise: - oggi è un telefono controllato, Carla lo sa benissimo, avrà gettato la scheda.
- Capitano voi la state coprendo.
Giulia disse al capitano ciò che il maresciallo aveva detto a lei di Girma.
- No, non la sto coprendo, è solo che ritrovarla è del tutto inutile, servirebbe solo a metterla nei guai; voglio vedere cosa deciderà quel demente del sostituto dopo avere interrogato Girma.
- Capitano, non potete usare certi termini nei confronti di un magistrato della Repubblica!
Il capitano sorrise di fronte alla finta serietà di Giulia, che lasciava intendere come condividesse in pieno le sue valutazioni.
La signora Carla è una splendida  over trenta  dai capelli scuri, il naso perfetto e l’ovale di Venere; ha un modo suadente e gentile di parlare, sa comportarsi bene nella varie occasioni, ed ha la capacità di rendere sempre gradevole la sua compagnia.
Ha anche studiato musica, suona pianoforte e flauto, e ancora bambina ha appreso da una navigata parrucchiera ed estetista, amica della madre, come pettinarsi, truccarsi e profumarsi; veste sempre in maniera elegante ed appropriata, non esagera con bracciali e monili, non mette l’anello al pollice, è sempre allegra e non scoppia a ridere per un nonnulla, non si sbronza né si rimpinza, mangia senza far rumore e beve lentamente, non d’un sol colpo, ma a piccoli sorsi; anche a letto non è ne troppo indecente ne troppo fredda, e quindi non mette mai in ambascia nessuno; sa ben nuotare, non  toglie il reggipetto in pubblico, se ne è il caso sa stare zitta  accanto ad un uomo che deve accompagnare ed a cui deve fare ornamento, non contraddice mai l’interlocutore né pretende ad ogni costo di avere ragione, non dà sulla voce,  evita responsi, non s’abbandona mai a frasi ruvide o a doppio senso, dice grazie e sorride quando riceve qualcosa, se richiesta guida la macchina, altrimenti se ne sta buona lì accanto.
La signora Carla è stata educata così dalla madre che, fin da giovane, per mestiere ereditato, riceveva con decoro in casa, e che aveva ritenuto opportuno  investire in quella bambina dalle sette bellezze; si era confidata al momento opportuno con il prof. Picelli, un distinto docente di letteratura classica che era il suo cliente più fisso, il quale un po’ anche l’amava e le aveva  portato un libro sulla educazione delle antiche  etere in Grecia, regole che erano state diligentemente applicate ai fini di una opportuna ascesa sociale; infatti una cosa è lavorare nell’appartamentino al Testaccio, pur lindo, ordinato, profumato, con il tinello per i conti e un caffè e la grande camera operativa arredata con mobile bianco panciuto bordato d’oro, specchiera in stile, testata del letto idem con sopra un Cristo crocifisso, e tendaggi pomposi, barocchi ed arricciati; e altra cosa è l’alto bordo degli hotel del centro tra Campo Marzio e Campitelli,  via Veneto e Massenzio, dei ricevimenti nelle ambasciate, dei panfili attraccati a Montecarlo o a Malta; e per l’alto bordo, quello che produce benessere e soddisfazioni, la prima ed unica ricetta è quella dell’essere belli, ben curati, leggermente colti, piacevoli ed educati.
- Lasciamo ora da parte Carla, sapete chi Paola frequentava in Sardegna e qui ?
Il capitano rizzò il busto e la sua voce andò su di tono: - dovreste chiederlo al mozzo, a Porto Cervo le era sempre appiccicato e l’accompagnava ovunque; io la vedevo solo in barca, o la sera quando uscivamo per l’aperitivo o per andare tutti insieme.
- E quando uscivate?
- Mangiavamo e ballavamo tra noi, difficilmente facevamo comunella con altre persone; solo quando c’era il signor Pietro frequentavamo un giro di certi vip; l’architetto non voleva che lo facessimo senza di lui.
- Era geloso di Paola?
- No, non credo lo facesse per questo, ma ci teneva all’immagine: quello è un giro non adatto a donne sole, tutti non fanno altro che corteggiarle ed insidiarle, anche facendole bere o offrendo qualcosa da fumare e anche peggio.
- Mmmm… un bel giretto!
Il capitano alzò gli occhi e strinse le spalle, poi ebbe come un lume: - una sera però, ma qui, incontrammo un certo Antonio che gestisce il caffè Centrale, che la signora Paola e Girma conoscevano bene, e che si unì a noi; c’era anche Carla, mangiammo assieme, ballammo e bevemmo come matti; ricordo anche che la signora Paola andò su tutte le furie perché Carla s’era invaghita del mozzo e lo provocava in tutti i modi; e ballando mi diceva guardi quella zoccola della sua amica, si vuol fare Girma.
- Paola era gelosa di Girma? Perché?
Giulia voleva sondare se il capitano sapesse qualcosa.
Il Capitano alzò gli occhi di nuovo: - avvocato, ormai lo sapevano tutti che la signora Paola l’anno scorso aveva dato di testa per quel ragazzo, bastava osservare come se lo guardava; ed ogni tanto gli toccava il braccio o la spalla, e faceva apposta ad incontrarlo sottocoperta per poterglisi strusciare; diceva anche che aveva trovato il figlio che le mancava, e con la scusa di fargli lezioni di italiano se lo portava in cabina; poi uscivano in macchina per intere mattine o pomeriggi, e quando andavano fuori in tender ritornavano anche dopo tre ore; tre ore in tender tra un maschio ed una femmina praticamente nudi sono tante avvocato! Senza contare…
- Senza contare?
Il capitano esitò.
- Avanti dica ! lo esortò Giulia.
- Senza contare che una volta vidi che la signora si  faceva spalmare la crema abbronzante dal ragazzo direttamente sul seno.
- Sul tender?
- No, sul secondo ponte, in piscina.
- E lei come l'ha visto?
- Per caso
- Non è che era lì a spiare…?
- Ma quale spiare! Ero salito al terzo ponte, il ponte piccolo, per andare alla torretta dei radar.
Giulia sapeva che a volte Paola si comportava con troppa disinvoltura ma, senza far trasparire tale suo pensiero, disse:
- So che lo fanno in tante, va molto di moda, certe signore lo trovano molto eccitante; l'ho letto anche su una di queste riviste con le foto dei vip, dalla parrucchiera.
Ma mentre diceva questo Giulia, immaginando la scena e trasferendo le mani dell'etiope sul proprio seno, sentì una vampata di ormoni salirle con un violento formicolio dal petto alla gola, si rese conto che si stava bagnando ed avvertì che i capezzoli le si irrigidivano; per evitare che il capitano se ne accorgesse incrociò le mani davanti al mento ed appoggiò i gomiti sul tavolo.  
Il capitano, dal suo canto, deglutì e rimase zitto; anche lui trovava il fatto molto eccitante, e si sarebbe prestato ben volentieri.
Giulia continuò, archiviando senza ulteriori commenti il capitolo della cabina e del seno spalmato: - in effetti tre ore in tender  sono tante; ma saranno andati in qualche spiaggetta oppure al Pevero…che ne possiamo sapere noi! E voi Capitano, voi eravate geloso di Girma?
Il capitano rispose senza imbarazzo, da uomo e da ex ufficiale: - No, non certo per amore, ma mi dava fastidio di essere passato per la signora Paola in secondo ordine; prima si rivolgeva sempre a me, si confidava e facevamo lunghe chiacchierate; dopo esisteva solamente lui.
Il capitano si sentiva cornuto due volte per opera dell’etiope il quale, prima aveva fatto impazzire Paola, e poi aveva goduto di amplessi e di altre cose del genere da parte di Carla, la quale gli ci dava sopra pure una bella mancia.
- E il signor Antonio che fece?
- Il signor Antonio non beve, fu l’unico a rimanere lucido; ballò prima con Carla e poi con la signora Paola, e ballando le parlò molto, con aria seria, non come chi si diverte; ma non so quanto la signora Paola stesse a sentire.
- Altro?
Il capitano cominciò a sbuffare, ma non ebbe il coraggio di contrariare Giulia che gli piaceva da matti.
- Altro che?
- Altre persone!
- Beh, una volta a Porto Cervo vennero dei tedeschi a mangiammo tutti insieme al circolo; lei, Doria, era molto carina, lui, Hans, un elefante da centocinquanta chili; non credo che la signora Paola ci avesse messo gli occhi sopra, anche se lui era rimasto fulminato dalle sue gambe.
Hans e Doria? Sembrano due nomi inventati ed messi insieme per un romanzo! Giulia conosceva bene la storia di Hans, ben raccontata da Paola in due mail indirizzate a Martina, e che Martina le aveva girato; ed Hans e Doria erano anche venuti al funerale.
Uscito il capitano andò a rileggere le due mail. La prima:
Giovedi scorso sarebbe stata una giornata di calma piatta, se non fosse arrivata una mail che mi ha molto divertito ed anche intrigato, e che qui ti trascrivo: Cara Miss Paula, that che videi di vostro corpo,  vostre gampe, è negli occhi. Scusi. Posso mai mercoldi 29 h. 17.30 vedere voi? Sono io a hotel, vicino voi, a  Cervo Hotel, zimmer 240. Puoi venire trovare? Vi preco. Mio telephono 0041.798754344. Mio amigo te penza. Saluto. Hans. P.s. Doria is in Zurik. Ho subito risposto con un bel grazie vedremo, telefonerò martedì mattina, non sono mica una squillo, ma ti dico che la curiosità di vedere come si districa un simile ciclope in tali occasioni mi spinge ad andare.Tu hai mai avuto rapporti con uomini da 150 chili? Quello che è certo è che bisogna stare sopra e mai sotto.Vedremo mercoledì a Cervo Hotel, h. 17.30, stanza 240."
La seconda:
"Cara Marti, come ricorderai ieri pomeriggio avevo appuntamento con Hans, Cervo Hotel, h. 17.30, stanza 240. Non ti nascondo che la cosa un po' mi dava ansia ed un po' mi eccitava, e alle cinque, con indosso tanga, polo, e mini,  sono scesa dalla barca e mi sono incamminata a piedi lungo il molo. Alle 17.30, puntualissima, sono entrata in hotel ed ho trovato Hans che, molto signorilmente, mi attendeva nella hall. Mi si è fatto incontro camminando spedito, in pantaloni e camicia di lino bianco, pettinato e profumato e, muovendo buffamente le braccia, mi ha invitato a sedere ad un tavolino del bar, mettendosi di fronte a me. Dopo avermi stretto e baciato le mani con infantile trasporto, ha ordinato due Martini coktail ( alle cinque e mezzo del pomeriggio) e non me la sono sentita di deluderlo. E’ a quell’ora che ha cominciato a girarmi la testa, e tutto il resto si è svolto in uno stato di poco vigile coscienza. Per salire alla 240 mi sono dovuta appoggiare a lui che – dal momento che ero senza tacchi – mi sembrava più immenso e più gigante che mai; e lui per sorreggermi, invece di cingermi la vita, tanto per cominciare mi ha messo una bella mano di dietro. Non eravamo ancora dentro la 240 che già aveva tirato fuori dal bar uno Champagne francese e due bicchieri panciuti a calice, di quelli da 350 centilitri, dei quali ne bastano due per svuotare una bottiglia. A me lo Champagne francese non piace, ma per convenienza ho fatto un primo piccolo sorso, mentre Hans, tracannato d’un fiato il suo bicchiere, già apriva felice un’altra bottiglia. Si è seduto sulla poltrona con il calice in mano e, come se stesse al casino, mi ha squadrato da cima a fondo e poi mi ha detto siniora Paula tu hai gampe perfette. Allora mi sono sfilata il tanga, mi sono seduta di fronte a lui e, mentre parlavamo e beveva, l’ ho lasciato godere del meraviglioso spettacolo. Hans è un brillante e simpatico conversatore, nel suo faticoso e personalissimo italiano, molto musicale, mi ha raccontato di New York e degli Emirati, dell'ultimo soggiorno a Londra e di una navigazione alle Baleari; poi ad un  tratto ha mugolato qualcosa, ha posato il bicchiere sul tavolino,  s'è alzato ansimando, ed ha iniziato a togliersi i pantaloni con grande fatica. Sono rimasta seduta e muta, non sapevo che fare e che dire, e francamente mi veniva un po' da ridere: le sue mutande, dieci metri quadrati di raffinato cotone a righe bianche e celesti, aperte sul davanti, gli davano un grottesco aspetto da Obelix: il suo gigantesco fisico è tale che le sue braccia sono come le mie gambe, le sue gambe come il mio corpo, e le dita come il membro eretto di un uomo normale. Riafferrato il calice, il secondo della terza bottiglia, s’è steso lungo supino sul letto e mi ha invitata vicino a lui. L'ho fatto, così com'ero mi sono allungata sulla piccola parte del letto rimasta libera, e ho capito dov’è il suo problema: altro che mio amigo te penza, mi ha messo una mano dove non doveva metterla ma quasi subito l’ho sentito spegnersi, finché non si è addormentato russando. Di lì a un quarto s’è svegliato, io non vedevo l’ora di andarmene, lui si è alzato, ha aperto la quarta bottiglia e, tracannando Champagne, mi ha allungato una busta con sopra scritto Siniora Paula. L’ho messa in borsa, abbracciandomi soffocante mi ha dato due bacetti e me la sono filata; nella hall l'ho aperta e dentro, insieme a dieci carte da 500 Euro, ho trovato un biglietto con sopra scritto: Crazie Siniora Paula, no te ophende per soldi, tu no putana, ma prendi soldi. Io felice tu venuta. Crazie. Hans. Marti, io quei soldi l’ho presi, cinquemila euro non fanno schifo a nessuno; ma se lo sa Pietro mi uccide, non tanto perché sono andata da Hans, ma quanto perché in pratica mi sono comportata come una troia a pagamento, senza per giunta aver fatto nulla. Uscita di lì sulla piazzetta ho incontrato il Capitano, abbiamo preso i soliti aperitivi, e per tornare alla barca mi sono dovuta appoggiare a lui. In barca sono crollata, e mi sono svegliata stamattina alle otto.  Adesso ti saluto, e non vedo l’ora di averti a bordo. Tua Paola."
Ma certo Hans e Doria non c'entravano nulla con il delitto, anzi erano stati carini a venire al funerale; ed era invece Girma che aveva bisogno di un avvocato, e sarebbe anche  stato necessario ritrovare quella Carla.
11/06/2018 22:14:19

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=530
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.