STORIE

VINCE TEMPERA: QUANDO LO SPOLETINO GIAN PAOLO PROIETTI APRI' LA FRONTIERA AL COMPLESSO DEI 'GIGANTI' E A ME IN 'SVIZZERA'

Maurizio Verdenelli
Nel libro di Michele Bovi ‘Note segrete. Eroi, spie e banditi della musica italiana’ un intenso ricordo del maestro d’orchestra. “Micio era consigliere ascoltato di artisti come Montserrat Caballè, Placido Domingo, Luciano Pavarotti e Freddy Mercury. Sulla strada di Lugano, mostrò il suo tesserino ai doganieri e la sbarra s’alzò”. “Lui? Molto meglio di James Bond”




“Note segrete. Eroi, spie e banditi della musica italiana”. L’autore è Michele Bovi, già caporedattore centrale del Tg2, dirigente di Raidue e capostruttura per l’intrattenimento di Raiuno. Nel libro c’è spazio per Gian Paolo ‘Micio’ Proietti, nato e sepolto a Spoleto. Gian Paolo è deceduto all’ospedale di Macerata, a 61 anni, il 13 dicembre 2013 quand’era vicepresidente dell’Amat. Quattro anni fa, ricorrendo il decennale della scomparsa, è stato ricordato da tanti amici nel corso di un’intensa cerimonia. In quell’occasione, Francesco Micheli, allora direttore artistico di Macerata Opera di cui ‘Micio’ come vice del fondatore Carlo Perucci, era stato magna pars per una diecina d’anni, disse: “Proietti vivrà sempre nella storia dello Sferisterio”. Nell’83, essendo responsabile di quella stagione lirica, Proietti fu protagonista di un  risultato mai più raggiunto con il primo ed ultimo bilancio positivo (+80 milioni di lire). Il suo onorario? appena 7 milioni!
Nel libro di Bovi, già ai primi posti nelle vendite in Italia, all’interno del capitolo  ‘Chitarre, capelloni e barbe finte’, il celebre maestro d’orchestra Vince Tempera, amico intimo di Proietti (il sodalizio tra i due era iniziato all’ombra della casa discografica La Voce del Padrone) ricorda l’umbro nobile e generoso che aveva scelto Macerata come seconda ‘patria’. Un amore corrisposto in parte -per i maceratesi rispetto ad un ‘forestiero’ ci sembrò allora il massimo. Vince, nelle righe che seguono, lo ricorda con immutato grande affetto, lo stesso ben presente nella testimonianza che inviò dieci anni fa nel decennale della scomparsa dell’amico: “Addio faro della mia vita artistica e non”. 
“…I nuovi linguaggi musicali destinati al pubblico giovane erano seguiti con attenzione. E il rock progressivo sembrava essere il genere che destava maggiore allerta. Nel 1971 per la Ri-Fi i ‘Giganti’ pubblicarono l’album ‘Terra in bocca: poesia di un delitto’ che suonò come una denuncia audace delle speculazioni sull’acqua potabile operate in Sicilia dlala mafia. Alcuni brani dell’album passarono una volta per radio, poi su quel lavoro cadde il silenzio. E gli stessi ‘Giganti’ si sciolsero poco dopo. Fu Vince Tempera a comporre con Mino De Martino le musiche di ‘Terra in bocca’, con le parole di Piero de Rossi. “Ero anche il produttore dell’album” racconta Tempera. “I Giganti venivano da testi di protesta come ‘Mettete dei fiori nei vostri cannoni, ‘Noi non abbiamo paura della bomba atomica’, ‘Io e il Presidente’ censurata dalla rai perché ritenuta irrispettosa nei confronti della massima autorità dello Stato. La prima volta che sentii parlare apertamente di servizi segreti fu in occasione di una nostra trasferta in Svizzera. Dovevamo andare a Lugano per presentare le nuove canzoni in un programma televisivo. Un mio caro amico ci volle accompagnare: era Gian Paolo Proietti, detto Micio, discografico ed organizzatore di primo piano mondo della lirica, amato come un figlio dal maestoso tenore Mario Del Monaco, ma pure con capacità e interessi che sconfinavano dalla musica classica. Alla frontiera con la Svizzera fummo bloccati dalla polizia. ‘I Giganti’ ed io eravamo abbigliati da figli dei fiori e inoltre con noi, senza i dovuti permessi, portavamo una scimmietta aggressiva e mordace che il gruppo utilizzava per rappresentare una canzone del penultimo disco ‘Voglio essere una scimmia’. Proietti scese dalla sua Mercedes e raggiunse il posto di polizia, mostrò un tesserino, disse qualche parola al funzionario e la situazione si sbloccò immediatamente, via libera anche per la scimmia. Una volta in auto gli chiesi di farmi dare un’occhiata al documento, d’altronde eravamo in stretta confidenza. Me lo mostrò e aggiunse: nei servizi segreti non lavorano soltanto pistoleri, ai fini della sicurezza nazionale può venire utile anche un esperto di musica. Siamo rimasti amici fino al 2003, anno della sua scomparsa e gli ho visto fare cose straordinarie, passando dallo Sferisterio di Macerata al Metropolitan di New York, ascoltato consigliere di artisti maiuscoli da Montserrat Caballè a Placido Domingo, da Luciano Pavarotti a Freddy Mercury; Proietti era a suo agio negli ambienti vaticani, organizzava concerti per il Papa, partecipava ai cerimoniali del Sovrano Militare Ordine di Malta e si rivelava autorevole presso tutte le Forze dell’Ordine. Non tornammo mai più sull’argomento servizi di sicurezza, non posso neanche giurare che quella volta in Svizzera mi avesse detto la verità. Sta di fatto che da allora quando sento parlare di agenti segreti non penso a James Bond, ma a lui, un amico davvero speciale”.



27/01/2018 11:07:04

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