CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo Quarto - Parte Prima

Luciano Magnalbò
CAPITOLO IV

Martina e Girma in discoteca - la barca dell’architetto - scambio di idee tra Giulia e il capitano - Giulia riflette - Girma e la email di Paola - l’arresto dell’etiope - i sospetti del Sostituto  e le conferme del medico legale - Giulia e il capitano sulla signora Carla - la signora Carla - ancora Giulia e il capitano - Hans e Doria e le due email di Paola - ancora la signora Carla - alla ricerca di un avvocato per Girma - Bea accetta l'incarico.

In realtà salendo in macchina con Girma, Martina si era accorta di non avere sonno, la notte era chiara e tiepida, avrebbe volentieri bevuto qualcosa e sentito musica prima di andare a dormire; ed avrebbe anche ballato volentieri, sì, ballato, cosa che con tutti quei vecchioni del burraco nemmeno ti poteva venire in testa; erano simpatici i vecchioni, e qualcuno pure arzillo, come quel signor Piergiacomi che sta sempre a fare a tutte una corte da marinaio, però fermati lì: quattro chiacchiere, un mare di ricordi, una partita a carte, un buon buffet, e poi tutti a nanna.
In fondo al viale, al di là della strada Adriatica, comparve il mare: era placido, illuminato dalla luna, infinito.
Girma guidava lento e con sussiego, si vedeva che non veniva dal nulla e che nel suo paese aveva ricevuto una buona educazione; era rispettoso, parlava a bassa voce, e si muoveva con una certa eleganza; si era tolta la giacca da servizio e con quella camicia di lino bianco era proprio rock.
- Girma dove vai la sera quando esci, c’è qualche locale…?
- Locale?
- Sì un dancing, un pub, una discoteca, per ballare e bere qualcosa.
L’idea di ballare con Girma non le dispiaceva.
- Capito signora: su collina c’è locale, lì musica, tutti ballare, bere birra, whisky, vodka, rum...
- è lì che hai conosciuto la tua donna?
Girma annuì senza guardarla.
- Portami a questo locale allora, ci beviamo qualcosa e torniamo; è lontano?
- No lontano, ma ministro... macchina contessa…
- Non ti preoccupare, al ministro, se dice qualcosa, ci penso io.
Il dancing era pieno di giovani, e la pista da ballo era circondata da divani e da tavoli; Girma parlò con un signore in giacca, con i capelli raccolti sulla nuca e l’orecchino, il quale con il fare di chi la sa lunga li accompagnò a sedersi; chiese poi se volessero consumare e, senza aspettare alcuna risposta, scomparve tra la folla.
Dopo poco arrivò una ragazza magrissima, un insieme di ossa rivestite di gradevole pelle, con degli occhi molto chiari, infilata in pantaloncini microscopici, e con ai piedi calzari di stoffa blu da antica romana; si muoveva veloce nel busto stretto in un top bianco, e con le sue mani da uomo e con un improvviso sorriso lasciò sul tavolo un secchiello con il ghiaccio con dentro una bottiglia, due larghe coppe di finto vetro, due scodelline con noccioline e pistacchi; e poiché era stata addomesticata dal signore con l’orecchino e la coda di cavallo, evitò di farsi pagare subito, prima della consumazione, come appena iniziato a lavorare nel locale le era stato ordinato di fare.
Lo spumante era una mistura dozzinale, lontano anni luce dal Cristal della villa, ma così freddo andava giù bene; ad un certo momento, alla terza coppa, la musica selvaggia cessò, e saltò sul palchetto dell’orchestrina un uomo alto, massiccio, vestito di bianco, di mezza età, con i capelli tinti di nero tendente al rossiccio, un braccialetto d’oro, un anello al mignolo ed una catena al collo, con appreso un Cristo crocifisso che rimaneva sepolto tra il pelame del petto.
Afferrò il microfono, se lo mise quasi in bocca e, dondolandosi sulle scarpe di serpente con la punta all’insù, dette con gli occhi l’avvio al sax che faceva da maestro e, seguendo le note, intonò con voce bassa la canzone più figa del mondo: Una rotonda sul mareee...
Ballarono, e quando arrivarono in barca il sole s’era già levato, Girma restò appena per il tempo di lavarsi la faccia e di darsi una sistemata, e alle sei e quaranta precise era di nuovo in villa.
La barca di Pietro Daragona è un cinquantadue metri, arredato da Ken Freivokh, uno dei più famosi architetti per interni navali; era attraccata al braccio di molo destinato alle grandi imbarcazioni a profondo pescaggio, e si saliva a bordo mediante una comoda e larga passarella con pavimento antiscivolo e ringhiera; dispone di due ponti, due vasti saloni, tre salottini, quattro cabine-suite, palestra, piscina e reparto notte per l’equipaggio; Pietro aveva chiesto espressamente all’architetto navale, cui aveva dato una mano pure lui, di progettargli quattro cabine al posto delle otto usuali, ed ognuna con le dimensioni di una bella camera di hotel; la cabina armatoriale, posta a poppa, occupa trenta metri quadri, si affaccia su entrambi i lati della barca, è completamente insonorizzata e ospita un letto matrimoniale da sceicco; la parete di fronte a questo letto monumentale è costituita da uno schermo tv che rimanda le figura a grandezza naturale, e vari specchi, che costituiscono anche ante di armadio, dividono le altre pareti, imbottite di stoffa a grandi scacchi, dai tenui colori rosa e celeste; oltre al sofisticato angolo da trucco per l’armatrice, vi è stato installato anche un grande  scrittoio di perplex e argento che si apre e si chiude mediante telecomando, che Paola aveva voluto così per custodire le sue carte.
Questa cabina, assieme al bagno annesso, dove troneggia un idromassaggio ovale , era stata sigillata dal sostituto, e quindi l’abitabilità notte dei passeggeri della barca era ridotta alle altre tre; su di una, la numero quattro, quella più vicina alla prua e al reparto equipaggio, composto da sei cuccette, alloggiava il capitano, e si può accedere ad essa anche mediante un ingresso separato posto alla metà del primo ponte; un’altra, attigua a quella, la numero tre, dopo i sigilli alla numero uno era divenuta la cabina dell’architetto, dal momento che la numero due, collocata subito dopo quella armatoriale, e più o meno dalle stesse caratteristiche, era stata assegnata in precedenza a Martina, ed ora vi si era sistemata anche Giulia.
Erano trascorsi dieci giorni dal delitto e Giulia, con l’ausilio del capitano, provò a fare il punto della situazione; l’architetto era andato a Roma per alcune pratiche conseguenti alla morte di Paola, e Martina lo aveva accompagnato.
Secondo Giulia il sostituto, a seguito delle indagini del RIS e degli interrogatori delle persone informate sui fatti, si stava orientando ad approfondire gli accertamenti su Martina, l’ultima a vedere Paola viva, e sull’etiope, il primo a vedere Paola morta, nei cui confronti il magistrato aveva un  palese pregiudizio che lo induceva senza mezzi termini a considerarlo l'assassino; e qualche indagine il sostituto l'avrebbe fatta anche sul ministro e sulla signora Tina, la badante della contessa, tutti e due dimoranti nella villa; e specie in riferimento a quest’ultima il sostituto avrebbe probabilmente ritenuto necessario verificare se potesse per caso essere stata la basista di qualche individuo da lei frequentato.
Per quanto riguardava Martina e Girma occorreva prendere atto che non avevano alibi, dal momento che il primo era uscito dalla villa alle due ed era ritornato alle sette, e che per quel lasso di tempo non aveva per nulla chiarito di come l’avesse trascorso, mentre la seconda asseriva di essere partita dalla villa alle due e di essere ritornata in barca, ma nessuno, fino a dopo l’alba, l’aveva sentita: infatti il capitano, l'unico rimasto a bordo quella notte, poteva solo riferire di averne avvertita la presenza dopo le sei del mattino, quando si era svegliato.
- è sicuro di questo capitano? - gli chiese Giulia senza guardarlo.
- Sicurissimo.
- Ma se lei dormiva, Martina potrebbe essere rientrata prima e non l’ha sentita; e a che ora si è coricato? E ha dormito sempre, tutto di un fiato?
Il capitano fu tentato di raccontare la storia della signora di Terni, ma si limitò a precisare che s’era coricato verso le due e che era restato in cabina fino alle sei; solo se fosse stato proprio necessario ai fini delle indagini avrebbe tirato in ballo quella donna, della quale, fino a quando fosse stato possibile, era deciso a rispettare la privacy.
- ma non c'era nessun altro a bordo oltre lei? Una barca così grande quasi incustodita!
- avvocato la barca dell'architetto può anche navigare da sola, lei non può immaginare quali e quante apparecchiature sofisticate di crociera e d' allarme abbia a bordo, ed io ero più che sufficiente.
Non disse il capitano che quella sera, in previsione dell'incontro galante che s'era organizzato, aveva dato libertà all'equipaggio; dovendo poi recarsi in capitaneria, chiese scusa, e se andò.
Giulia, rimasta sola, si concentrò in alcune riflessioni.
Ma il movente? Che razza di movente potevano avere Girma e Martina, secondo il sostituto, per uccidere Paola?
A parere anche dei carabinieri l’etiope poteva essere stato indotto dai soldi cha Paola aveva prelevato, che aveva in borsa, e che erano spariti, o da un raptus erotico nei confronti della donna, una bellissima donna, che probabilmente a volte gli si presentava anche poco vestita; ma in realtà il medico legale subito intervenuto aveva escluso quasi con certezza segni di violenza in generale, o di rapporti intimi violenti in particolare.
Dall' esame del DNA riferito alle macchie del fazzolettino e del lenzuolo sarebbe poi con tutta evidenza venuto fuori ciò che il sostituto fin  da subito aveva sospettato, e cioè che esistesse un legame tra la vittima e l'etiope; in effetti quel rapporto particolare era nato quando il ragazzo era stato imbarcato come mozzo dall’architetto; Giulia conosceva bene l’intrigo perché Martina l’anno prima, d’estate, le aveva girato una mail di Paola che parlava appunto del mozzetto; ed il fazzoletto rinvenuto sulla Panamera era la prova - assieme a quello del cuscino - che il legame tra i due non si era mai spezzato.
Paola aveva confidato a Martina che Girma per lei era un meraviglioso diversivo, che poteva averlo quando voleva senza scomodi né pericoli, e che quel tipo di legame, con una persona al suo servizio, e quindi quasi con una persona di famiglia, non la faceva nemmeno sentire in colpa con il marito.
Questa circostanza, cioè l’esistenza consolidata di tale rapporto, rendeva però chiaramente inconsistente la tesi del raptus erotico respinto e sfociato in assassinio.
Giulia volle rileggere la mail di Paola che Martina nel mese di luglio dello scorso anno le aveva girato:
“Cara Marti, sono qui in barca a Porto Cervo con Pietro, e non mi sono mai divertita tanto come quest’anno. Siamo arrivati ai venti di giugno, ma Pietro, come tu sai, va e viene per i suoi affari. Quest’anno abbiamo imbarcato un nuovo mozzo, un ragazzo di diciannove anni lievemente scuro e lievemente riccio, un etiope non tanto alto, ma dallo sguardo e dal viso bellissimi, e dal corpo scultoreo. Si chiama Girma. Ieri pomeriggio Pietro è partito e la sera, come al solito, siamo andati con il capitano a prendere un aperitivo sulla piazzetta; e poi il solito burraco a due, nel quadrato di poppa, con musica lieve e Vermentino ghiacciato. Stamattina verso le dieci sento armare la passerella e dei passi sul primo ponte, e ricordo che il capitano doveva andare ad Olbia per certe sue pratiche. Poi silenzio. Ho stentato tanto ad alzarmi, un po' perché ero andata a letto bevuta, un po' per quella maledetta depressione che non riesco a cacciare. Con la sottoveste rosa che indosso la notte sono uscita dalla cabina e sono andata verso la scala per salire in coperta. Qui Marti è successo quel qualcosa che penso mi cambierà del tutto la vita di questa estate. Il mozzo, il ragazzo, era in piedi di fronte a me sul corridoio, con il busto nudo ed uno slip celeste; i nostri corpi si sono toccati, all’improvviso mi sono svegliata, eravamo soli, l’emozione mi è andata in gola, sono divenuta preda di quel solletico amoroso che ti fa girare la testa, il cuore batteva forte e, senza starci tanto a pensare, ho appoggiato le mie labbra sulle sue, quasi infantili. Mi sono sentita come la Ninfa Salmace delle metamorfosi di Ovidio. Ricordi? Lo studiammo al liceo e ci fece impressione, un episodio di forte erotismo. Sono poi andata a rileggere il passo:… fiammeggiano gli occhi alla Ninfa… a fatica ella frena la sua impazienza, a fatica indugia il suo godimento, già vuole abbracciarlo e, come forsennata, oramai nulla più la trattiene… “ho vinto, ed è mio”- esclama la Ninfa - e, gettate via le vesti lo afferra, gli strappa i baci, e le mani sotto gli pone, e gli accarezza il petto…Ed io come la Ninfa le mani sotto gli ho posto e gli ho accarezzato il petto; il resto te lo immagini, me lo sono portato in cabina e vai! Martina è vero quello che studiammo al liceo, quando Erodoto diceva che gli etiopi hanno lo sperma nero come alcuni indiani di cui non ricordo bene il nome, mi sembra i Calliopi ; te lo posso assicurare per averlo visto di persona, e per averne ricevuta una importante testimonianza sulla sottoveste rosa. Tu non puoi sapere quanto ora sia felice, e nei giorni prossimi continuerò a raccontarti le fasi successive.”
Lo sperma nero! Ecco perché - a parte il DNA - era facile dai fazzoletti ritrovati risalire a Girma, l’unico etiope in giro, e stabilire che lui e Paola avevano avuto rapporti prima del delitto.
Giulia continuò i suoi ragionamenti: il sostituto non era ancora al corrente nemmeno che tra Martina e l’architetto vi fosse un legame molto stretto, sulla natura del quale non era difficile trarre deduzioni; e da tale circostanza il sostituto avrebbe potuto ricavare il movente di Martina, complice o meno l’architetto, per uccidere Paola a scopo di gelosia o di cupidigia.
Ma l’arma in realtà era spuntata; infatti lei sapeva che Paola conosceva il legame tra la sua amica ed il marito, un legame che considerava fraterno, e sul quale indulgeva e che forse addirittura incoraggiava, con la conseguenza che Martina non aveva alcun interesse a farla fuori; salvo pensare che a seguito della morte di Paola l’architetto ne divenisse l’unico erede e lei, sposandolo, potesse acquistare grandi benefici, dal momento che il patrimonio di Paola è un notevolissimo patrimonio; ma Martina non era donna di tali pensieri.
Altra cosa che Giulia con certezza sapeva, e che il sostituto non era riuscito ad accertare, era che in gioventù tra Paola e Martina era in effetti divampata una vera e propria storia d’amore che probabilmente, almeno sotto il profilo affettivo, non si era mai spenta.
08/06/2018 09:08:53

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