CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo Terzo - Parte Terza

Luciano Magnalbò
Dalla signora Gina non ebbe alcuna notizia utile.
La vecchia, avvizzita e un po’ assente, divideva la sua vita tra la camera della contessa, la lavanderia e la stanza da stiro; non parlava mai con nessuno, quando scendeva a mangiare non seguiva i discorsi, non aveva interesse per nulla ed era corta di udito.
Si accese un attimo quando il procuratore le chiese dove era nata: parlò del padre, che era mezzadro dei conti ed in famiglia erano trentotto persone tra vecchi, grandi, bambini e famigli; dei suoi tredici fratelli lei era la terza, e man mano che gli altri nascevano sempre meno posto c’era per i primi, figuriamoci per le femmine, così che un giorno la portarono alla villa a fare la serva, e di lì non si era mossa mai più.
Da quel giorno aveva smesso di portare l’acqua nei campi a quelli che lavoravano sotto il sole leone - così disse la signora Gina - e dal quel giorno aveva sempre indossato di giorno un vestito a quadretti bianchi e celesti, guarnito di collo, polsini e zinale di color bianco, e di sera uno nero con le stesse guarnizioni, ma con in più una crestina; quando arrivò alla villa aveva dodici anni, ed ora ne erano passati quasi sessanta; considerava la villa la sua casa, era sempre stata trattata con rispetto ed umanità, perfino il vecchio conte le parlava e la chiamava Ginetta.
Venne poi interrogato Girma.
Nei confronti dell’etiope il sostituto era fortemente prevenuto perché, come gli era stato riferito, era l’addetto al servizio personale della povera signora Paola.
Se lo mise seduto davanti e con faccia feroce gli pose la prima domanda, dandogli con disprezzo del tu: - a che ora hai visto la signora la sera prima del delitto?
- A ora una.
- All’una di notte, vuoi dire? Puntualizzò il sostituto sgarbatamente.
- Sì.
- E che faceva a quell’ora la signora Paola?
- Andava a sua camera.
- E tu che facevi?
- Mettevo a posto la roba sotto patio.
- è andata in camera da sola la signora Paola?
- No, co signora Martina.
- Come era vestita la signora Paola?
- Camicia bianca e pantaloni blu.
- E sotto? Il sostituto sperava che Girma cadesse nel tranello.
- No so, no visto.
- Sai nulla di una sottoveste rosa?
- Signora Paola dormiva co sottoveste rosa.
- Come lo sai?
- La mattina la lasciava su letto.
- Glie l’hai mai vista addosso?
Il procuratore a quel pensiero ebbe un morboso brivido.
Girma, dopo un attimo di esitazione, rispose: - no mai.
- Sei sicuro? - insistette il magistrato che invece era certo del contrario.
- No mai visto.
- Che servizio facevi alla signora Paola?
All’improvviso al procuratore venne il dubbio che con quell’etiope dall’italiano stentato ci volesse un interprete, pena la nullità del tutto.
- Vuoi un interprete? - gli chiese brutalmente.
Girma fece cenno di no.
Il sostituto ripeté la domanda quasi sillabando: - che servizio facevi alla signora Paola?
Girma aveva capito perfettamente; parlava male l’italiano ma lo comprendeva benissimo.
- Pulire camera, rifare letto, lavare sua roba e stirare, portare colazione, preparare bagno su vasca idromassaggio...
- Le preparavi tu l’idromassaggio?!
Il sostituto credeva sempre meno che Girma non avesse mai visto la povera signora Paola in sottoveste ed anche con meno; ed al pensiero cominciò ad ingrifarsi; lui aveva fatto il liceo, poi l’università, sempre chiuso in una stanzetta a studiare, poi sempre lì dentro aveva preparato il concorso della magistratura e l’aveva vinto; ma certe cose non gli erano mai capitate, tutt’al più qualche pizzata con delle colleghe vestite a puntino, e la sua fantasia galoppava.
In realtà il procuratore aveva visto giusto: infatti nelle prime ore di quel pomeriggio che aveva preceduto la sera del burraco Paola aveva chiamato Girma in camera e, così in sottoveste com’era, come aveva fatto tante altre volte, l’aveva spogliato con le sue mani; poi s’erano sprofondati nel letto e s’erano abbracciati con foga, ma lui, ancora prima di  entrare nel tempio, prima ancora del primo gradino, fuori ancora della porta, era stato tradito dalla passione e vergognandosi l'aveva guardata; e lei, che s'aspettava questa partenza fuori orario, era prontamente intervenuta con il suo fazzolettino che già teneva a portata di mano.
Poi s’erano divertiti per più di mezzora, in seconda battuta quel ragazzo era fantastico, ed era tanto bello che se lo sarebbe mangiato: le piaceva, si, sentirselo sopra e farsi sbaciucchiare, ma anche accarezzargli tutti i muscoli, toccarlo e abbracciarlo; e così aveva fatto, rotolandosi felice con lui.
Poi gli aveva ordinato di prepararle l’idromassaggio, e lo era stato a guardare seduta sullo sgabellino del bagno ammirandogli quelle spalle senza fine ed il muoversi così leggero e così agile;  e quando la vasca fu pronta, mentre lei era immersa  lì dentro a strofinarsi e massaggiarsi, con i capelli raccolti in una cuffia, Girma  aveva messo in ordine il letto e preso il cesto con la biancheria sporca ma non il fazzolettino, perché Paola voleva sempre lavarlo di persona senza mandarlo in lavanderia.
- Accompagnavi pure fuori la signora?
- Sì con macchina.
- Sai guidare la macchina?
- Sì io patente - rispose Girma con evidente orgoglio.
- Tu quella sera hai riaccompagnato al porto la signora Martina?
- Sì a due ore.
- Quindi la signora Martina è stata circa un’ora nella camera della povera signora Paola?
- Sì una ora circa.
- E che facevano?
Anche nel dossier del procuratore era stato inserita la circostanza, che peraltro risultava non verificata, che si potesse trattare di un rapporto saffico.
- No so, no posso sapere, loro sempre chiacchierare e ridere molto.
- Quando uscivate la povera signora Paola incontrava uomini?
- Uomini, donne...
- No! Mi devi dire se incontrava qualcuno in particolare.
Girma rifletté un attimo: - a Centrale direttore di sigarette.
- Direttore di sigarette?
- Si, direttore offriva a signora Paola sue sigarette e lei fumare.
- Che razza di sigarette?
- Sempre stesse, sempre Marlboro.
- Fumava spesso la signora?
- No comprava sigarette, voleva smettere, fumava solo a Centrale sigarette direttore.
Ancora quelle sigarette e quel direttore! La circostanza risultava anche dal verbale del maresciallo,  ma il sostituto gli aveva detto che erano tutte stupidaggini, che non valeva nemmeno la pena di scriverle, e che lasciassero perdere il Centrale e quel pavone del suo direttore.  
- Tu l’anno scorso eri nella barca dell’Architetto...
- Sì.
- E dove la teneva?
- Porto Cervo.
- Avete fatto navigazione?
- Sì, a Corsica.
- C’era anche la signora Martina?
- Sì.
- E poi?
- Capitano, io e signor Giovanni.
- Signor Giovanni?
- Si, skipper amico di padrone .
- Padrone andava d’accordo con padrona?
Il procuratore si rese conto che era una domanda stupida e non attese nemmeno la risposta, facendo cenno alla segretaria di non scriverla.
Per ultima fu sentita Martina.
Martina si presentò con un arioso vestito blu a pallini bianchi, un vintage anni cinquanta molto stretto in vita, e si sistemò sulla poltroncina di fronte alla scrivania del sostituto.
Questi deglutì, si schiarì la voce, e le chiese le generalità.
- Martina Maria Assunta Franchi di San Giovanni.
Il sostituto capì subito che di San Giovanni era un predicato nobiliare, e per questa circostanza la professoressa aumentava ancora di grado nella sua considerazione di uomo un po’ fanciullo ed un po’ snob.
- Lei è nobile signora?
- Mio padre era nobile, era uno dei tanti baroni abruzzesi... ed era anche duca di San Giovanni.
- Professoressa, vero?
- Sì, di matematica all’università di Roma.
- Ed è nata ad Atri, vero?
- Si, due agosto 1976.
- Lo stesso anno della povera signora Paola.
- Si eravamo coetanee, abbiamo studiato insieme a Roma, abbiamo passato una vita insieme.
Martina a questi ricordi, e con il viso ridente di Paola bambina davanti agli occhi, si commosse, ed il procuratore annotò tali lacrime come indizio favorevole per la donna; ma non sapendo che dire, teneva gli occhi in basso.
- Eravate molto legate vero?
Il procuratore cercava di approfondire l’ipotesi dell’amore saffico che era stato ventilata dagli inquirenti.
- Moltissimo dottore - rispose Martina - come due persone che si vogliono molto bene; e sporgendosi in avanti sul tavolo accostò il viso a quello dell’imbarazzato sostituto e, guardandolo fisso negli occhi, disse sottovoce: - alcuni dicevano che eravamo due lesbiche, che ci amavamo in tal modo, ma le assicuro che non è vero, eravamo piuttosto come due sorelle gemelle.
Martina sporgendosi in avanti aveva liberato la vista quasi completa del proprio bel seno, ed il sostituto, che se l’era trovato li davanti tanto vicino da ficcarci il naso, non aveva potuto fare a meno di soffermarci lo sguardo; poi si accorse che lei se ne era accorta, e divenne rosso come un papavero.
Martina non dette peso alla cosa e continuò su quel tono: - dottore mi creda, tante cattiverie sono state dette su Paola, ma non ci creda; Paola era una bravissima ragazza, amava leggere e viaggiare, uscivamo spesso la sera assieme per qualche cinema, qualche burraco o qualche cocktail...
Il mistero saffico sembrava chiuso, più che chiuso escluso, ma il sostituto voleva saperne di più: - e il marito?
- Qualche volta veniva con noi, al cinema no perché si scocciava, e a burraco non voleva giocare; Paola di tanto in tanto gli organizzava un bridge in casa propria o in casa di altri, ed io al tavolo sono la sua partner fissa; ma lui è spesso fuori per lavoro, Londra, Bruxelles, New York...
- La signora Paola aveva amanti?
Martina si aspettava tale domanda: - no dottore, glie lo posso assicurare, se avesse avuto un amante avrebbe lasciato Pietro, non avrebbe sopportato di vivere nell’equivoco, non sarebbe stata capace di mentire continuamente.
- E il marito ha amanti?
- Non credo dottore - rispose Martina sporgendosi di nuovo in avanti, qualche capriccio quando va in giro per il mondo se lo toglierà pure, anche Paola lo metteva in conto, ma amanti fisse non credo.
Il sostituto roteò gli occhi per non guardare, tossicchiò e poi chiese: - lei quella sera la vide tranquilla? Voglio dire la sera delle carte, quella prima del delitto.
- Tranquillissima, dottore; abbiamo giocato a carte molto serenamente, abbiamo fatto anche un dispetto al marchese Delutiis al quale dovevamo dare un euro per una e non glie lo abbiamo dato; il marchese è corso dietro a questi due euro per tutta la serata e non ha trovato pace, lui detesta essere portato in giro; volevamo mandarglieli il giorno dopo con due assegni circolari e la nostra foto-ricordo. Uno scherzo.
- E poi lei l’ha accompagnata in camera.
- Si, me lo aveva chiesto espressamente, per fare due risate prima di dormire.
- E che avete fatto?
- Due risate e qualche programma per la crociera: Paola voleva tornare in Croazia - Dalmazia diceva lei - rifacendo la rotta Zara, Sebenico, Spalato, Havar, Curzola, Mijet e Dubrownik, tutti posti dove eravamo state anni prima con altri amici; partendo da qui e facendo la traversata saremmo arrivati alle isole Incoronate, e poi a Zara, e di lì avremmo navigato verso il sud.
- Ha visto nulla di particolare nella camera?
- Dottore debbo dirglielo.
Il sostituto drizzò le orecchie e si mise in difesa: la donna non si era sporta in avanti ma aveva scavallato le gambe.
- Dottore, il coltello, l’arma del delitto, era sul comodino di Paola; le chiesi il perché, e mi disse che lì a pianterreno con quel coltello a portata di mano si sentiva più sicura.
- Quindi chiunque fosse entrato nella camera lo aveva a disposizione! - dedusse il sostituto secondo la logica del due più due fa quattro.
Poi concluse: - il RIS comunque avrà rilevato certamente le eventuali impronte digitali.
Quindi rivolto alla donna: - dovremo prendere anche le sue!
- Anche subito, dottore, ma pensare che l’abbia uccisa io è come pensare che Paola lo abbia fatto da sola.
Il procuratore non rispose, non aveva mai messo in conto tale evenienza, un suicidio simile non sarebbe riuscito nemmeno ad un uomo con la forza ed il controllo di Darix Togni.
Domandò invece alla donna che, con le mani incrociate sul grembo, aspettava paziente: - a che ora se ne è andata dalla camera della povera signora Paola?
- Verso le due, anzi erano le due, sono sicura, Paola teneva una grossa sveglia sul comò.
- Era già in sottoveste?
- Si è spogliata appena siamo salite, le tiravano i pantaloni ed i sandali le avevano stancato le caviglie.
- E anche lei si è spogliata?
- Mi sono tolta anche io i sandali e il vestito; poi ci siamo messe a chiacchierare distese sul letto.
Il procuratore avvertiva nel tutto un che di deviato, e fece una domanda che lui stesso giudicava un po' pesante: - avete chiacchierato e basta?
- E basta, dottore; già le ho spiegato.
- E alle due l’ha riaccompagnata l’etiope.
- Sissignore.
- Che ne pensa di questo etiope, le sembra una persona fidata?
- Girma è molto gentile ed educato, mi sembra un bravo ragazzo, si era affezionato a Paola e la seguiva dovunque; e Paola lo adorava, lo considerava figlio suo, il figlio che non ho
potuto avere - diceva - ed è bello, ha gli occhi dolci della gazzella, è mansueto e tace.
- Tace?
- Si tace; il silenzio è basilare nelle persone di servizio.
- Può dirmi altro di quell’ora passata quella sera con la povera signora Paola?
- Forse questo le può interessare: mi disse che aveva ritirato in banca trentamila euro per la spese personali della crociera e i due brillanti gemelli che le aveva regalato la madre, due diamanti meravigliosi di non so quanti carati; quando siamo salite l’anello su cui erano montati l’aveva al dito, ci aveva giocato a carte, ci teneva; poi lo aveva riposto in una scatolina e messo nella borsa, l’ho vista io con i miei occhi.
Il sostituto, che ora sembrava di gesso, ritenne queste due notizie di grandissimo rilievo, e ne curò meticolosamente la dettatura esatta; e quando la professoressa, muovendosi con eleganza, fu uscita, si fece subito chiamare il capitano del RIS per sapere se avessero rinvenuto nella camera della morta trentamila euro in contanti ed un anello con due brillanti.
04/06/2018 22:27:42

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