STORIE

GIORNATA DELLA MEMORIA:

I reperti unici in Europa di Luca Cimarosa e il diario dal lager del soldato-mugnaio

Maurizio Verdenelli
La foto, su carta, è agghiacciante nella sua semplicità. Ben ‘stirata’ (“era ripiegata più volte” dice Luca Cimarosa), mostra distintamente ciò che appare un ‘innocuo’ spogliatoio, le porte del vano docce spalancate. Agli attaccapanni, divise marroni: solo qualcuna, semiaffioranti il bianco e il nero, è a strisce. Dice Luca Cimarosa, da Loro Piceno (Macerata) celebre collezionista della storia di un secolo: dalla prima guerra mondiale all’Olocausto. “Sembra quasi una palestra, tutto in ordine. In realtà siamo a Dachau….e tutti sono morti il giorno prima che arrivasse il soldato americano che con la sua macchinetta fotografica, e a titolo puramente personale, facesse quell’inquadratura: un’intensa panoramica che ti prende al cuore per il suo mostruoso carattere didascalico. Centinaia di ebrei ed altri prigionieri passati per il camino: per loro i ‘nostri’, gli Alleati, non arrivarono in tempo”.
L’immagine è uno degli ultimi reperti che Cimarosa è riuscito ad aggiungere nella sua impressionante ricerca (“sin da ragazzo”) del tempo perduto e degli orrori della Shoah. Un altro reperto assolutamente inedito, è una serie di scarpe di internati nei vari lager. Inoltre: fili elettrificati di recinzione, impossibile da superare e segnaletica smaltata a ‘gridare’ silenziosamente ma potentemente in tedesco: Attenzione! Vietato! Già, perché l’esistenza stessa era vietata: la media dell’internamento non superava i tre mesi.
Dice Cimarosa che a Loro Piceno cura due mostre permanenti, famose per ricchezza di elementi: “Le foto agghiaccianti, provenienti da Usa, Gb, Canadà e Polonia, sono tutte originali e sono state scattate sia da Organi ufficiali militari sia da semplici soldati che hanno partecipato alla liberazione dei campi di sterminio. Sono esposti, oltre alla documentazione fotografica, una toccante lettera scritta da un ebreo internato ad Auschwitz e il ‘sapone RIF’ citato da Simon Wiesenthal come ‘prodotto con il cadavere degli ebrei’”. L’esemplare presente agli Antichi Forni, ritrovato in Romania, è unico in Europa e forse al mondo.
Altre voci, altre testimonianze in vista, sabato 27, della Giornata della Memoria. Ad esempio il diario di Fernando Palmucci, mugnaio di Passo di Treia, soldato internato nel campo di concentramento di Fallingbostel (Bassa Sassonia). Negatogli lo stato di prigioniero di guerra, Palmucci  lavorerà in una fabbrica vicino Hannover dal 29 ottobre 1943 al 9 aprile 1945. Nel 1956 gli vengono concesse due croci al merito di guerra. La famiglia (i tre figli Addis, Rita ed Ivano) conserva del padre un breve memoriale del periodo della prigionia ed alcune lettere spedite alla moglie Mina, dal campo di concentramento, nonché il numero di matricola inciso su una targhetta di legno. In una lettera dallo Stammalager, del 21.5.1944 (arrivata a Passo di Treia il 28 novembre dell’anno dopo, come indica il timbro postale!) il prode fante, con studi sino alla 5. Elementare e che arruolato nel ‘33 aveva partecipato due anni dopo alla campagna in Africa Orientale e che dopo aver combattuto dal ‘41 in Albania era stato fatto prigioniero dai tedeschi il 13.9.1943 nel Paese delle Aquile, così scrive alla famiglia:  “Quasi ogni note vi sogno e nel sogno sono sempre in mezzo a voi, ma purtroppo quando mi sveglio mi ritrovo qui in questa mia branda con molta illusione e molti nervi. Ma ringraziando Iddio anche questi mi sono svaniti quasi del tutto e credimi, Mina, sono diventato un agnellino che al mio ritorno fra voi dovrai molto meravigliarti di questo mio cambiamento. Mina, speriamo che i miei sogni prestissimo diventino realtà così possiamo passare tutta la nostra vita assieme e felici…”.
Il figlio Ivano gran parte della sua ancor giovane vita ad investigare il passato della sua terra come segretario della settecentesca Accademia Georgica di Treia: un retaggio, una vocazione emersa dalla terribile eppure straordinaria esperienza paterna. Una prigionia della quale, il mugnaio-soldato passotreiese, ha annotato in un quaderno dalla copertina nera ogni giorno, sin da quando all’alba ‘questi assassini ci fanno la sveglia e qui la nostra tortura’.
25/01/2018 13:37:40

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=48
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.