POLITICA

Mattarella e Savona

Luciano Magnalbò
Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi, inferocito, dette l’assalto alla Bastiglia, simbolo del potere assoluto del Re, e i moti si estesero  rapidamente nel Paese, dando luogo alla Rivoluzione Francese, una rivoluzione che ha cambiato il mondo ma che spesso viene dimenticata.
Insegnano agli studenti delle medie che una rivoluzione, cioè la radicale trasformazione degli assetti economici e sociali, può essere lenta o veloce: ad esempio della prima si porta il lungo periodo durato secoli che occorse all’uomo per passare da una società nomade fondata sulla caccia e sulla raccolta dei frutti ad un’altra, più complessa e stabile, basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame, mentre per illustrare la seconda, quella veloce, si portano ad esempio la rivoluzione americana e, appunto, quella francese.
Si usa dire di questo secondo tipo di rivoluzione che scoppia, e  quelle americana e francese scoppiarono perché sugli strati sociali più bassi veniva esercitata una oppressione che a un certo momento divenne insopportabile, sempre per questioni di tasse, fame e oltraggi alla dignità umana, nell’ambito di una colossale violazione di quelli che saranno chiamati i diritti dell’uomo, consacrati in una Convenzione Europea solo alla fine del ‘900, Convenzione peraltro molto spesso violata.
La società  francese era divisa a quel tempo in tre fasce sociali chiamati Stati, e al Terzo Stato, rappresentato dal 98% della popolazione, appartenevano tutti coloro che non erano nobili o appartenenti  all’ordine ecclesiastico, i quali ultimi tutti godevano di molti privilegi e di esenzioni fiscali; ad un certo momento il Re, a fronte del malcontento sempre più forte del Terzo Stato, e a fronte di una gravissima crisi economica del regime che rendeva necessarie nuove tasse, fu costretto ad indire gli Stati Generali, dove però clero e nobili rifiutarono ottusamente ogni  idea  di essere tassati e di rinunciare ai propri privilegi; da ciò venne fuori quello che tutti sappiamo, il Terzo Stato si ribellò, il Re fece sparare, le cose precipitarono, la Bastiglia fu presa d’assalto, il Re spodestato fu mandato a morte, e con lui decapitata la maggior parte di quei  nobili ottusi.
Anche nello Stato Pontificio successivo alla restaurazione post napoleonica  vi furono dei moti contro il potere assoluto, e nel 1845 venne proclamata la Repubblica romana, una repubblica durata pochi mesi ma recante il germoglio di quelli che saranno i moti risorgimentali: il mio trisnonno Gaetano a 26 anni aderì nel fermano a tale Repubblica, come a Macerata Cimone Santarelli e Luigi Pianesi, e caduta la Repubblica fu fatto a pezzi anche nel patrimonio dal tremendo e implacabile Cardinale De Angelis, che trovò pure modo di farlo incriminare e incarcerare per fatti non commessi e da cui, quando tutto oramai era perduto, venne assolto.
Lo stesso errore di Luigi XVI, il Re ghigliottinato, e del Cardinal De Angelis, che di lì a poco perse ogni potere temporale, lo ha commesso in questi giorni Mattarella nell’esercizio delle sue funzioni, a tutela di un blocco europeo dominato dalla Germania, e di un opaco mercato finanziario taroccato da società di rating, presenze negative  divenuti insopportabili per l’attuale Terzo Stato del popolo italiano, al quale partecipano tutti, ex nobili compresi, meno i detentori del potere burocratico esercitato nel caminetto di cerchi magici, assieme agli appartenenti all’ ordine giudiziario, uno degli ordini giudiziari più scassati del mondo, ma che ancora conferisce  l’anacronistico e insopportabile  diritto ai propri adepti di non pagare per gli abusi e gli errori che commettono.
Il Presidente della Repubblica Italiana ha certificato personalmente  in TV che in Italia vincere o meno le elezioni è irrilevante, perché i programmi politici del blocco non possono essere cambiati, nell’ambito della silenziosa  avvenuta trasformazione della Repubblica Parlamentare regolata dalla Costituzione in una Repubblica Presidenziale di  fatto, e ha idealmente condannato ai Piombi il Prof. Savona per un presunto reato di opinione, come Venezia fece a suo tempo con Piero Maroncelli e Silvio Pellico, due ideologi prerisorgimentali.
Gli Italiani, ancora una volta beffati, non prenderanno d’assalto il Quirinale o Palazzo Chigi, anche se soffrono e si arrabbiano  di fronte a questo potere cieco e assoluto che con ostinazione - mediante atti come quello di Mattarella, che qualcuno ha definito uno degli ultimi colpi di coda dell’antico regime - non  consente loro nemmeno la speranza di poter cambiare in meglio.

29/05/2018 23:24:37

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