CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo Secondo - Parte Terza

Luciano Magnalbò
Il colonnello cercò di rimanere indifferente, ma questa era una grossa notizia.
- Lei sa, oltre questa diceria, che la signora Paola andava a letto anche con i maschi?
- Non ho detto questo, volevo solo dire che si mormorava che Paola fosse bisex come anche quella Martina sua amica, ma di quello che eventualmente andava facendo con altri maschi oltre che con il marito non ne so nulla.
- E l’architetto? Che diceva di ciò l’architetto?
Il dottor Vulpiani tirò in avanti il mento e strinse le labbra guardando nel vuoto, come a dire che non ne sapeva nulla di ciò che del fatto ne pensasse l’architetto.
- Era una bella donna la povera signora Paola.
- Accidenti! Ed aveva un bel cuterizzo!
Cuterizzo? Deretano? Ma da quale medioevo vengono costoro, pensò il colonnello; e fu sufficiente un mezzo sguardo all’appuntato perché non scrivesse né quella strana parola né le valutazioni personali dell’interrogato; poi il verbale fu riletto e sottoscritto.
Al momento del congedo il dottor Vulpiani domandò se gradissero fare un tuffo in piscina e bere un po' di vino bianco gelato; il colonnello e l’appuntato risposero che non avevano il costume sotto la divisa e che comunque dovevano andare, pensando però entrambi che un po’ di vino ghiacciato sarebbe stato molto gradito nel corso dei lavori; e mentre la Duna blu scompariva lentamente uscendo dal cancello, il dottor Vulpiani con passo pesante ma deciso si diresse verso il suo azzurro e scintillante salotto d’estate.
Per ultimo fu sentito il signor Piergiacomi, che pure aveva partecipato alla serata del burraco nella villa della povera signora Paola.
Il colonnello, avendo la moglie con i bambini in collina dalla madre, avrebbe preferendo andarsene a passare il tempo allo chalet della rumena, e delegato volentieri per l’incombente il maresciallo della sua stazione centrale; poiché però era ligio al dovere si presentò con il solito appuntato nella villa del signor Piergiacomi a bordo della Punto blu di servizio con la striscia rossa ai lati ed i fari celesti sul tetto, essendo finita da due giorni la Duna nell' officina della caserma.
Venne loro incontro un uomo grosso e basso, con la pancia rigonfia ed una zazzera bianca sulla fronte, che usciva da un cespuglio accomodandosi con le dita la pattuella, come chi ha finito di fare un bisogno proprio in quel minuto secondo.
- Eih, c’è il signor Piergiacomi? - urlò all’uomo l'appuntato pensando fosse un famiglio.
- Sono io capo, vi aspettavo.
Venne sull’uscio della casa una giovane indiana di buona fattezza e un po’ vergognosa all’apparenza, cui il signor Piergiacomi fece l'occhiolino dopo averle lanciato un ammiccante sguardo di complicità; ed entrambi - lei appiattendosi sull'arco della porta - fecero ai militari il segno di entrare.
Il signor Piergiacomi, attraversato un ampio ingresso con un tavolo rotondo nel mezzo, s’infilò in un corridoietto, e di lì nel suo studiolo, che all’appuntato parve ancora più piccolo di quello del dottor Vulpiani.
Il colonnello, che aveva fatto la fotocopia dei verbali del marchese Delutiis e del dottor Vulpiani, fece al signor Piergiacomi le stesse precise domande.
Il Piergiacomi però quella sera non aveva giocato al tavolo della povera signora Paola, e quindi nulla seppe dire in merito al comportarsi tra lei e la signora Martina; non sapeva se qualcuno se le pompava - proprio così disse - e l'appuntato, dovendo scriverlo, si trovò in difficoltà di fronte a tale espressione; peraltro conosceva meglio le due donne sua moglie, una simpatica e carezzevole signora di buona mole, che gentilmente era venuta a salutare con voce musicale e cinguettante e che, per la sua origine egiziana, per il lusso che le attività del marito le consentivano e per la sua spiccata attitudine al comando, veniva chiamata da alcune amiche la Faraona.
Nei confronti della Faraona però il colonnello non aveva nessun mandato, e quindi non poté farle alcuna domanda.
In realtà l’interrogatorio tendeva ad accertare certi rapporti di affari tra l’architetto, la povera signora Paola e l’interrogando per la costruzione di un residence di lusso da realizzare su di un’area di proprietà di quest’ultimo.
Infatti l’architetto, dopo alcuni colloqui con il Piergiacomi, aveva commissionato una ricerca di mercato su tale area ed era venuta fuori una certa possibilità di successo della iniziativa, cui avrebbe partecipato come investimento anche la signora Paola, che disponeva di propri consistenti mezzi economici.
Ma la crisi in atto aveva rallentato le cose ed ora girava la notizia che il consulente finanziario della investitrice aveva espresso molti dubbi sulla attuale bontà della operazione, e stava per dare un suo giudizio negativo; ed il ritirarsi della signora Paola avrebbe determinato anche una retromarcia dell’architetto, evenienza tale da provocare al signor Piergiacomi gravi difficoltà.
Questo era quanto accertato dal comando della Guardia di Finanza mediante un rapidissimo monitoraggio sul soggetto.
Alle domande in merito che il colonnello gli sottoponeva il signor Piergiacomi rispondeva inneggiando all’iniziativa del residence proclamandola come cosa fatta, e tentava di sviare il discorso mediante salgariani racconti sulla sua lunga attività di imprenditore edile in Venezuela.
Raccontò come quando arrivato a Caracas con una valigia e basta fosse stato nominato sul campo ingegnere dal gendarme addetto ai passaporti, e come tale qualifica fortunosamente acquisita gli avesse permesso di assumere vari appalti tra cui il restauro di un monastero, adombrando qui particolari affettuosi rapporti tra lui e la madre badessa; come a tempo di record avesse pavimentato una piazza per il ministero; come fosse divenuto fiduciario del ministro per le costruzioni pubbliche; e come infine possedesse in un luogo imprecisato una casa-palafitta nella foresta sotto la quale sciamavano alligatori e serpenti, e dentro la quale topi enormi venivano eliminati con il fucile; a parte una impressionate serie di avventure erotiche con donne disponibilissime, anche molto giovani, e dal sesso sempre ardente.
Il signor Piergiacomi accompagnava tali racconti ora con risate a gola spiegata ora con lacrime di grande commozione, ed il colonnello e l'appuntato, che ogni tanto si guardavano, ridevano divertiti ad ascoltare tutte quelle avventure.
Al ritorno in caserma, rileggendo il verbale, ripensando alla scena e avendo davanti agli occhi alcuni tratti dell'individuo, il colonnello  decise di riferire tali particolari al sostituto procuratore in quanto, collegati al movente finanziario, potevano avere un certo rilievo nella ricerca dell’autore del delitto; era comunque chiaro che la morte della contessina Giberti non aveva avvantaggiato in nessun modo l'indomito ed estroverso showman.
28/05/2018 07:21:49

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