CULTURA

Pianeta emozioni

Maurizio Angeletti
Un mondo sottopelle, un inestricabile nodo gordiano




Premessa dell’autore – ‘Recidere il nodo gordiano’, o ‘tagliare il nodo di Gordio’, è l’espressione che si usa comunemente per indicare un intervento, drastico, mirato a risolvere un problema apparentemente insormontabile o... molto intricato.

L’origine di tale espressione risale a un aneddoto su Alessandro Magno. Il macedone, nella sua campagna d’Asia, aveva sottomesso la città del re frigio Gordio, ma costui aveva donato a Zeus il suo carro legandone il giogo con un nodo inestricabile e, secondo la profezia, solo chi l’avesse sciolto sarebbe potuto divenire il padrone dell’Asia. Dopo vari tentativi falliti, Alessandro, risolse la questione tagliando il nodo con un colpo di spada, deciso, che gli permise, poi, di dominare vastissimi territori di quel continente.

Uscendo dalle proprie abitazioni per dedicarsi alla raffigurazione del paesaggio, gli inglesi John Constable (1776-1837) e William Turner (1775-1851) -- considerati tra i massimi esponenti pittorici del romanticismo – cercavano, guardandosi intorno o alzando gli occhi al cielo, oppur ‘nel rimirar le nubi’, quelle ‘certe’ sensazioni, nutrimento dello spirito, che la natura solitamente suscita in ogni individuo.

Per la maggior parte delle teorie più recenti, le nostre esperienze emotive, cui è stato apposto, a sigillo comune, il termine ‘emozioni’, sono un processo articolato (non uno stato) di diverse componenti, associate a stimoli interni o esterni, naturali o appresi, atti a produrre modificazioni psicologiche in un soggetto.

Secondo Darwin (1809-1882), la funzione primaria che rivestono, sotto l’aspetto evolutivo, risiede in una efficace reazione dell’essere umano a situazioni che richiedono una risposta immediata per la sopravvivenza, che non sia determinata da un processo cognitivo elaborato e cosciente.

Queste reazioni olistiche (definizione di cui mi assumo ‘tutta’ la responsabilità), rivestono anche una funzione relazionale e autoregolante (comprensione delle proprie alterazioni psicofisiologiche) nella comunicazione con il prossimo, pertanto, differiscono dagli stati d’animo e da ciò che, comunemente, intendiamo come sentimenti. Ovviamente, l’esperienza emotiva viene determinata da quella componente, chiamata tonalità edonica (o edonistica, riguardante il piacere), che produce, nel soggetto interessato, una differente re-azione: di spiacevolezza, quando sia a valenza negativa, di piacevolezza, quando sia a valenza positiva. Imputata a questo delicato compito (la gestione delle emozioni), è una piccola ghiandola a forma di lacrima, incuneata tra i due lobi temporali del cervello e che viene chiamata... amigdala (dal lat. ‘amygdala‘, cioè ‘mandorla’): un sostantivo semiotico, fra i tanti del latino, approdato nella terminologia scientifica corrente. Punto di riferimento imprescindibile per psicologi e ricercatori scientifici, anche dei nostri giorni, Charles Robert Darwin asserì, nel suo pionieristico libro “L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali“ (1872) che una peculiarità importante delle emozioni fondamentali è determinata dal fatto che sono espresse universalmente, da tutti e in qualsiasi luogo, tempo e cultura e... con modalità simili. Peraltro le emozioni possono causare, sugli aspetti cognitivi, diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione, o confusione, allerta, smarrimento, etc., segnali riflessi all’esterno attraverso il volto, il linguaggio verbale o altre piccole, ma percettibili, alterazioni somatiche. Altresì, sotto l’aspetto pedagogico, educare un bambino all’emozione ha assunto, oggi più che mai, una valenza rilevante per la sua crescita e formazione.

Per lo psicologo statunitense Robert Plutchik (1927-2006) le emozioni primarie, secondo una sua distinzione, sono otto ma divise in quattro coppie: la rabbia e la paura, la tristezza e la gioia, la sorpresa e l’attesa, il disgusto e l’accettazione.

Secondo altri autori, invece, dalla combinazione delle emozioni base, o primarie, derivano altre emozioni, complesse, anche dette secondarie. Abbiamo, così:

l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono,

l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Ultimo punto, ma non meno importante, sono gli aspetti patologici delle emozioni che vanno sotto il nome di ‘alessitimia‘; termine che definisce l’impossibilità o l’incapacità di percepire, descrivere e verbalizzare le emozioni proprie o quelle altrui.

È in quest’ultimo contesto che può assumere un’importanza notevole, e terapeutica, l’esercizio della scrittura, permettendo la trasmissione all’esterno dei propri disagi interiori: una spada, tra le tante del condottiero macedone, per recidere un nodo gordiano di quel... ‘carro delle emozioni’.



*L’aggettivo olistico, leggermente azzardato (nello specifico), è relativo alla ‘scienza’ dell’olismo, teoria biologica che sottolinea l’importanza dell’organismo in quanto totalità (ted. ‘Ganzheit’). Il termine olismo deriva dal greco ‘holos’ (tutto intero).
27/05/2018 22:52:39

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