CULTURA/Libri

"Assassinio in Villa", romanzo

Capitolo I, Parte quarta

Luciano Magnalbò
Per effettuare il sequestro senza l’asporto dei beni - così disse il sostituto - fu sigillata la cabina matrimoniale dell’architetto e di Paola, la cosiddetta cabina armatoriale.
Prima che cominciassero i lavori di inventario Martina aveva chiesto al magistrato se la sua presenza fosse necessaria, perché doveva andare a fare la spesa; ed indicò la borsa che portava in spalla.
- Vada signora, ma si tenga disponibile per noi, lei sarà interrogata da me personalmente, la sua posizione si presenta borderline.
- Martina lo guardò e scese dalla barca.
Per completare il sequestro il sostituto domandò all’architetto se vi fosse a bordo una cassaforte.
- Certo che c’è.
- E dov’è? Prenda la chiave.
La cassaforte era nella cabina armatoriale e Pietro ne porse la chiave al sostituto.
In cassaforte c’erano quindicimila euro nuovi di zecca, la somma che Paola doveva portare in Ascoli per ritirare un anello con uno zaffiro con inciso il suo stemma, come aveva precisato Pietro.
- Era molto orgogliosa della sua famiglia - continuò Pietro - diceva sempre che era illustre da prima dell’anno mille; una sua debolezza.
- Quindicimila euro in biglietti da cinquecento! - esclamò il sostituto - lo sa lei che è denunciabile per riciclaggio?
- Ma erano soldi di mia moglie! C’è anche la contabile della banca dove sono stati ritirati; se vuole saperlo io in borsa ho altri trentamila euro che avevo prelevato per la crociera; ma signor procuratore, di fronte alla scomparsa di Paola credo che una accusa di riciclaggio sia poca cosa.
- Lo sa che il telefonino che la sua signora quella sera aveva alla villa è introvabile? - osservò ancora più accigliato il sostituto, ma la polizia postale, mediante la tracciabilità, ci dirà che giro ha fatto e dove è finito; e dai tabulati vedremo le ultime telefonate; la signora aveva un personal?
- Dovrebbe essere qui - e l’architetto indicò una mensola dove sopra non c’era nulla.
Il sostituto lo guardò come si guarda un miserabile.
- Non c’è nulla lì sopra.
- Forse qualcuno lo ha preso - disse Pietro.
- O forse la signora Paola l’avrà portato con se, forse starà alla villa - intervenne il capitano.
- Per farne che? - gli chiese Pietro.
Il sostituto per questa che gli sembrava una sceneggiata era su tutte le furie: - tutti voi da stamattina dovrete restare a mia disposizione, sarete ulteriormente sentiti come persone informate sui fatti.
Poi si calmò e disse ciò che pensava rivolgendosi all’architetto.
Si sentiva Sherlock Holmes: - secondo le regole i maggiori sospetti dovrebbero ricadere su di lei, perché è il marito della vittima, ma dobbiamo scoprire come e perché l’ha fatto: forse ieri notte è venuto da Roma con un elicottero privato, l’ha uccisa e poi è tornato indietro; forse non è vero che stava a Roma e che è tornato nel pomeriggio, ed il capitano che dice di averla prelevata in Ancona è un suo complice; forse ha pagato l’etiope per liberarsi di sua moglie, magari perché pensava che fosse dedita al tradimento. Sono tutte circostanze che accerteremo. Comunque si tenga a disposizione; e le prenderemo il DNA.
Il maresciallo guardò con sguardo furbo l’appuntato, con la sua foga inquisitoria il sostituto gli sembrava fuori giri.
Paolo era allibito: - signor procuratore in studio a Roma mi hanno visto tutti, almeno dieci persone; poi ho il piano di volo dell'Hawker, gli ok di partenza e di arrivo delle torri di controllo di Roma e Falconara, la testimonianza del comandante pilota  Ausoni e della assistente Nicoletta…
- Vedremo vedremo.
- Ok procuratore.
Pietro era sicuro di se, lui non aveva né ammazzato né fatto ammazzare nessuno.
Nel frattempo Martina era ritornata con la spesa e aveva fatto  mettere sul tavolo del quadrato di poppa alcuni vassoi di splendida ceramica pugliese con patatine, mandorle, pistacchi, tozzetti con caviale ed altre delizie.
- Procuratore gradisce un Cristal?
- Bevo solo acqua minerale - rispose il sostituto stizzito.
- Voi maresciallo gradite un Cristal?
- Un goccino, grazie, tanto per gradire.
- Tenga appuntato, anche a lei.
Il Cristal era freddo al punto giusto.
- Grazie.
- Cin cin, cin cin.
La mattina dopo tutti i giornali locali erano pieni di fotografie della villa, dei carabinieri con l’Alfa e della barca, nonché di supposizioni e di tesi su questo delitto che toccava il mondo dei VIP; anche i giornali nazionali riportavano la notizia, e pure i telegiornali, e da Roma e da altre parti d’Italia arrivarono centomila telefonate; tutti volevano notizie, tutti volevano parlare con Pietro per le condoglianze e per saperne un po’ di più; molti telefonarono a Martina sapendola sulla barca, e moltissimi anche alla vecchia contessa, per la quale rispondeva con compìta flemma il ministro. Una valanga di telegrammi si abbatté poi sull’ufficio postale, tanto è vero che il fattorino andava continuamente su e giù tra il viale della villa e il molo del porto; il computer di bordo intanto s’era riempito di email, ed il capitano non faceva altro che scaricare e stampare messaggi.
Nel pomeriggio, quando il sostituto se ne fu andato promettendo fulmini e saette, Pietro, Martina ed il capitano convennero di chiamare Giulia, che era ancora a Roma: Giulia era stata a lungo come avvocato criminale presso un famoso studio di Londra, aveva spesso collaborato con Scotland Yard, ed ora lavorava tra Londra e Roma per conto proprio.
Alla notizia della morte di Paola Giulia era rimasta molto scossa ed aveva già parlato a lungo al telefono con Pietro e Martina: quando seppe il motivo della chiamata accettò subito con tutto il cuore, ed arrivò la sera stessa con la sua Audi 5 cabrio nera.
Per portarle il bagaglio l’andò a prendere nel garage il capitano il quale, dall’ultima volta che era stata ospite in barca, era orridamente innamorato di lei; ma quella sera aveva tutto l’apparato virile sconnesso e paralizzato, e con gli ormoni a zero.
- L’hanno uccisa in villa nel suo letto, e qualcuno dalla barca s’è portato via il personal con la chiavetta.
- Ma per fare?
- Non so che dire.
- Qualcuno di voi quella mattina ha visto Paola prima che morisse?
- La signora Martina è stata in camera con lei - dice - fino alle due di notte, e l’etiope l’ha scoperta - dice lui - alle dieci del mattino; l’etiope, per ordine del ministro, era addetto al servizio della signora Paola, e scorrazzava quando e come voleva nel suo appartamento.
Giulia lo guardò fisso per capire bene l’evidente retropensiero del capitano.
- Lasciando perdere Martina, questo etiope può essere fra i sospettabili?
- Certo: il procuratore pensa che s’è cuccato i soldi e l’ha fatta fuori.
- E ha buttato a mare il telefonino?
- Secondo il procuratore l’ha fatto scomparire lui, non so se a mare...
- Ma perché deve essere stato il mozzetto?
Il capitano si strinse sulle spalle.
- E il coltello? Che coltello è?
- Un coltello da caccia al cinghiale marcato Gucci.
- Ma era di Paola! Perlomeno ne aveva uno simile.
Giulia era sorpresa; Paola l’aveva regalato a Pietro una quindicina di anni prima quando avevano affittato una riserva in Toscana, ma siccome non serviva a nulla, ed era solo per bellezza, lo aveva tenuto sempre lei come ricordo, e spesso se lo portava in borsa.
Appena arrivata a bordo Pietro, baciandola, le disse: - Giulia qui è un casino.Intanto sul molo continuavano a formarsi crocchi di perditempo e di curiosi che, discutendo del delitto, cercavano anche di occhieggiare dentro la barca.
Si misero seduti di sotto, in un salottino, lontani dagli sguardi, e Giulia si tolse i sandali.
Il capitano intanto aveva preparato un cocktail di Campari e champagne.
Dopo aver parlato a lungo dei fatti che erano accaduti, della povera Paola, della tragedia che si era abbattuta sulla famiglia, della nonna novantenne guardata a vista in villa dalla badante, vennero finalmente a discutere sul da farsi.
- Il procuratore mi sospetta disse Pietro.
- Ma di che ti sospetta!
- Che l’abbia fatta fuori per liberarmene.
- Ma se eri a Roma!
- Lui dice che lo accerterà, ma comunque ritiene che in via subordinata ho pagato qualcuno per farla fuori.
- E il movente? I suoi soldi? è demenziale, tu nei hai a pacchi dei tuoi. O le corna... ti metteva le corna Paola? E per un po’ di corna ammazzi una persona? Dai sono tutte scemenze. Ma spero che veramente tu non l’abbia fatta uccidere, che a ben pensarci saresti pure capace.
E Giulia gli sorrise con affetto.
Pietro la guardò, ricambiando con un mesto sorriso.
- è anche scomparso il suo personal, ma non era solita portarlo con se; e il procuratore - si lamentò Pietro - si è arrabbiato terribilmente come se l’avessimo occultato noi.
I nervi saldi non tradirono Giulia, che quindi trovò il momento adatto per lanciare a Martina uno sguardo parlante; sapevano tutte e due che in quel personal c'erano delle cose che era molto meglio non venissero fuori, certi particolari che avrebbero anche potuto creare guai nell’ambito delle indagini.
Finita la terza caraffa del cocktail del capitano Giulia e Martina mandarono gli uomini a dormire, per rimanere insieme nella seconda cabina, dato che quella armatoriale era sigillata.
- Sono sconvolta Giulia, ancora non ci posso credere e non riesco a rendermene conto; tu conosci il legame che avevo con Paola, da quando eravamo ragazze.
Martina soffriva veramente ed aveva gli occhi pieni di lacrime.
Anche Giulia era preoccupata e silenziosa, mentre si toglieva il vestito velo di cipolla che le si appiccicava sul nudo sottostante.
- Sarà stato Girma? Che dici? Mi sembra impossibile. Dobbiamo fare assolutamente in modo di scoprire la verità - mormorò a bassissima voce Martina, che oltretutto, pur sapendosi estranea al delitto, pensava anche a se stessa; infatti con queste teste di giudici non si può mai sapere, e il sostituto - un giovinastro fanatico e saputo - le sembrava particolarmente pericoloso.
- Non so se è stato Girma, dovremo approfondire.
E quel maledetto personal? - si domandò poi Giulia che, distesa sul letto, cercava di collegare fatti e trovare soluzioni.
- Hai idea di dove possa essere andato a finire il computer? - domandò poi a Martina, sempre seduta sul letto a piangere e a guardare per aria
Martina fece di sì con la testa, si passò l’indice destro sulle labbra per suggerire silenzio, e disse no ad alta voce.
L’amica capì immediatamente e le rimandò una frase neutra: - hai idea di come andrà a finire?
- Assolutamente no! Ma la detective del caso sei tu.
- Mmmm - mugolò Giulia guardandosi il bel seno.
18/05/2018 07:37:03

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