CULTURA/Libri

"Assassinio in villa", romanzo

Capitolo I - Parte terza

Luciano Magnalbò
Il maresciallo allargò le braccia.
Poi rivolto all’appuntato ordinò: - non scriva, si fermi, non scriva più! Adesso bisogna che riordiniamo le idee... e lei si tenga a disposizione.
- Va bene maresciallo.
- Martina salutò con gentilezza ed infilò la porta della caserma.
Appena fuori si accese una sigaretta, come ebbero modo di notare i due militari che ne spiavano le mosse dalla finestra, senza riuscire a capire se sotto il vestitino che la fasciava la professoressa indossasse qualcosa.
- Lei è il capitano della barca?
- Sì - rispose il capitano; e diede tutti i propri riferimenti.
- Conosceva la povera signora Paola?
- Perbacco!
- Da tempo?
- Tre anni.
- Quest’anno quando è arrivata in barca?
- Ai primi di giugno.
- E che faceva tutto il giorno?
- Prendeva il sole e leggeva.
Omise di riferire che la povera signora Paola quando prendeva il sole sul ponte in alto si toglieva il reggipetto chiunque ci fosse, anche il santo Padre; e così rimaneva pure quando aveva necessità di parlare con qualcuno - ed a lui era capitato - o quando con completa disinvoltura ordinava che le venisse portato un caffè, un Martini o qualcos'altro; e che seno! Ancora bello tosto, naturale e non rimaneggiato; e con dei cosi erettili come due proiettili di mitra.
- E la sera? Andava alla villa?
- Non sempre; e quando non c’era il signor Pietro andavamo in piazza per un aperitivo; poi un burraco da soli o con i vicini di barca.
- Le risulta che fosse… che avesse… cioè che sia mai uscita da sola la sera con qualcun altro?
- Quando era in barca mai.
- E lei?
- Io..?
Il Maresciallo voleva chiedere se il comandante ci avesse mai provato, e lui capì al volo.
- Maresciallo se ho capito quello che pensa, e cioè che io abbia potuto mancare di rispetto alla povera signora Paola e all'architetto, posso assicurarle che mai ciò è avvenuto.
Il Maresciallo, aspettandosi quella risposta pur sapendo che il capitano andava pazzo per le donne, già seguiva un altro pensiero.
- E il mozzetto che tipo è?
- Uno dei tanti immigrati: bravo e rispettoso nel lavoro e molto bello: attira fortemente le femmine.
- Pensa che la povera signora Paola…?
- Non credo, diceva di considerarlo come un figlio. Ma mai dire mai. Comunque la signora Paola era così bella e raffinata che poteva avere tutti gli uomini che voleva; non credo che andasse a confondersi con un piccolo etiope; anche se…
- Anche se ?
- Anche se lo trattava con molta confidenza, uscivano spesso assieme in tender e a terra, e si faceva accompagnare in automobile di qua e di là; lei aveva una cultura strana: diceva sempre che gli uomini erano tutti schiavi delle donne, e che era costume delle sue antenate appropriarsene quando lo volevano.
Ritenne però di non riferire che la signora Paola a volte chiamava  il ragazzo in cabina per fargli lezioni di italiano -diceva - e quello ne usciva anche dopo un'ora.
Il maresciallo aveva seguito con attenzione, e qualche conferma sui suoi sospetti cominciava ad arrivare.
- Che vuol dire con questo degli schiavi e delle antenate capitano?
- Dico omnia munda mundis.
Il capitano aveva fatto il liceo classico a Guidonia, e poi era entrato in accademia.
- Tu ti chiami Girma Wolde?
- Sì.
- Quanti anni hai?
- Dicinnove.
- Da quanto è che sei in Italia?
- Quattordici mesi.
- Quando sei venuto sei andato direttamente a lavorare nella barca del signor Pietro?
- Sì.
- Poi sei venuto qui.
- Sì.
- Hai parenti in Italia?
- No.
- Accompagnavi spesso la signora Paola in macchina?
- Sì.
- L’ultima volta?
- Due giorno dietro a ieri a Golf del Conero.
- A che fare?
- Io rimasto fuora club house.
- E altre volte dove siete andati?
- A paese per spesa, a giro per foto su monti, a Fermo, Civitinova, Magerata...
- Macerata; ma eravate sempre in giro!
Girma allungò il mento come a dire che non dipendeva da lui.
- Hai visto se la povera signora Paola aveva degli amici, se si incontrava con qualcuno?
- Lei a Centrale amico; noi andati sembre a Centrale e direttore dava sigaretta.
- Sigaretta? Ma no! Voglio sapere se aveva degli amici suoi personali, solo suoi, con i quali si soffermava.
- No so.
- Dov’eri ieri notte?
- A villa.
- Hai portato alla barca la signora Martina?
- Sì.
- Era sorridente?
- Sì. Signora Martina sempre gentile.
- Che ora era?
- Due e dieci minuti.
- Sicuro?
- Orologio macchina contessa così.
- Esci mai da solo?
- Solo?
- Sì, tu da solo!
- No.
- Con chi esci allora, con chi ti incontri?
- Amici filippini, cinesi, cingalesi, indiani...
- Basta basta va bene - sbuffò il maresciallo, che ben conosceva il miscuglio cui si riferiva l’etiope, un insieme di operai e camerieri che lavoravano come cani e non facevano del male a nessuno.
- E donne? Qualche volta ti dovrai pure sfogare...
- Sfocare?
- Si, sfogare, andare con donne.
Ed il maresciallo fece un gesto inequivoco.
L’etiope assentì, come per dire che era logico che ogni tanto si sfogasse.
- Esco co donna - ammise.
- Co donna? E come si chiama?
- Signora Carla.
- Questa signora Carla è una tua amica, una italiana, una immigrata? Chi è?
- Italiana.
- E com’è? Bionda o bruna?
- Signora Carla bruna.
- Alta.
- Come lui. E indicò l’appuntato.
- Bella?
- Molto bella.
- Quanti anni ha?
- No so, ma trenda o quaranda.
- Non è la stessa cosa.
- Allora trenda.
Il maresciallo fece una smorfia di compatimento.
- Lavora da qualche parte?
- Porto San Giorgio, Pedaso, Cupra...
Il maresciallo aggrottò la fronte: - Dove?
- Porto San Giorgio, Pedaso...anche Civitinova.
- Civitanova. Ma che lavoro fa?
- In macchina.
- In macchina? Ma che ha un taxi? E il maresciallo già pensava di aver capito. C’era lì al mare la moglie di uno dell’interno che faceva la tassista e qualcos’altro.
- No taxi, lei fa montare su macchina per zac; e fece una mossa con la mano, come se premesse qualcosa.
o, principesco corredo da toilette, mobiletto a tre cassetti con tutto il suo contenuto di monili.
Il maresciallo capì subito: - per zac vuoi dire rapporti carnali? Ma è una prostituta! Appuntato com’è che non la conosciamo?
- Sarà nuova maresciallo.
- Quando è stata l’ultima volta?
- Sabato ultimo.
- Dove?
- A Pedaso.
- L’hai incontrata a Pedaso? A che ora?
- Verso mezzanotte.
- E fatto zac in macchina?
- No macchina, sabato zac su campo sopra Pedaso. Domenica Porto San Giorgio in macchina.
- Ah si? E sempre in luogo pubblico eh!
Il maresciallo e l’appuntato, immaginandosi le scene, provarono quasi un senso di invidia.
- Sai dove abita?
- No.
- Che macchina ha?
- Micra, Punto, Audi... cambia
- Sai ritrovarla?
- Sì.
- A che ora sei tornato ieri sera alla villa dopo che hai portato la signora Martina in barca?
- Subito, due ore e un mezzo.
- Alle due e mezza? E che hai fatto?
- Dormire.
- E chi ti ha visto rientrare?
- Nessuno.
- Neppure il ministro?
- Pure ministro dormiva.
- E i cani?
Girma alzò le spalle e non rispose.
- Lo sai che sono stati avvelenati.
L’etiope annuì con la testa, con aria di chi prova molto disagio.
- Quanto gli dai alla signora Carla per zac?
- Lei da me 100 euro.
- Lei li da a te? Ma che diavolo dici?
- Da a me perché namorata e me vole.
Il maresciallo e l’appuntato provarono ancora più invidia: quel ragazzo aveva congressi carnali con una bella donna e ci veniva per giunta pagato sopra!
- Va bene, per ora abbiamo finito, ma dovrai chiarire tante cose; ti interrogherà il procuratore e se esce fuori che hai raccontato delle frottole saranno guai; stai camminando sul filo del rasoio, anche se non credo che sia stato tu ad uccidere la contessina; e il procuratore ti chiederà il DNA.
- Io rasoio? Io ucciso contessina...? Girma cominciava a capire di essere nei guai.
- Ora vanne, domani sentiremo il ministro, la cameriera della contessa e la badante - disse il maresciallo chiudendo la cartellina della pratica.
Sentirono il ministro ma non gli tirarono fuori nulla.
Nulla quella notte, dopo che la signora Martina se ne era andata, aveva sentito di strano, di nessun movimento s’era accorto, e pure non aveva fatto caso al fatto che i cani non abbaiassero. Confermò però che l’etiope la mattina alle sette era in villa, dopodiché alle otto l’aveva spedito come sempre in paese a fare la spesa; riferì che Girma aveva il normale comportamento di sempre e, a precisa domanda, rispose che la finestra della stanza della contessina era aperta quando l’etiope atterrito l’aveva chiamato.
- Ma è una stanza a piano terra!
- D’estate tutte le stanze da letto della villa sono a piano terra - spiegò il ministro - e rivolte verso nord est; è una usanza della Casa, quelle camere sono le più fresche la notte.
- Allora - arguì il maresciallo - l’assassino era in casa oppure è entrato da lì; ma ora ci penseranno i colleghi del RIS.
I colleghi del RIS di Ascoli erano arrivati nel tardo pomeriggio, avevano sigillato la stanza della morta inibendone l’ingresso a chiunque, e s’erano messi alla ricerca di ogni tipo di traccia che potesse portare ad individuare l’assassino; soltanto dopo tali adempimenti il corpo della povera contessina sarebbe stato portato a Fermo nella camera frigo per l’autopsia; e in una pausa dei lavori, all’ora di cena, il capo dei RIS, un bell’uomo con barba e baffi neri come il carbone, rilasciò un lapidario commento di compianto sulla morta in perfetto marchigiano: - che straccia di donna!
La mattina dopo in barca arrivò il sostituto procuratore accompagnato dai carabinieri per sequestrare tutto ciò che era stato di appartenenza di Paola: vestiti di sartoria, capi intimi di straordinaria e sensuale bellezza, sandali e scarpe dal costo scandaloso.
14/05/2018 07:50:47

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=394
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.