CULTURA

Uno ‘stato endemico’
mal-NATO

The director’s cut’ n. 3
Storyboard Italia /3:
‘Attenti a quei due’,
ultimo taglio di regia.

Maurizio Angeletti
L’ultimo ‘capitolo’ di questo insolito storytelling (arte del racconto) è dedicato a Carlo Cattaneo (Milano 1861- Castagnola, Svizzera, 1869), considerato, nell’Europa del suo tempo, un intellettuale tra i più acuti e brillanti. Convinto assertore di un federalismo europeo, difese fermamente, e con perseveranza, la facoltà ascritta ad ogni popolo di autodeterminarsi per garantirsi i propri spazi di libertà e di emancipazione sociale: nel rispetto delle leggi di uno stato, ‘equo e trasparente’.

Come ho sempre sostenuto, e continuo a ribadire di volta in volta, la verità assoluta, in questo mondo, non ci appartiene. Ma la verità oggettiva, quella che risiede nei fatti e negli accadimenti della vita di ogni giorno, quella che determina lo svolgimento democratico di una società civile, in uno stato di diritto che vuole e pretende di erigersi al di sopra del cittadino per difenderne i suoi diritti, quella verità, non può esserci negata né... nascosta troppo a lungo; soprattutto nell’evoluto occidente, e, in particolar modo. nel paese che è tra gli artefici, nella costruzione delle basi fondamentali del diritto, del mondo occidentale: l’Italia. L’Italia Romana di Marco Tullio Cicerone, l’Italia Rinascimentale di Machiavelli e Guicciardini, l’Italia illuministica di Cesare Beccaria, e l’Italia pre e post-risorgimentale di Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Signori miei, questo è il Paese europeo dove dovrebbe, stabilmente, alloggiare il diritto e la verità oggettiva... ‘honoris causa’(a titolo d’onore). Lo spirito di questi personaggi illustri del nostro passato, ha albergato, parimenti, anche nel cuore di tre ‘illuminati’ (uomini) che hanno attraversato la recente ‘storia nazionale’. Brillanti e visionari, queste tre figure si son dovute confrontare, immancabilmente, con una concezione ‘eristica’ – arte della controversia finalizzata, secondo Platone (in una polemica contro i sofisti), a far prevalere la propria tesi, vera o falsa che sia -- , appannaggio di chi amministrava, di volta in volta, il potere politico. E ognuno di loro ha ritenuto di poter risolvere questo problema, non indifferente, attraverso le competenze, o le peculiarità, di cui si riteneva in possesso. Così, Enrico Mattei, il nostro scaltro ‘petroliere’, per ottenere quell’emancipazione che ci avrebbe affrancati dall’ingerenza del ‘cartello petrolifero’ del tempo, facendo leva sull’endemica avidità della nostra classe politica, riuscì a ‘volgere’ in proprio favore – aiutato da quei pochi che credevano nella bontà del suo progetto -- le bramosie di questa. La sua sfortuna è stata che, purtroppo, i veri padroni della politica italiana non erano qui, ma tra coloro che gestivano un ‘patto atlantico’, e questi, non avrebbero mai permesso che ciò... accadesse ancora. Archiviato, ed occultato in qualche oscuro dossier – dove si imbatteranno, fatalmente, prima il giornalista Mauro De Mauro, scomparso (settembre 1970) senza lasciare traccia, poi Pier Paolo Pasolini, irriconosciuto genio e coscienza civile di questo paese, ucciso (1975) e poi infangato per la sua omosessualità – il problema Mattei, la politica nazionale sembrava avviata sui ‘binari voluti’. Ma così non fu. Il clima politico italiano che necessitava, in quel momento più che mai, di una svolta a sinistra, venne correttamente interpretato dal nuovo segretario della DC Aldo Moro; questi, dopo i congressi del suo partito del 1959 e del 1962, conscio delle tensioni che stavano attraversando la vita sociale del paese, avviò un processo di lento, ma graduale, avvicinamento al centro-sinistra. Chi era Aldo Moro? Pugliese di nascita (Maglie, Lecce 1916), Aldo Romeo Luigi Moro, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, prende contatto, negli stessi anni, con gli ambienti politici cattolici: prima con la FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani) e, successivamente, con quegli esponenti insieme ai quali, nel 1942, fonderà la Democrazia Cristiana. Eletto per l’Assemblea Costituente nel 1946 e chiamato a redigere il testo costituzionale, si troverà, nel giro di pochi anni, alla guida di incarichi rilevanti, quali il Ministero di Grazia e Giustizia (1955) e quello della Pubblica Istruzione (1957). Ex militante del Partito Socialista Italiano nei primi anni quaranta, decide, per il suo forte credo cattolico, di abbandonarlo (il PSI) per intraprendere una nuova via – più coerente con gli ideali del Vangelo – , abbracciando, all’interno del neonato partito (DC), l’inclinazione dossettiana di stampo democratico-sociale. Così, dopo aver avallato l’ascesa al governo della sinistra-democratica con Amintore Fanfani nel 1962, avvalendosi dell’astensione dei socialisti, varò alcune riforme che gli erano a cuore: ‘la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’introduzione della scuola media unica con innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni e ripropose, ma con esito negativo, l’idea di inserire nei programmi didattici una materia di, ormai scarsa, considerazione sociale: ‘l’educazione civica’. Sempre favorevole a governi che guardassero a sinistra, nel 1963, a 47 anni - e dopo la nomina a segretario DC, avvenuta l’anno precedente - divenne Presidente del Consiglio. Il suo governo di coalizione (DC, PSI, PSDI e PRI) fu uno dei più lunghi della Repubblica Italiana, rimanendo in carica fino al 1968. Fu in quell’anno, dal clima ‘caldissimo’ e di stato parossistico (dominato da violenta esasperazione) – le prime rivolte studentesche e della classe operaia, le discriminazioni razziali negli USA con l’assassinio di Martin Luther King, l’acuirsi del conflitto vietnamita (dove gli Stati Uniti stavano gettando, senza risultato, ingenti somme di denaro e capitali), l’alta tensione di una ‘guerra fredda’ sempre ai massimi livelli etc. – , che in ‘casa nostra’ viene eletto deputato, riconfermato anche nelle successive legislature, Enrico Berlinguer (Sassari, 1922- Padova, 1984). Nominato vicesegretario del PCI l’anno successivo (1969), al XIII congresso (1972) succede a Luigi Longo alla segreteria generale del partito. E nel 1973, dopo il colpo di stato in Cile di Augusto Pinochet, sulle spoglie di Salvador Allende (‘a CIA voluit’-- voluto dalla CIA), lanciò la politica del “compromesso storico”. Pensata, questa, come alleanza tra le forze popolari comuniste e socialiste e quelle popolari dei ceti medi di ispirazione cattolica – è in questo contesto che nasce il termine catto-comunisti – , nella speranza di produrre un rafforzamento della democrazia per un valido rinnovamento dell’Italia. A tendere la mano, dimostrando di aver ricevuto con chiarezza il messaggio lanciatogli, all’altra sponda del fiume, c’era il segretario della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. Questa ‘apertura al dialogo’, che il leader democristiano da tempo auspicava (l’alternanza, controllata, dei due partiti alla guida del Paese), alimentò un clima politico di palese ostilità nei suoi confronti, all’interno della stessa DC. Inviso al segretario di stato americano, Henry Kissinger, e ad una parte della stessa gerarchia ecclesiastica, come lo stesso Enrico Berlinguer lo era al PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica, dal quale stava attuando un graduale distacco di posizione ideologica), lo statista democristiano entrò nel mirino delle… “Brigate Rosse”. Sequestrato a Roma, il 16 marzo 1978, da un commando BR, dopo 55 giorni di prigionia fu assassinato e, il suo corpo, rinvenuto nel bagagliaio di un’auto parcheggiata, simbolicamente, tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure (dove avevano rispettivamente sede la DC e il PCI). E il leader del PCI, Enrico Berlinqer, che aveva spinto il proprio partito ad appoggiare il governo Andreotti di unità nazionale nel 1976 (anno di elezioni politiche dove il Partito Comunista raggiunse, nella storia della Repubblica, il massimo consenso elettorale), nell’intento di portarlo successivamente ad un incarico di governo, con l’uccisione di Moro vide dissolversi nel vento ogni speranza di emancipazione di parte e, come si evincerà poi, nazionale. A distanza di quasi un anno dal suo assassinio (di Moro), in un intervista rilasciata al Corriere della Sera, dichiarerà: “Dopo la scomparsa di quest’uomo, la DC è divenuta oscillante e preoccupata e, via via, si è dimostrata sempre più irresponsabilmente propensa ad allungare i tempi all’infinito e, intanto, a profittarne”. A nulla era valsa, fra l’altro (verso la metà degli anni settanta), sollevare la famosa ‘questione morale’ dei partiti all’interno delle istituzioni. Dopo il 1978, la politica italiana diventerà un continuo declivio nell’abisso dell’amoralità, acritica e senza vergogna; tale è a tutt’oggi (2018), come si può leggere nei versi del brano “L’onorata società”, tratto dal libro “Cassandra (la società sedotta)” dell’autore.

L’onorata società

In questa progredita e organizzata società,                                          vivono schiere di seduttori, arraffatori e ruffiani,                            nonché onorevoli,                                                                                che successivamente,                                                                      sedicenti inconsapevoli,                                                                         sfruttano ogni più bieca opportunità                                                     per soddisfare i loro personali piani;

e sempre più questa specchiata (lasciva) civiltà,                                  sta diventando preda di una tresca,                                                 stretta parente, per la sua empietà,                                                       di quell’ignobile Taide dantesca.

Nota dell’autore: Ricalcando il motto comune “Il fine giustifica i mezzi”, ingiustamente attribuito al Machiavelli, attraverso la scenografia di una ‘Guerra fredda’, giustificatrice di ogni verità nascosta, siamo stati (e continuiamo ad esserlo tuttora) privati da sempre, di un diritto inalienabile che costituisce la base di ogni democrazia moderna che voglia affermarsi emancipata: la verità dei fatti. Declinando, in maniera perversa, una frase di Cicerone – ‘Silent enim leges inter arma’-- , fra le armi tacciono le leggi.

Post-scrptum – Endemia (sost.vo femm.le) è la malattia propria di un paese o di un popolo per cause particolari che ne determinano la costante presenza o la frequente comparsa.


14/05/2018 07:42:35

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