STORIE

CLEMENTI

Maurizio Verdenelli
Un maceratese a Parigi, ‘re’ per un pomeriggio. Sette ore, tremila persone: con Franco (Francois, lo chiamava lady Jebb) Clementi, per tre anni maggiordomo all’ambasciata di Sua Maestà Britannica in Francia, il protagonista è stato l’ormai celebre ‘sigaro di Churchill’. Che Clementi sottrasse la sera del 5 novembre 1958 da un anonimo destino di ‘smaltimento’ al palcoscenico di una passerella interminabile il 15 settembre scorso all’Heritage day che ogni anno la sede diplomatica inglese organizza nella sede storica che Paolina Borghese Bonaparte, sorella di Napoleone, vendette al Duca di Wellington. Quest’anno il sigaro, che contiene il dna del vincitore di Adolf Hitler, è stato esposto all’ammirazione di un’autentica folla: una fila interminabile, con rigorosi controlli anti-terrorismo, all’ingresso del bellissimo palazzo in rue du Faubourg de Saint Honorè a duecento metri dall’Eliseo, dove Paolina concedeva ospitalità al marito, il principe Borghese, soltanto ‘a pagamento’ riservandogli una camera al piano inferiore rispetto a quello dov’era il suo appartamento. Il sigaro, o meglio la parte che sir Winston non fumò, era conservato in una scatola preziosa, di legno, ultracentenaria, opera dell’intagliatore maceratese Rasponi (nomen omen) al centro di altri preziosi cimeli. Uno addirittura eccezionale: una partita del tabacco preferito di Napoleone che Paolina aveva conservato.
Un trionfo, a Parigi, dottor Clementi…
“Davvero, molto soddisfatto. Cinque giorni magnifici, il mio ‘dono’ è stato molto apprezzato ed è stato un richiamo irresistibile per i parigini. Napoleone e Churchill legati assieme dal tabacco. E questo grazie anche a me…”.
Ci vuole ricordare come andò?
“Dunque, il 5 novembre 1958…”
Il prossimo anno sono cinquant’anni, ma è sicuro di quella data?
“E’ certificata dalla stessa moglie dell’ambasciatore, persona squisita. Alla quale chiesi ufficialmente quando sir Winston era stato ospite dell’Ambasciata. Lei controllò personalmente il libro degli ospiti per il tramite di un plico dal colore azzurrino, mi confermò il 5 novembre. Churchill era stato invitato a Parigi dall’allora primo ministro Charles De Gaulle per il conferimento della Croce di Lorena…vuole sapere cosa ne penso io?”
Cosa?
“Altro che Croce di Lorena meritava il grande Churchill da De Gaulle che aveva salvato lui e la stessa Francia! Ma andiamo per ordine. Quando arrivò la Rolls proveniente da Nizza, io ero fuori in rue du Fauborg Saint Honorè insieme con Lord Gladwyn Jebb ad attendere l’illustre ospite. Fui fortunato ed anche molto svelto perché mi precipitai dalla parte dove Churchill sarebbe sceso (avevo visto spuntare le gambe). Indossava un completo grigio o forse marrone non ricordo bene e sotto il gilet. Ed aveva il bastone e così io prontamente gli porsi il braccio. Che lui afferrò con decisione. E aiutato da me, fece i sei scalini dell’ingresso. Mi staccò da me con un sorriso che non dimenticherò mai. Non così si comportò Nikita Kruscev anch’egli ospite, qualche tempo dopo: non guardava in faccia nessuno! Un autentico duro..”
Andiamo avanti..
“Sir Winston si ritirò in camera sua dove dopo un po’ lo raggiunse Lady Clementine proveniente in aereo da Londra. La cena fu abbastanza riservata, per quindici persone soltanto con il menù gradito dallo stesso Ospite (Polignac, Tournados [alla Rossini ndr] grilles, P. de terre Purèe, salade, Carottes Vichy, Fromages, Bananas flambèes, Consommé and sherry, Filets de Turbot farcis aux Crevettes, Faisan Poele Perigourdine, Purèe de marrons, sSlade Mimosa, Haricats verts à l’Anglais, Fromages varies, Glace Viviane Gateeaux), innaffiato dall’immancabile Dom Perignon. Poi gli uomini si ritirarono nel fumoir. Io avevo già un piano che perseguii sin dal primo momento: ‘appropriarmi’ come di una laica reliquia di quello che sarebbe rimasto di uno dei celebri sigari che Churchill faceva confezionare direttamente per lui da Cuba. Tutti infatti fumarono sigari e tabacco offerto da Sir Jebb, eccetto Lui che lo tirò fuori dal taschino. Era enorme. Io mi diressi subito con un candeliere acceso e sir Winston accese il suo sigaro senza mai, per tutto il tempo, cessare di tenerlo tra le mani e poi continuando ad aspirarlo con larghe volute di fumo”
E lei?
“Aspettavo paziente eppure superconcentrato, il mio momento. Che alla fine arrivò, quando sir Winston depose definitivamente sul portacenere il sigaro che aveva sempre tenuto strettamente. La fumata era finita. Rapido ripulii il portacenere …acquisendo il reperto per la storia. Che ritenevo in quel momento, mia e personalissima. Tuttavia solo da qualche anno ho deciso che forse era troppo tenerlo per me. In breve presi una decisione a lungo rinviata. Scrissi a sir Randolph, pronipote di sir Winston: quel residuo di sigaro con il Dna del vincitore di Hitler sarebbe ritornato in Gran Bretagna o a Parigi! Sir Randolph mi rispose in modo davvero squisito e forse inatteso: ringraziava per il dono perché il sigaro lo riteneva mio. Ed io dopo aver tirato fuori un cimelio di famiglia, una cassettina centenaria di legno pregiato appartenuta a mio nonno Marino, ne feci la custodia di quel ricordo prezioso che sarebbe diventato di lì a poco, rientrato nella ‘casa madre’ dell’ambasciata di Sua Maestà Britannica, un oggetto di culto esposto all’ammirazione di tanti. Grazie, sir Winston!”.
21/01/2018 11:50:02

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