CULTURA

Scene tagliate --
the ‘director’s cut’
n. 1

Storyboard Italia /3:
Enrico Mattei,
il primo taglio della regia.

Maurizio Angeletti
“Do you remember the fabulous Sixties?” – Vi ricordate i favolosi anni ‘60?…




Forse sto pretendendo troppo da chi, mi riferisco alle ultime generazioni, o comunque a coloro che sono nati dopo, li conosce esclusivamente attraverso la filmografia e la musica (leggera). Chi sta narrando, ahimé, ‘in testimonio’ (per testimonianza… diretta) può tracciarvi brevemente quel periodo altresì attingendo da fonti ufficiali che ne permettano un ritratto significativo adeguato. Per arrivarci, dovremo partire dagli anni ‘50 (cinquanta), quando la società italiana era ancora attraversata da una povertà diffusa su buona parte del territorio. Fu allora che avvenne un mutamento sociale sostanziale con un ritmo, di anno in anno, sempre più rapido; così, il maggior numero di occupati, che nel 1951 era dedito all’agricoltura, secondo il censimento del decennio (1951-’61), passò ad essere quello dedito all’industria.

Il ‘Piano Marshall’ (finanziamenti USA per la ricostruzione), una dinamica neo-imprenditoria (su tutte quella produttrice di elettrodomestici), la vasta disponibilità di manodopera (dai salari compressi e con pochi diritti sindacali), un export in pieno sviluppo (da acquisire) e l’alleggerimento demografico -- dovuto ad una ripresa dell’emigrazione verso l’estero – , permisero il “miracolo economico italiano”, che raggiunse l’apogeo nel quinquennio 1958-’63. Ci fu inoltre, in quel periodo, lo spostamento di una consistente massa di popolazione dalle aree povere (Meridione, Veneto, Friuli, campagne) verso il polo industriale del Nord: Torino, Milano, Genova.

Le mode americane e l’aspirazione a vivere secondo l’‘American way of life’, e l’avvio delle trasmissioni televisive (3 gennaio 1954) affidate alla RAI, innescò, in tale modo, un notevole processo di cambiamento nella mentalità e nei costumi.

… “Ma non è tutto oro ciò che riluce”; di questo, però, ne terremo conto a tempo debito. Quello che ci interessa sapere ora è chi fossero gli artefici di questo ‘improvviso benessere’. Oltre le condizioni favorevoli di una politica economica di ricostruzione, il raggiungimento di certi traguardi puoi ottenerli solamente se sai, ed hai, le idee chiare nella gestione delle risorse energetiche per il paese. E in un contesto di forte diatriba politica (Centro ‘versus’ Sinistra), emerse la figura chiave di Enrico Mattei. Nominato commissario dell’AGIP (Agenzia Generale Italiana dei Petroli) nel 1945, un carrozzone ormai fatiscente, nato per volere di Mussolini nel 1926, anziché disfarsene, lo potenziò attraverso una maggiore ricerca di idrocarburi nella valle padana ottenendo, in tal modo, un intervento governativo più efficace (stanziamento di fondi). Matelicese (MC) di adozione ma nativo di Acqualagna (la capitale del tartufo in provincia di Pesaro/Urbino), nel 1953 costituì l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), diventandone il presidente. Attraverso questa azienda, iniziò la sua ‘politica energetica non allineata’ per una maggiore autonomia del paese nel settore, conscio dei molti vantaggi, che tale politica avrebbe portato, ad un benessere comune, maggiormente diffuso e più duraturo. Ma la sua scaltrezza nella mira a questi obiettivi, lo invise a quella parte della politica, avida, pavida e sottomessa ai vincitori capitalisti dell’ultimo conflitto mondiale, decretandone... la ‘condanna a morte’. Memorabili, a questo proposito, certi suoi discorsi poi condensati in una celebre frase: “Mi servo dei partiti come di taxi”.

Il 27 ottobre 1962, una forte esplosione nei cieli di Bascapè (Pavia), ‘frantumò’ il Morane-Saunier MS-760 Paris, velivolo di proprietà dell’ENI che trasportava il suo presidente: insieme a lui perirono inoltre il pilota Irnerio Bertuzzi ed il giornalista statunitense William Mchale che lo accompagnavano. Insieme a lui... perirono anche quegli ambiziosi progetti di emancipazione nazionale da ricercare, forse, anche con ‘ambigui compromessi’, ma certamente non soggetta all’imperante ‘main stream’ che favoriva la fagocitosi (inglobare per distruggere) dei grandi capitalisti a livello mondiale. Dopo la sua morte la ‘quinta colonna’, già pronta dietro le quinte, portò sulla scena il suo ‘Cavallo di Troia’, Eugenio Cefis, anonima figura che incarnava un più consono ‘establishment political correct’ (istituzione politica adeguata).

To be continued (continua)...
08/05/2018 17:56:11

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