STORIE

Regia e Produzione

Il Codice di Camaldoli
e la politica
della ‘costituzione’ economica

Maurizio Angeletti
“Coming back”-- Tornando al 1943, il regime fascista, al potere dal 1922, stava mostrando evidenti segni di cedimento. L’andamento della seconda guerra mondiale evidenziava, già, un palese sbilanciamento a favore degli ‘alleati’ (angloamericani e russi), e l’inconsistenza bellica italiana aveva reso la Germania nazista sempre più sola e schierata su più fronti. Inoltre, il nostro Stivale si era dimostrato, giorno dopo giorno, una scomoda calzatura per… ‘l’omino coi baffi’.

Il carisma del ‘duce’ era inesorabilmente sceso nel gradimento popolare, ed il rapporto fra regime e cattolicesimo, da tempo ormai, veniva attraversato da forti tensioni. I Patti Lateranensi del 1929, che avevano sancito una silenziosa alleanza fra le parti, ora, apparteneva soltanto ai ricordi.

Il 15 luglio di quell’anno, Giorgio La Pira, convinto antifascista e sempre schierato dalla parte dei più deboli, aveva iniziato in clandestinità le pubblicazioni del periodico “San Marco”, subito soppresso dal regime.

Fu in questo clima arroventato che, dal 18 al 24 luglio del 1943, un gruppo di intellettuali-laici e religiosi-cattolici si riunì presso il monastero benedettino di Camaldoli (fraz. Di Poppi/Arezzo) sotto la guida di Mons. Adriano Bernareggi, assistente ecclesiastico dei laureati dell’Azione Cattolica, con l’intento di confronarsi per riflettere sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e Stato e su quelli tra bene comune e società individuale. Ma soprattutto, su quale speciale magistero fosse conferito alla Chiesa nel coordinamento di questi temi.

Il progetto era quello di elaborare un testo di cultura sociale che aggiornasse il codice di Malines (1927) -- precedente tentativo di dottrina sociale cattolica fatto dall’Unione Internazionale di studi sociali di Malines in Belgio -- e, partendo da questo, trarre gli spunti necessari dai contributi emersi nella settimana di quel seminario, cui partecipò, attivamente, anche Giorgio La Pira.

Alla fine il documento che ne uscì, e che caratterizzerà in modo decisivo la futura carta costituzionale e le riforme di De Gasperi, ebbe per titolo originale: “Per la comunità cristiana”, ma più noto sotto il nome di “Codice di Camaldoli”. L’ispiratore dell’operazione fu un ‘ancor giovane’ Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI), all’epoca nella Segreteria di Stato Vaticana, mentre Sergio Paronetto (scomparso nel marzo 1945) ne fu il protagonista dimenticato. Elaborati i principi-guida dal Paronetto (per l’appunto), da Pasquale Saraceno e da Ezio Vanoni, alla stesura definitiva del Codice, avvenuta nel 1944, parteciparono anche: Mario Ferrari Aggradi, Paolo Emilio Taviani, Guido Gonella, Giuseppe Capograssi, Ferruccio Pergolesi, Vittore Branca, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Giuseppe Medici (diversi di questi avrebbero poi costituito lo Stato Maggiore della DC). Tale documento programmatico, sottoscritto a titolo di responsabilità personale dai suddetti, divenne, peraltro, ispirazione e linea guida per la politica economica della Democrazia Cristiana; forza politica in via di formazione in quel periodo e che, dalla fine della guerra fino alla caduta del blocco comunista, sarebbe stata il maggior partito di governo per molte legislature .

Agli eredi del Partito popolare (i democristiani), in vista della ricostruzione che inevitabilmente avrebbe avuto luogo dopo il conflitto, apparì subito chiara la necessità di contrapporsi, sia alle posizioni ideologiche dell’invadente comunismo del ‘socialismo reale’, sia a quelle tesi liberali che esondavano in un’ortodossia liberista insensata oltre che anacronistica. Fra i 76 enunciati che il Codice produsse, trasparirono, nitidamente, i fondamenti che riguardavano la dignità della persona, l’eguaglianza dei diritti individuali, il bene comune, le funzioni dello Stato, la destinazione primaria delle risorse, la solidarietà sociale e la giustizia distributiva. Fu così che diversi di questi nobili principi vennero, di fatto, tradotti nella carta costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio del 1948. E la Democrazia Cristiana, che nel referendum del 2 giugno del 1946 per l’Assemblea Costituente, ottenne la maggioranza relativa con il 35,2% dei voti, il 18 aprile del 1948, con il 48,5% delle preferenze elettorali (ottenute sulla contrapposizione al comunismo), divenne la protagonista indiscussa della scena politica italiana. Ma all’interno del partito stesso, si diffusero due differenti linee di pensiero: quella governativa di De Gasperi (Presidente del Consiglio) e Vanoni (minisro delle finanze) -- orientata verso un’aperta collaborazione con i liberali (che erano marcatamente di destra), in vista di un prossimo avvio del ‘Piano Marshall’ per la ricostruzione – e quella di centro-sinistra o cosiddetta vicesegretaria, che faceva capo ad uno ‘scomodo’ Giuseppe Dossetti (uno dei padri della Costituente e vicesegretario del partito scudo-crociato), in linea con un’idea maggiormente socialista-statalista nella redistribuzione delle risorse.

In un clima di palese indigenza nazionale, prevalse la linea governativa,che permetteva una risoluzione, in tempi brevi, dei problemi più importanti e, nel contempo, poneva le basi per ciò che sarebbe stato, nell’Europa del periodo, il fenomeno economico italiano (decennio 1953-’63). Col senno di poi, una concertazione fra queste due linee (come in futuro quelle proposte dal professore Aldo Moro), avrebbe forse prodotto, seppur con tempi più lunghi, una diversa storia per un’attualità più tollerabile e maggiormente in sintonia con lo spirito originario di quel Codice.

Successivi tentativi di incarnare quei valori, adeguandoli allo spirito dei tempi che avanzavano, verranno vanificati dall’hobby prediletto della politica italiana: l’inserimento, all’interno delle cinta murarie, del mitico cavallo di Troia. E a farne le spese, di questa “quinta colonna”, saranno soprattutto tre personaggi chiave tra gli anni sessanta e ottanta: Enrico Mattei, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

(End of the second half’ – Fine del secondo tempo)
05/05/2018 02:33:48

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