SCIENZA

CESARE E' TORNATO A VOLARE NEL CIELO MARCHIGIANO

Orologi meccanici, un miracolo ingegneristico dei fratelli Ranieri è ora un’attrazione moderna e popolare

Maurizio Verdenelli
Da quasi tre anni Cesare è tornato a volare sul nido del cuculo ‘d’in su la vetta della torre antica’. E’ il “volo” più visto della città che sembra tornata ai tempi del vescovo Strambi: due volte al giorno, nella stessa misura dell’Angelus seppur questo laicamente ascoltato. “Lu presepiu”, come veniva definito il meccanismo, prima della sostituzione con quello che Libero Paci chiamò il ‘lapidone’ e Mario Affede “un sordu sopre un caminettu”, e cioè la celebrazione in marmo del ‘Re Liberatore’ e della Vittoria.
E’ un anno che il grande planetario tiene alle ore 12 e alle ore 18 costantemente un gruppetto di visitatori (rispetto ai mille dell’inaugurazione del 18 aprile 2015) con gli occhi alzati. Non più ‘presepio’,  ma ‘Corteo dei Magi’. E’ l’orologio più famoso d’Italia. L’indimenticabile Maria Grazia Capulli lo descrisse come al centro dell’inimitabile fantasia di Dante Ferretti per il suo film più bello ‘Hugo Cabret’ che gli ha fruttato il terzo Oscar. Dante da Taipei corresse un po’ il tiro, criticando anzi l’orologio un po’ ‘fumettistico’ (ora si può dire: non siamo più in campagna elettorale come dodici mesi fa e Carancini ha rivinto ancora). Così come il guru dell’architettura Franco Purini. Entrambi concordi nell’antichizzare l’orologio per meglio contestualizzarlo nella severa ‘grafica’ rinascimentale della piazza.
Ma tant’è. Alla fine l’avvocato Romano ha dimostrato d’averla ‘azzeccata’ ed in ogni caso d’aver portato a termine un’antica proposta: quella di rimettere al loro posto i ‘pupi’ (queste per la verità sono copie) azionati dal meccanismo dei celebri fratelli Ranieri che nel 1569, dopo un anno di lavoro, produssero la celebre opera. Collegando Macerata con le grandi città dell’epoca, a cominciare da Venezia che avevano anch’essa un tale stupefacente meccanismo. Sarebbe ora, peraltro, di collegarla di nuovo ma soltanto …caricando il planetario e non più al suono della chiarina del Celeste Angelo che guida il corteo.
L’opera resta ed è diventata una grossa attrattiva per il centro storico. Se n’era parlato nel 1929 e poi, per merito di un consigliere comunale, l’ormai leggendario avvocato Oscar Olivelli -che svolse perfettamente la professione fin quasi centenario tanto che ad ogni rinvio di causa, ricordo, il giudice parlava per lui di un fecondo ‘auspicio’ di ancor più lunga vita. Il progetto mosse anche dei passi sostanziali: il disegno fu redatto dalla ditta Broili di Venezia (chissà se sarebbe piaciuta a Ferretti e a Purini) e ci fu pure un preventivo di spesa. Vinse al solito il partito dell’astensione: “Ma che glimo spennenno li sordi per mette su quattro pupi?” si chiesero gli sparagnini e i monarchici, ancora molti a Macerata: “Eppò ‘ndò mittimo lu poru Vittò?”. Così ricordava il dibattito, affossato, Libero Paci nel cui nome giustamente fu organizzato lo scorso anno, nei giorni dell’inaugurazione, un convegno in Comune. Lo storico ricordava anche un altro tipo d’impedimento: ‘il vecchietto dove lo metto?’. E cioè dove sistemare il ‘lapidone’ con il Re Liberatore? “Non è stato giusto, eppoi nel clima del centenario, far ‘girare’ di lato alla torre la lapide che ricorda ben seicento maceratesi caduti nella Grande Guerra” dice ora il professor Silvio Craia, artista insigne e per tanto tempo curatore dei Musei civici del capoluogo.
Tuttavia l’operazione, nel suo complesso, è piaciuta: alle lapidi in fondo i maceratesi non sono mai stati troppo affezionati. A cominciare da quella nuovissima che domina l’antica ed amatissima chiesa di San Filippo Neri mentre già alla fine degli anni 90 l’allora assessore comunale Placido Munafò aveva già proposto l’eliminazione di tutte le lapidi per sistemarle in pinacoteca. Non se ne fece, come noto, nulla.
20/01/2018 16:09:19

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