CULTURA

Un problema antropologico

Aristotele e l’animale sociale

Zio Nele (M.A.)
Secondo Aristotele di Stagira (IV sec. a.C.), filosofio greco fra i maggiori di ogni tempo -- come scrisse nella sua “Politica” -- ‘l’uomo è un animale sociale, avendo in ragione di aggregarsi con altri individui simili a costituirsi in società; in quanto la socialità è un istinto primario o fonte di scopo per esigenze da soddisfare’. Successivamente è stato il naturalista inglese Charles Robert Darwin (1809-1882) che ha affrontato, partendo dall’osservazione dei branchi di animali, il tema dell’antropologia sociale affermando che, come ciascun animale nella lotta per la vita, anche l’uomo sente il bisogno di appartenere ad una comunità di propri simili, realizzando, in tal modo, lo scopo di aiuto e difesa alla propria esistenza. Di tutt’altro genere è, invece, l’origine dei sentimenti sociali nell’uomo per il fondatore della psicanalisi, Sigmund Freud (1856-1939). Il sentimento di gelosia, che oppone i fratelli fra loro nella disputa dei favori da parte della madre, è il motore che anima il senso di giustizia sociale affinché, al dominio di uno solo, ci sia una riconosciuta eguaglianza di tutti, ossia, rinunciare a buona parte del proprio, in virtù di una rinuncia, commisurata, da parte degli altri. Tale rivendicazione diviene, in questo modo, la radice, dell’albero della coscienza sociale e del dovere. Altri studiosi, ancora, sostengono che la socializzazione non sia un istinto a se stante, bensì, un mezzo per soddisfare altre esigenze. Oltre ogni posizione teorica, rimane l’assunto aristotelico per il quale, nella necessità sociale dell’essere umano risiede la condizione, inequivocabile, per l’espletamento della propria personalità. In tal senso l’antropologia -termine composto col prefisso antropo- (dal greco antropos: uomo) più il suffisso -logia (dal greco logos: parola)- , nata come disciplina all’interno della biologia (che studia la vita in se come fenomeno), ha acquisito, successivamente, un importante valore sotto il profilo umanistico. In ultima analisi, “l’antropologia, altri non è che lo studio dei rapporti umani e, decisamente, di quelli tra dominanti e dominati“. Specificamente, entra nel merito dei rapporti che si svolgono all’interno di un determinato gruppo sociale per confrontarli con altri gruppi (antropologia comparata). Questo studio dell’uomo, compatibilmente con le sue attività, si traduce, inevitabilmente, in ogni campo d’azione: culturale, linguistico, teologico, economico, etc., e... politico. Quindi, sempre Aristotele afferma, in linea con gli ideali della ‘pòlis’, che la necessità che l’uomo ha di associarsi con i suoi simili è determinata, oltre che da cause materiali (difesa personale, procurarsi il cibo e garantire la procreazione), soprattutto dal fatto che, il singolo individuo, estraneo alla comunità, non potrebbe mai realizzare la sua natura più intima: ‘l’esercizio e lo sviluppo della ragione‘. E come le singole parti che, messe insieme, definiscono il tutto, l’istituzione politica dello Stato (fuori dalla limitatezza di altre forme associative come per es. la famiglia o il villaggio) è, di fatto, conseguente all’associazione tra i suoi cittadini, dal punto di vista razionale; difatti, esso rappresenta quell’intero che precede e condiziona le parti, conferendo a queste, un senso di elevazione spirituale della vita e dei valori morali che, mai nessuno, singolarmente, potrebbe raggiungere. Dopo aver scomodato Aristotele, Darwin, Freud, senza citarne chissà quanti ancora, di tutto ciò, rimane che l’essere umano è l’unico animale consapevole di se e della propria esistenza. E nella consapevolezza, risiede la facoltà di scegliere e poter decidere.
Ergo, per il sottoscritto,
Potenzialmente...

Potenzialmente? Sono un assassino,
potenzialmente, sono un cretino,
potenzialmente, sarei donnaiolo,
potenzialmente, sarei bucaiolo.
Potenzialmente? Sono una lesbica,
potenzialmente, sono una prefica,
potenzialmente, sarei un fregnone,
potenzialmente, sarei un lenone.
Potenzialmente? Sono un ruffiano,
potenzialmente, sono il “caimano”,
potenzialmente, sarei un frate
potenzialmente, sarei un vate, etc,;
questo sarei... potenzialmente.

Invece, sono quel che sono,
e sono uno…
che non farebbe mai del male
a nessuno.

Così, sento pazientemente,
dire da molti...
che sono un gran coglione;
da semplici stolti
che d’un insulso guiderdone,
ne son volgare massa deficiente.

Nessuno è come vorrebbe sino in fondo,
e la figura sul proscenio presentata
è sol la volontà d’un lercio mondo,
senza poter mai esporre la privata.

E quindi, potenzialmente…
sarei altresì un gran mascalzone,
facendo politica per convenienza
fregandosene dell’altrui sofferenza,
senza provare... alcuna emozione.

Potenzialmente, è questo l’uomo.
E questo... è il problema antropologico.
02/05/2018 14:09:24

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=350
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.