STORIE

IL MISTERO DEL 'CAVALLINO RAMPANTE' SCOMPARSO

Maurizio Verdenelli
Il mistero del ‘Baracca’ scomparso. L’asso degli assi, il Cavaliere del Cielo, il top gun della Grande Guerra, il pioniere dell’aviazione “profondo come il brivido e splendido come la folgore” (così D’Annunzio nell’orazione funebre), l’eroe dal Cavallino Rampante simbolo di vittoria e poi delle ‘Rosse Ferrari’, fu ospite di Macerata?
“Questo certamente non lo posso attestare; certo in me è perfettamente presente ed inestinguibile il ricordo di uno dei suoi leggendari aerei a bordo dei quali ingaggiò oltre sessanta scontri, riportando 34 vittorie contro gli austro-ungarici” racconta Carlo Carelli, notissimo commercialista maceratese. “Il maggiore Francesco Baracca, medaglia d’oro e d’argento al valor militare, decoratissimo, morto sul Montello a Nervesa della Battaglia il 19 giugno 1918, era pure e naturalmente per noi giovani, animati da spiriti patriottici, un mito luminosissimo. Che gioia quando a Macerata potevamo ammirare e toccare con mano il telaio in legno, la fusoliera e la tela di uno dei suoi velivoli con cui aveva sfidato la morte nei cieli della Grande Guerra. Ero uno studente e m’infervoravo al pensiero che quel ‘trabiccolo’ con l’insegna del Cavallino Rampante fosse stato pilotato dal grande Baracca”.
Carelli, dopo tanti anni, non sa con precisione riferire il modello della ‘macchina volante’: un Nieuport 10 di costruzione francese? un Nieuport 17 della Macchi ancora più potente, aerodinamico e veloce? uno Spad S.XIII nel cui abitacolo trovò la morte lungo le trincee del Montello, oppure un ‘Caproni’ da bombardamento usato dalla 91°, la ‘Squadriglia del Grifo’ composta da tutti assi (tra questi Pier Ruggero Piccioni e Fulco Ruffo di Calabria) scelti dallo stesso Baracca. Squadriglia che prese il nome dal suo leggendario comandante morto a trenta anni appena compiuti: era nato il 9 maggio 1888 a Lugo di Romagna
Il ‘caccia’ –nei ricordi di Carelli- era esposto nell’ex chiesa del monastero ‘delle Cappuccine’: un complesso costruito tra il 1622 e il 1631 con il lascito del più grande benefattore della storia maceratese: il nobile Vincenzo Berardi. Al cui nome è intitolata la via sulla quale s’affaccia l’intero isolato, nel cuore dell’ex ghetto ebraico, che dal 2004 ospita l’Accademia di Belle Arti. La chiesa, intitolata a tre santi -tra questi San Vincenzo e San Rocco- è ora il notissimo Auditorium Svoboda, dove l’Abamc tiene le proprie cerimonie, a cominciare dal Premio intitolato al geniale scenografo praghese, ‘inventore’ del celebre ‘specchio’ della ‘Traviata’ allo Sferisterio. L’ex chiesa, compresa la preziosa Cantoria del ‘600, è stata restaurata molto bene all’inizio di quest’anno. Una cerimonia, presente il vescovo Marconi, sancì in coincidenza del Giorno della Memoria, il 27 gennaio, l’inaugurazione del ‘nuovo’ auditorium con un filmato storico curato dalla prof. Paola Magnarelli.
Ed ecco emergere il mistero sul ‘Baracca’ scomparso. Perché nella pur dettagliatissima ricostruzione dell’ex chiesa non si fa alcun cenno dell’aereo-leggenda della Grande Guerra, che Macerata era riuscita ad acquisire ed esporre. “Sicuramente qualche anno prima del 2. Conflitto ed anche dopo” attesta con sicurezza il dottor Carelli.
Facciamo allora un passo indietro, tenendo presente che nell’auditorium non si dice più messa dal lontano 1915, tre anni prima della morte del ‘Cavaliere del Cielo’ -titolo ed emblema erano retaggio della precedenza appartenenza dell’allora s.tenente Francesco Baracca alla cavalleria, dove aveva, vincendo concorsi ippici internazionali, già mostrato il proprio smisurato talento.
Nel 1810, il ‘monastero delle Cappuccine’, con la soppressione degli ordini religiosi, era stato adibito a caserma e l’ex Chiesa a magazzino. Nel 1861, il Comune ci aveva poi ricavato i locali per la Pretura, la Scuola d’Arte e la scuola media. Nell’ex Trivium Judeorum, poi, il 30 novembre 1943 erano avvenuti decine di arresti -quaranta in tutto con altri effettuati ad Urbisaglia e Pollenza- e da Auschwitz erano tornati soltanto in tre.
Nel 1999 la proprietà dell’ex monastero era infine passata dal Comune alla Provincia, e cinque anni dopo avveniva l’insediamento dell’Accademia, trasferitasi da palazzo Buonaccorsi, ora sede dei musei civici.
La ‘sparizione’ dell’aereo dell’Asso degli Assi (il titolo veniva attribuito all’aviatore che avesse abbattuto  almeno cinque aerei nemici e Baracca fu il primo a vincere un duello nella storia dell’aviazione militare) deve essere dunque avvenuta, dopo la 2. Guerra mondiale, essendo ancora proprietario dell’immobile il municipio di Macerata. Chi scrive, ad esempio, non ha avuto mai notizia negli ultimi 35 anni di un reperto tanto importante, nonostante il mestiere di cronista esercitato con un certo scrupolo e con molta curiosità per la storia cittadina. Né Libero Paci, il massimo storico maceratese fino alla sua morte un anno e mezzo fa, scrisse del ‘caccia’, durante l’intensa collaborazione con ‘Il Messaggero’, da me diretto.  
Un mistero, che la testimonianza del notissimo professionista maceratese tuttavia suffraga senza ombra di dubbio (“ricordo, e non soltanto io ma con alcuni miei coetanei, l’aereo nell’ex chiesa, trasformata in museo, anche nel post guerra: ero studente universitario”) potrebbe  probabilmente non avere soluzione dati i molti decenni trascorsi e la situazione, certo non tranquilla, del post guerra. Ma se il Nieuport, o lo Spad o il Caproni, magari malconcio, fosse ancora e ‘miracolosamente’ in qualche pubblico magazzino, sarebbe proprio il caso di tirarlo fuori. “E’ il momento giusto in questo clima di rievocazione della Grande Guerra. Francesco Baracca ne fu, per consapevolezza popolare, il primo, grande eroe. E la sua leggenda, l’icona vittoriosa del Cavallino Rampante, ancora vive e palpita su tutte le piste di F1, dopo che, su richiesta di Enzo Ferrari, la madre di Francesco Baracca, la contessa Paolina de Biancoli ne autorizzò l’utilizzazione”. Continua Carelli, come se accarezzasse un sogno: “In questi giorni poi nella casa natale di Lugo, nel museo Baracca appena rinnovato, è entrato in funzione un simulatore di volo. Un’attrazione incredibile nel nome dell’Asso degli Assi, ripercorrendo i suoi percorsi di guerra e le battaglie alla guida del caccia con l’insegna del Cavallino”.
Nel nome di questo top gun ante litteram - un gentiluomo tuttavia che non mirava ad uccidere equipaggi in volo, tanto da stringere la mano agli avversari catturati a terra- l’aereo ‘maceratese’ nell’anno delle celebrazioni della Grande Guerra rappresenterebbe un motivo d’attrazione in più, maggiore forse anche di quella esercitata dall’orologio meccanico. A Bologna un grandissimo successo, ad esempio, ha ottenuto una mostra (“Il Cavaliere del Cielo”) su Francesco Baracca, organizzata dall’Accademia di Belle Arti, conclusa a fine giugno. Il ‘caccia’ sarà andato distrutto? Possibile, considerata la preziosità del cimelio? Qualche tentativo, di sicuro, lo merita questo mistero del ‘Cavallino Rampante’ scomparso a Macerata.
20/01/2018 15:52:42

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