ATTUALITÀ

Macerata liberata

Luciano Magnalbo'
Il 25 aprile 2018 anche Macerata ha festeggiato la liberazione, e lo ha
fatto mettendo in mano a dei bambini un bastone per andare a rompere
la testa di coccio ad un fantoccio impiccato a testa in giù, dalla quale
sarebbe uscito il premio, costituito da un pacchetto di caramelle: una
bella ed istruttiva rievocazione di piazzale Loreto, poiché il fantoccio con
la testa di coccio era quello del Duce, di Benito Mussolini, una
rievocazione volgare, sordida e gravissima perché ne sono stati fatti
protagonisti dei bambini; l’evento ha indignato tutta la città, salvo
qualche immancabile sciacallo, e perfino il Sindaco e il suo giro magico lo
hanno deprecato (dopo però aver concesso agli organizzatori la piazza) e
altro non potevano fare date le dimensioni che la sconcertante notizia ha
velocemente assunto.

Gli organizzatori del gentile spettacolo appartengono alla stessa categoria
di miserabili che sul web hanno augurato la morte a Giorgio Napolitano
mentre era sotto i ferri per una operazione al cuore, e vanno aggregati di
diritto agli ultrà che hanno portato la violenza a Liverpool, dove peraltro
sono stati subito incarcerati . Vorremmo conoscerli questi organizzatori,
capire se la manifestazione sia stata ideata nel corso di una crisi etilica o
di droga o se – molto più gravemente – sia stata organizzata in momenti
di lucidità; vorremmo vedere comparire i loro visi sulle pagine dei giornali
per studiarli un attimo e confrontarli con le teorie del Lombroso, per il
quale un delinquente si riconosce a vista.

Nel mio articolo di un mese fa, Efferata violenza, dedicato all’assassinio di
Pamela, denunciai gli stimoli diretti ai minori sotto appunto il profilo della
violenza, a cominciare da alcuni cartoni vedono in TV, dove protagonisti e
ausiliari muoiono e risorgono senza alcun problema, per finire ai giochi
interattivi della play – station ultima generazione in cui il manovratore si

impersona in un maschio o in una femmina in assetto da guerra, armato
di Kalashnikov, che rincorre in un simulato percorso, composto da vari
ostacoli da superare, altri uomini o altre donne per ucciderli, ma dai quali
può essere anche ucciso. La morte di tutti gli avversari o quella del
giocatore segna la fine della partita; poi con ardore e come se nulla fosse
si ricomincia da capo. Bello no!? Ma dove sono le Procure e la Polizia
Postale?

Viviamo tutti comunque tra gli stimoli della violenza, non vi è film o
fiction televisiva dove i poli d’attrazione per lo spettatore non siano
costituiti da azioni infami, per lo più verso donne e bambini, e comunque
verso i soggetti più deboli, che si svolgono spesso nel contesto familiare,
in un genere di spettacolo urlato, lontano anni luce da quella che fu la
grande tradizione umana del nostro teatro e del nostro cinema: i grandi
attori non hanno bisogno di urlare per farci piangere o ridere, e non
debbono prodursi in botte, schiaffoni e calci per catturare la nostra
attenzione.

Macerata ritorna così alle cronache nazionali per un altro episodio,
minore rispetto a quelli di Pamela e Traini, ma pur sempre di violenza, e
da oscura città del versante adriatico è divenuta un simbolo di
depravazione e degrado morale, una filiera di cui fanno parte
l’incontrollato spaccio di droga e la scomposta accoglienza degli
immigrati, fatta salire da chi doveva controllare ben oltre i limiti della
normale sostenibilità; e per quanto riguarda Mussolini con la testa di
coccio messa in giù, piena di caramelle, speriamo che qualcuno si muova
affinché i responsabili vengano puniti e simili squallidi episodi non si
ripetano mai più, sia verso il Duce, sia verso Stalin, sia verso Saddam
Hussein, che perlomeno ebbe la fortuna di essere impiccato in maniera
civile, e cioè con la testa rivolta all’insù.
27/04/2018 09:09:43

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