POLITICA

Liberazione
e restaurazione

Guido Garufi
Si parla spesso, troppo spesso e a sproposito, di liberazione, ma anche di festa della Liberazione.  Ben oltre la riflessione che uno può fare, qualunque essa sia, sulla necessità o meno, di ricordare in modo così apparentemente pomposo, la fine della guerra, la fine del Fascismo, insomma quanto la storiografia ha  già di fatto accertato, anche quella revisionista, una storiografia che in questi ultimi 20 anni ha offerto  eccellenti risultati, con tanto di documentazione, una storiografia non fatta di fantasie e tantomeno di apologie, ebbene questa festa della Liberazione, in qualche modo annuncia che probabilmente ci siamo liberati di un male antico, di qualcosa di negativo  o di pesante, di una guerra crudele, di una di una alleanza assurda con Hitler, insomma di tutte quelle cose che tutti sappiamo. Ma mi chiedo, in questa festa della Liberazione che io certamente non contesto nel suo essere così “importante”, non c'è la forse la volontà di un'altra festa, di una festa che non si celebra purtroppo,o forse non si è mai celebrata vorrei aggiungere. Quale è, dunque , questa festa mai celebrata e di cui io parlo. Non scendo nell'area letteraria che è, dopotutto, la mia passione, cito solo passim, una bellissima poesia di Montale, dal titolo."Il  principe della festa", che la dice lunga su quanto sto per dire,  nonché i versi finali, sempre montaliani ,de "Il  sogno del prigioniero" che intendo qui riportare: "ed ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito, l'attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito".
Di recente anche a proposito della disputa, in parte piazzaiola, che ha visto a Macerata più che una guerra, tra fazioni, una sorta di (ma  è una mia opinione) "carnevalizzazione dell'ideologia",  battersi  come in una Batracomiomachia leopardiana, segmenti dell'estrema  destra con segmenti della sinistra. Ebbene stando in piazza e avendo visto lo spettacolo mi ritornava in mente una bellissima intervista a Pier Paolo Pasolini che intervistato sul fascismo e su cosa fosse così  rispondeva “il fascismo è storicamente stato qualcosa di oggettivo, di storico, ma già è  passato, oggi siamo davanti ad un nuovo fascismo che io chiamo consumismo". Ecco io parto da Pasolini per dire quale festa della Liberazione io gradirei, a quale festa io parteciperei, con il cuore e appunto con la passione, proseguendo con Pasolini "con il corpo sulla piazza". Cosa significa mai Liberazione, dico la stessa parola, lo stesso termine?  Quando ero studente di Filosofia ricordo in  filosofia morale facevo un corso monografico sul tema della Libertà, questo sì che mi affascina. Intanto, noi siamo liberi “di” o liberi “da”? Non è un interrogativo da poco, anzi è centrale, almeno per me. Vorrei dunque una festa della Liberazione dov'è il popolo si liberasse cominciando a pensare, poiché a mio avviso oggi manca il "pensiero", essendo ormai troppo abituato e assuefatto ad  una politica fatta di spot, di frasi ripetute, tanto quanto un bombardamento pubblicitario. Deve risorgere deve esserci, dovrebbe esserci, lo spero, me lo auguro, una seconda Resistenza, una seconda Liberazione, la liberazione “da”  questi ultimi 30 anni di spot e di frasi inconcludenti, la liberazione dalla menzogna​ organizzata,​ la liberazione da una società  che ha dimenticato la persona, l'anima, Il Cittadino, lo Stato, e se vogliamo anche l'Italia che qualcuno ancora, con prudenza, chiama patria. La liberazione dai luoghi comuni, la liberazione dal bla bla, la liberazione dai Talk Show politici, la liberazione soprattutto da quel laboratorio di menzogna e farisaico che anche Cristo aborriva, ovvero  la liberazione dai sepolcri imbiancati, la liberazione dalla falsa etica, la liberazione dal politicamente corretto che non è altro che uno strumento linguistico per attenuare e sopire la verità. Questa è la festa della Liberazione che non c'è, e che probabilmente mai ci sarà. Oltre alla Liberazione, noto che nella mia città, a Macerata, dopo i fatti cruenti accaduti, non si può dire che ci si sia liberati di qualcosa, piuttosto si può aggiungere che prima vi era stata una certa omertà, il benevolo potrà dire sotto valutazione o superficialità. No, non è più il tempo di liberazione, purtroppo è il tempo di una nuova Restaurazione, indipendentemente da Pamela e da Traini.
Costoro non c’entrano nulla con il discorso che ho tentato di portare avanti in queste poche righe.
26/04/2018 03:33:37

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