SPORT

Rinascita Maceratese
Il marchio può aspettare

Benedetto Verdenelli
Icona densa di significato per alcuni, dettaglio per altri. Il marchio della S.S. Maceratese non è l’oscuro oggetto del desiderio per chi potrebbe far ripartire il calcio in città. Partendo proprio da Alberto Crocioni la questione del simbolo è secondaria. Quello di raccogliere dei fondi tra tifosi e rilevarlo direttamente dal fallimento della vecchia società era stata un’idea di chi vi scrive. Poi una volta in mano alla tifoseria l’idea di consegnarlo all’Helvia Recina poteva rappresentare un primo gesto di avvicinamento al numero uno del club arancionero che ha lamentato l’assenza di spettatori per quasi tutta la stagione. 
Eppure qualcosa si è mosso con la collaborazione finalmente accesa tra il club di Villa Potenza (lanciatissimo in campionato) e gli “amici della Rata”, nella veste del presidente Orlandi, per la realizzazione dello storico e sentitissimo torneo Velox. 
Prove d’intesa dopo l’idea terza categoria? Staremo a vedere. Tra gli aficionados biancorossi però c’è ancora la speranza legata a Matelica e al suo presidente Canil. Una squadra che riassuma la provincia e che potrebbe chiamarsi Macerata è un sogno difficile. Sindaco e assessore allo sport ci contano, ma certamente si poteva e doveva intervenire prima. Già prima di un anno fa di questi tempi si era aperta una strada che portava a Matelica, tardivo e disperato invece il tentativo fatto in estate di pubblico dominio. Salvo che poi la squadra di Tiozzo raggiunga l’obiettivo, visto che hanno dilapidato 6 dei 7 punti di vantaggio in appena un mese. Infine la cordata locale con Mosca e Gagliardini in primo piano, carta segreta quella di acquisire una matricola (Porto Recanati?) e miscelarla con colori e un nuovo logo Rata. Snobbando, anche in questo caso il marchio. 
Insomma il curatore fallimentare Benigni dovrà attendere ancora, forse invano.
11/04/2018 08:19:19

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