CULTURA

A Matelica un museo di famiglia
per il grande Enrico Mattei
Messaggi di Gentiloni
e dell’ambasciatore d’Algeria:
“Un amico ed un eroe”

Maurizio Verdenelli
L’Uomo che guardava al futuro è tornato ieri, per un pomeriggio, nel suo bel palazzetto del ‘700 al n.9 di via Umberto 1. a Matelica, appena dietro la piazza che porta il suo nome. E da dove, dalle stanze nelle quali da ieri c’è il suo suggestivo museo di famiglia, si gode una vista fantastica della torre civica. Da quella torre, da quel palazzo del Governatore che s’affaccia sulla piazza, l’unico preservato dal terremoto, presto nascerà un altro sito legato ad Enrico Mattei tanto da creare un percorso ideale pure con Acqualagna (dov’era nato nel 1906) di tre musei che a 56 anni dalla morte quand’egli era cinquantaseienne possa finalmente riconciliare l’Italia del dopoguerra alla memoria di un suo grande padre fondatore (non solo dell’Eni). Intanto grazie a Rosangela Mattei Curzi, nipote di Enrico, che ha voluto questo sacrario inaugurato davanti ad una piccola folla di persone. E dove è emersa, lui assente, come un canto altissimo ad un protagonista dell’emancipazione dei ‘popoli in marcia’ (secondo la bella definizione di Giorgio La Pira), la testimonianza dell’ambasciatore di Algeria, Abdelhamid Senouci Bereksi. Un omaggio appassionato ad “….un uomo prima che un eroe per la mia Patria –scrive il rappresentante del Paese africano in Italia- Enrico Mattei, baluardo di libertà, in Algeria ha lavorato attivamente sia politicamente che economicamente per offrire alla mia Patria la tanto desiderata indipendenza. Per il mio Paese il nome di Enrico Mattei è testimonianza di forza, coraggio, astuzia: un uomo che non ha mai avuto paura di rischiare per inseguire le proprie idee ed i propri obiettivi. Una voce che in campo internazionale ha urlato indipendenza culturale sociale ed energetica. La sua voce ha saputo sensibilizzare l’opinione internazionale anche attraverso la stampa, circa il prezzo che gli algerini stavano pagando nella lotta contro il colonialismo francese. L’Algeria ricorda e da sempre si onora di ricordare l’amico Enrico Mattei: l’ultima commemorazione è stata organizzata all’ambasciata d’Italia nel 2011 ed un premio è stato offerto dalla presidente della fondazione ‘Slimante Amirat’, signora Zoubida Boudiaf Amirat al grande amico di Enrico Mattei, l’ing. Giuseppe Accontini”. Un messaggio anche dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Leggiamolo: “La scelta di dare vita ad un luogo che possa celebrare e raccontare l’impegno di Enrico Mattei testimonia quanto ancora oggi sia forte il ricordo e il senso di gratitudine nei confronti di un grande protagonista della storia politica economica e sociale della nostra nazione. Nella delicata fase del dopoguerra, Mattei ha saputo guidare con passione, coraggio e lungimiranza un settore che è stato determinante per lo sviluppo industriale dell’Italia, contribuendo alla nascita e al progresso di quella che oggi rappresenta una delle più grandi realtà mondiali dell’energia. Auguro buon lavoro per le future attività del museo e invio un caloroso abbraccio alla famiglia dell’ing. Mattei, politico, imprenditore e Partigiano italiano”. Un museo – ha scritto Rosangela Mattei Curzi nel bel depliant d’ingresso- che ‘vuole essere un punto di riferimento per tutti quelli che vorranno con le loro idee, con eventuali documenti e ricordi accrescere il valore di questa iniziativa. Ho voluto mettere insieme documenti, foto, filmati, cimeli, libri e ricordi di Enrico che ho custodito per tutti questi anni e che ho deciso di mostrare a tutti quelli che ancora ricordano con affetto la sua figura.
Altro motivo importante è quello di farlo conoscere alle giovani generazioni, perché la sua capacità imprenditoriale, correttezza ed integrità morale sia per loro di esempio e stimolo”. Tanti gli interventi ufficiali a precedere la benedizione del parroco di Santa Maria, don Lorenzo, assente il vescovo don Russo ad Ascoli per le esequie del padre. Tra queste il segretario dell’A.N.P:C, l’associazione dei partigiani ‘bianchi’ costituita da Mattei, arch. Miconi che ha ricordato come si debba a Rosangela (presidente nazionale femminile dell’associazione e vicepresidente) l’acquisizione e la custodia a Matelica di un pezzo -“uno stabilizzatore”- del bireattore dell’Eni, deflagrato il 27 ottobre 1962 nel cielo di Bascapè, che sarebbe servito alcuni decenni dopo, grazie al carbon 12, a far luce sulla vera causa della morte del fondatore e primo presidente dell’Eni. “E’ stato geniale nel prevedere il futuro – ha detto da parte sua il rettore di Unicam, prof. Claudio Pettinari- soprattutto quello relativo allo Spazio: il primo ad investirci. La mia università, sensibile ai temi dell’internazionalizzazione, s’impegna sin da ora a procedere sul terreno degli studi e della ricerca aperto da questo grande marchigiano cui conferì la laurea honoris causa in Chimica, il 27 aprile 1960. Presente anche l’ex rettore, Flavio Corradini. Tra le autorità il n.1 di Unimc, prof. Francesco Adornato (ieri a Macerata la prof. Pamela Lattanzi, presentando Unifestival, ha anticipato che nei programmi futuri ci sarà Mattei), il prof. Giuseppe Rivetti; il presidente di Confindustria Macerata, Gianluca Pesarini, gli imprenditori Maurizio Vecchiola, Giovanni Ciccolini e Gabriele Girometta, sindaco di Cortemaggiore (ricordate il famoso slogan-tantra ‘Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”?). Tra gli intervenuti anche il rappresentante della Fondazione Giorgio La Pira, strategico alleato di Mattei: dalla ‘Pignone’ riconvertita in stabilimento di pompe di benzina (una fabbrica pure a Porto Recanati) al Mediterraneo, che l’ex sindaco ‘santo’ di Firenze definiva con intuizione profetica “Il nuovo lago di Tiberiade’ molti anni prima delle migrazioni di massa. Speranza e morte. “Con Lui non sarebbe mai successa questa tragedia atroce dei migrantes, due volte vittime. Considerava letteralmente un ‘monopolio assurdo’ quello della lobby mondiale del petrolio, contava che i popoli oppressi si ribellassero dal post colonialismo, peggiore dello stesso colonialismo” è stato il pensiero comune tra gli anziani ‘Ragazzi di Mattei’. Oscar Ferracuti, il presidente dell’associazione, Gianni Trecciola, il mago delle piattaforme, Gilberto Cruciani, Ivano Tacconi, pontista e Sebastiano Gubinelli, addetto al servizio Avio. “Martedì 17 in regione parleremo del museo comunale dedicato a Mattei, così come l’amministrazione aveva già stabilito da tempo” mi dice il sindaco di Matelica Alessandro Delpriori, anch’egli presente alla breve ma intensa cerimonia, con tanti giovani. “Speriamo di cominciare a fare, come ci augura il presidente Gentiloni” dichiara Gianni Trecciola “Mattei va riscoperto ed insegnato ai ragazzi per comprendere la storia d’Italia”. Il dottor Curzi, marito di Rosangela: “Da questi spazi pieni d’amore e di ricordi nasca un nuovo slancio e pure nuovi produttivi contatti con l’Eni”. Dell’Ente nazionale idrocarburi, presente la dott.ssa Lucia Nardi, responsabile dell’archivio storico che conserva la mitica ‘giulietta ‘ celeste di proprietà del fondatore (aveva abolito tutte le auto blu a cominciare dalla sua) che aveva parcheggiato nei garages della sede romana per il suo ultimo, fatale volo sulla Sicilia. Mastica un po’ amaro Cruciani, che ha portato per il museo una propria rielaborazione in ceramica del cane a sei zampe: “Vent’anni fa, in una cerimonia in Campidoglio, essendo io sindaco di Matelica, Mattei appariva quasi come un nome solo da archiviare: allora insorsi ed imposi tramite le mie parole il suo ricordo”, ed un po’ si commuove, Gilberto che strinse la mano a Gela al Presidente qualche ora prima dell’ora fatale di Bascapè. La gente si ferma ad ammirare le foto di famiglia: davanti al tavolo di lavoro di Rosangela una foto soprattutto virata di seppia. Ad un tavolino, il padre Italo, il fratello più vicino ad Enrico, Greta Paulas Mattei e quindi Lui, Enrico. Tutti giovani e bellissimi: con un sorriso volto verso il futuro che s’identificava con quella dell’Italia protesa al progresso. Un Paese in bianco e nero, quello che ancora faceva i conti della sconfitta ed uno a ‘colori’, giallo e nero, quelli dell’Italia dell’Eni, di Mattei che guardava al suo Paese, all’Oriente, alla Russia di Krusciov e sopratutto all’Africa ‘in marcia’. E quando morì, quel Continente lo pianse come un figlio proprio. (Per informazioni sul museo: tel. 340 0665405)
08/04/2018 11:47:01

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