CULTURA/Libri

Da Colfiorito al 'Renato Curi'
un sogno una domenica si,
ed una no
In viaggio con mio padre

Ufficio Stampa
"In camera oscura" di Giovanni Giacchi (edizioni Pequod, 2011).




Pubblichiamo una parte del racconto 'Grifoni' presente nel libro 'In camera oscura' di Giovanni Giacchi.
"​Quasi nevicava, alla partenza da Macerata, e il sapore dolciastro che dava, a pensarci, Colfiorito, con le patate rosse, i trattori pieni di corone d'aglio ai bordi della strada, la luce solitaria, fissa, sempre uguale, che c'è nel valico, che sembra di andare attraverso, scivolando nell'olio, quando si passa; insomma, pensare alle catene prima di partire, a mia madre questo sembrava troppo, specie con un bambino, che ero io, di dieci anni in macchina.
Due domeniche prima avevamo fatto una cosa diversa, conseguenza delle difficoltà economica che stava passando la mia famiglia; e si sa che quando mancano i soldi, la creatività schizza verso vette altissime a prendere quell'ossigeno che quaggiù manca, la genialità insomma scatta sulla fascia, si beve due avversari, converge al centro e la mette in rete; ma poi, a posteriori, il gesto salvifico e creativo non è ricordato e il gol non sta negli almanacchi; accade qualcosa di simile a quando si registra nel nastro e si parla ancora quando il nastro è
già finito; è forse che ci vogliono riportare per terra, scendete, scendete, la cena è pronta - lo fanno per affetto, certo - mettiti a sedere, e mio padre ne soffriva.
Ci mettemmo insomma con l'auto in uno spiazzo della piana di Colfiorito, che sembrava un agreste impero e rappresentazione pagana con decorazione di cipolle, in questo mondo grasso e malinconico; un vento dolce ondeggiava la pioggerellina di qua e di là; e la terra, la terra di chi abbiamo seppellito e la terra delle patate rosse e dolci, faceva la sua parte. Avevamo preso due panini con la porchetta e altri due con il salame ce ne aveva dati mamma. Mio padre - scarpe di para vecchie, due maglioni sotto con anche la maglia della salute, pantaloni a coste larghe di velluto, loden verde, tre paia di calzetti di lana e l'impermeabile da tasca - s'era appoggiato indietro e aveva tirato giù un po' il finestrino.
Dentro la Panda entra qualche goccia di sbieco.
Parte la sigla. Dall'auto a Colfiorito salutiamo i giocatori al rientro in campo - c'erano solo i secondi tempi a Tutto il Calcio Minuto per Minuto - applaudiamo a lungo.
Mio padre tirò fuori l'agenda in finta pelle della Cassa di Risparmio; già erano furbi, quella della banca, ah, la finta pelle, poveri mediani spelacchiati da panca che il tempo non ricorda!; metteva tutte le partite in fila e il pallino a lato per segnare i collegamenti. Suoni radio incomprensibili venivano dallo spazio, intrusioni, una lingua da delfini: allo sbarco sul pianeta di Bortoluzzi Ameri e Ciotti, con i loro aggiornamenti, e la corte dei pittori rinascimentali attorno, Giacoia da Catanzaro, Bubba da Genova e Necco da Napoli. Poi c'era Ezioluzzi, l'unico che urlava anche su un intervento a centrocampo, una scivolata, un corner, un gesto della panchina. Tira ancora un po' più giù il finestrino.
Dice che è meglio qua, che c'è aria, e che le partite bisogna immaginarsele.
Immagino il mucchietto di fango su cui salta la palla e che fa cambiare la traiettoria.
Speggiorin di testa, dalle parti dell'area, e immagino anche tutta la dinastia dei fratelli. Il fenicottero dagli occhi azzurri, Vannini. Il Tigre Ceccarini, su ogni pallone. Le gambe storte di Bagni. Disegno nell'aria il gol su rigore da fermo di Casarsa per la tranquillità eterna della nostra famiglia."
07/04/2018 15:15:14

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