STORIE

Porto Recanati/
Dal tramonto della marineria
alla città turistica 'tutte stelle':
dalle star del calcio
a Scarfiotti
e alle sorelle Bertè

Maurizio Verdenelli
 L’Inizio ha una data ben chiara 7 ottobre 1571. La storia marinara di Porto Recanati ‘nasce’ con la gloriosa battaglia di Lepanto contro il ‘Turco’. Nasce e muore perché di 108 marinai, capitanati da Paolo Gigli, ne tornano a casa soltanto 6. L’altra data, questa molto più ‘anagrafica’, è quella del 15 gennaio 1893. Porto Recanati diventa comune ed allora inizia la sua rincorsa verso il futuro: marineria e turismo. Appartengono alla prima era, ora davvero al tramonto (“I giovani non vanno più in mare ormai, se non ci fossero i tunisini gli equipaggi non si farebbero più” si lamentano i ‘veci’ al museo del Mare e della Pesca) le sciabiche, gli sciabicotti, la tradizione, il Palio di san Giovanni di cui è ogni terza settimana di agosto, si trasforma in …ultras per i colori del centro storico, dove risiede d’estate, il compassato prof. Franco Coppi, uno dei più grandi penalisti italiani (Andreotti, Gui, Avetrana tra i casi più mediatici al suo attivo) romano con cuore e villa di famiglia porto recanatesi. Ed inoltre la Processione del venerdì santo in stile marinaro, pressoché unica in Italia. Avevano cuore marinaro le laiche ‘divinità’ eponime di Porto Recanati, il prof. Franco Medi (per il quale, in verità, si pensa all’altare della beatificazione), grande fisico, ineguagliabile comunicatore del primo allunaggio dell’uomo, ‘figlio’ prediletto di Padre Pio e tre grandi calciatori. Il ‘puma’ Luciano Panetti, deceduto nel 2016, n.1 della Roma di cui resta celebre la citazione ‘Il pur vigile Panetti’ nel film di Nanni Loy (‘L’audace colpo dei soliti ignoti’, 1965) con Vittorio Gassman che recita a memoria una cronaca sportiva dei lupi tratta dalla ‘Gazzetta dello sport’ per sottrarsi all’arresto; ed inoltre due bomber celebri Beniamino Di Giacomo (Inter) e Massimo Palanca (Catanzaro e Napoli).
Loro, o meglio l’oro di Porto Recanati come quando dopo la guerra una petroliera inglese saltò in aria per una mina tedesca due chilometri dalla spiaggia. Oro nero che sgorgava dal mare meglio che da una piattaforma dell’Eni che qui costruì pompe di benzina con la società Nuova Pignone, pronubo Enrico Mattei (al museo del Mare è di ‘casa’ uno dei suoi ‘ragazzi’: il recanatese Vincenzo Tappo, ‘il mago’ dei pozzi petroliferi). Non era la Concordia e Porto Recanati non era l’isola del Giglio. Al contrario esatto. Per cinque, sei anni fu quella nave della BP la fortuna del paese. Barche, barchette di pescatori, palombari s’immergevano mattina e sera estraendo lattine di carburante dalla stiva immensa. Bastava, in immersione spostare nei contenitori quelle lattine che salivano a galla autonomamente pronte ad essere catturate con la…retina, quasi. Una manna. Anni d’oro anche sul fronte del turismo. Il Kursaal, ‘l’osservato speciale’ che la giunta intende riqualificare insieme con la piazza Brancondi, era all’epoca del boom l’osservato speciale della Bella Gente che si voleva divertire in riva al mare in un locale famoso in tutta la costa adriatica. Non c’erano né Forte dei Marmi, né Viareggio, né ‘Capannine’, né ‘Bussola’: Mina, Adriano Celentano, Ornella Vanoni, Fred Buscaglione e un giovanissimo Gianni Morandi venivano a cantare nel garden del Kursaal di fronte al mare, con il Conero sullo sfondo. Oliviero Pigini, nel 1965, regalò uno delle sue celebri chitarre a Morandi e due anni fa, le figlie Letizia e Cristina hanno ricordato il gesto del padre facendo visita al cantante. Fred Buscaglione faceva il pieno sotto le stelle della dolcevita italiana e portorecanatese. In una di quelle sere Fred ‘dal whisky facile’ ebbe due collaboratori eccezionali: i maceratesi Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni, fotoreporter (‘Carlino’ e poi ‘Il Messaggero’) e Cesarino Bellucci ‘il toscano’, commerciante celeberrimo in tutta la provincia, da indurre il direttore del Kursaal a tentare un ingaggio estemporaneo per quei due inarrivabili ‘buffalmacchi’. “Se verrete altre volte, tavolino gratis (costava una fortuna ndr) e pure diecimila lire”. Con sommo distacco, Cesarino rifiutò la generosa offerta: “Noi le diecimila non le stiamo a guardare…”. Soggiungendo con un sussurro: “…e chi l’ha viste mai”. Ma, e comunque, fu no.
Erano i formidabili anni 60. Porto Recanati aveva pure amicizie e frequentazioni importanti. In paese, proveniente sin dall’inizio del XX secolo dal Piemonte, il cofondatore della Fiat e suo primo presidente, Lodovico Scarfiotti aveva realizzato oltre ad una villa di famiglia, soprattutto un importante cementificio che aveva dato lavoro a tanti, da tutta la provincia. Il nipote, figlio dell’ing. Luigi, Ludovico, fu grande pilota della Ferrari e morì l’8 giugno 1968 a Rossfeld alla guida di una Porsche durante un giro di prova, mentre nel ’94 a Los Angeles sarebbe morto il cugino Fedinando Scarfiotti, scenografo, premio Oscar ottenuto per ‘L’ultimo imperatore’ di Bernardo Bertolucci.
Che anni quelli della felliniana Dolce vita, quelli stessi nei quali dalla Calabria venne ad insegnare a Porto Recanati il professor Bertè, padre di tre figlie vivacissime: due di queste sarebbero diventate famosissime: Loredana Bertè e Mia Martini. Avrebbero portato sempre nel cuore Porto Recanati. Niente male, questa folla di celebrità autentiche, per questa città ormai tristemente nota solo per l’Hotel House, il ‘ghetto verticale’, l’ecomostro e l’adiacente ‘pozzo degli orrori’. Ma andiamo con ordine. 
Mentre, dicevamo, la dolcevita, il boom economico iniziavano anche per ‘Il salotto (buono ndr) all’ombra del Conero” invisibilmente a tramontare oltre la linea dell’orizzonte, in quegli stessi anni 60 l’amministrazione locale, su consiglio di politici marchigiani (ormai di rilievo nazionale) giocò la grande carta del turismo balneare per famiglie. Porto Recanati già da tempo raccoglieva gruppi che provenivano soprattutto dall’Umbria, in particolare Foligno e Perugia da strati di popolazione che non si potevano permettere le ‘carissime’ coste tiranniche. E nacque nella zona ‘0della pineta’ in località Santa Maria in Potenza, dove appunto il fiume si getta in Adriatico con un’eredità perennemente melmosa, si eresse (dicevamo)  come una superba sfida al cielo un grattacielo, una specie di babele turistica di massa, a metà tra albergo californiano ed appartamenti autonomi: l’Hotel House. L’Hotel Casa, nomen omen. Diciassette piani, 480 alloggi capace di ospitare fino a 2500 persone. Se non era una torre gemella poco ci mancava. Tutt’intorno un’enorme area libera pari a cinque campi di calcio dove nel progetto sarebbero dovuto sorgere piscine, trampolini olimpionico o quasi, centri benessere, saune, parco giochi, golf, campi di calcetto, volley. Un progetto avveniristico, superstar. Durò poco il sogno. L’impresa costruttrice fallì, il direttore dei lavori si suicidò oberato da debiti più alti del ‘suo’ grattacielo. E il palazzone che, con un iperbole seicentista, si disse che ‘grattava la pancia al cielo’? Rimase dov’era. Era stato pensato per essere utilizzato tre mesi l’anno, senza considerare i costi di manutenzione. I turisti mano a mano se ne andarono, chi aveva comprato svendette a chi aveva bisogno di un alloggio tutto l’anno e subito: i tanti terremotati di Ancona del ’70 (la storia si ripete con l’anabasi al mare attuale) e quando questi rientrarono a poco a poco, anche loro svendendo, altri residenti ballerine di night e gli immigrati. Dal sud per rifarsi una vita all’ombra del Conero nelle industrie del luogo (non solo bagnini, ma cementificio Scarfiotti e Nuova Pignone) e poi inarrestabilmente dall’estero. Negli anni 90 una coppia di africani, con bambino, che aveva trovato ‘alloggio’ a Natale nell’ampia capanna del presepio nel cortile interno del comune di Macerata, sfrattata dal sindaco (il caso finì al Maurizio Costanzo Show) trovò rifugio proprio all’Hotel House. Gli stranieri che vengono da 37 Paesi sono ora il 90% nella ‘Cittadella degli Immigrati’, il resto sono italiani. Negli anni 70, si disse, all’Hotel House accolse, in modo inconsapevole, anche un covo delle Brigate Rosse, tre anni fa venne fermato un quarantaseienne pakistano sospetto di appartenere ad un gruppo vicino ad Al Qaeda.
06/04/2018 07:55:03

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