CRATERE SISMICO

Dieci richieste dai sindaci
del Maceratese:
immediata revisione delle norme
per la Ricostruzione, il cratere sismico va diviso
in tre fasce di gravità

Maurizio Verdenelli
Non tutti i 138 comuni di Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo hanno subito in misura uguale i danni del terremoto. Lo dicono da tempo molti sindaci della provincia di Macerata, quella in assoluto più colpita, senza tuttavia avere risposta dal Palazzo mentre la Ricostruzione tarda. Ed ecco allora che i primi cittadini di Camerino, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Fiastra, Monte Cavallo, Muccia, Pieve Torina, Serravalle di Chienti, Valfornace ed Ussita hanno scritto a senatori e deputati marchigiani, al governatore Ceriscioli e al commissario Paola De Micheli. “L’individuazione di tre tipologie di fasce consentirebbe una reale e concreta risposta alle popolazioni colpite” scrivono il camerinese Gianluca Pasqui e i suoi colleghi chiedendo un’immediata revisione della normativa sul terremoto del Centritalia. Tre le categorie da istituire per individuare meglio le zone più devastate: ‘catastroficamente colpiti’, ‘gravemente colpiti’ e ‘lievemente colpiti’.  
I sindaci chiedono poi la possibilità di modificare la sagoma dei fabbricati nel caso di demolizione e ricostruzione nelle aree con vincolo paesaggistico; estendere l’operabilità delle casette provvisorie; estendere le normative regionali per il piano casa anche alla sanatoria delle difformità edilizie; consentire l’accertamento di compatibilità paesaggistica anche per aumenti di volumi o superfici; la modifica del decreto Salva Peppina (“che salva solo lei” anche se la pratica è ferma pure qui); garantire soprattutto per un periodo non inferiore ad almeno 15-20 anni i benefici in termini di esenzioni fiscali tanto alle attività esistenti quanto ai nuovi insediamenti nei comuni’ catastroficamente colpiti. Ed inoltre la semplificazione burocratica; l’attribuzione di maggiori competenze ai sindaci e l’accelerazione delle procedure di ricostruzione inviando la progettazione sia all’ufficio di ricostruzione regionale sia agli uffici comunali.
In tutto un decalogo di richieste che appaiono urgenti e necessarie alla luce della ragionevolezza e soprattutto degli scarsi passi fatti finora dalla ricostruzione sotto ogni commissario che sia (Vasco Errani prima, Paola De Micheli dopo) e la sofferenza di comunità letteralmente allo sbando. Una vera e propria anabasi: basterà per ‘sburocratizzare’ il Palazzo? Eppure la ricetta è bell’e pronta, con qualche modifica s’intende: quella di vent’anni fa, che garantì la ricostruzione almeno al 90% dal sisma che devastò Umbria (65%) e Marche (35%).
L’entroterra maceratese è nel cuore di tutti: a Pasqua e Pasquetta una vera ‘marea umana’ si è riversata nell’alto maceratese, da Visso ad Ussita, per far sentire il calore della festa alla gente così tanto duramente colpita dalla calamità naturale. Una testimonianza di solidarietà importante: basterà per far smuovere il Palazzo in attesa di un governo che stenta a formarsi tra mille distinguo politici “mentre Sagunto è assediata”. E ci riferiamo al cratere sismico aperto dalle prime fortissime scosse dell’agosto 2016.   
  
04/04/2018 09:29:07

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