ATTUALITÀ

Hotel House, mistero senza fine

Porto Recanati. Emerse nella zona
del ‘pozzo dell’orrore’ cinquanta ossa umane: appartengono ad un bambino
e ad un adolescente.
Gli scavi riprendono domani

Maurizio Verdenelli
Riprendono domani o, al massimo, giovedì i lavori di scavo intorno a quello che è stato subito definito il pozzo dell’orrore a Porto Recanati (Mc), in località Santa Maria in Potenza, in un terreno dov’è un casolare abbandonato all’ombra dell’inquietante Hotel House. Una residenza questa avveniristica, costruita all’inizio degli anni 70, pionieristica di un nuovo modo di far turismo di massa ‘per le famiglie’ (come rivela il nome in inglese: Hotel Casa) sull’Adriatico. Centinaia di mini appartamenti con vista sul mare, un grattacielo tipo alveare. Una destinazione che nei primi anni, fu anche di famiglie umbre che, numerose, tradizionalmente scelgono da sempre ‘il salotto all’ombra del Conero’ come villeggiatura estiva. Fino a qualche anno fa ‘giravano’ ancora cartoline del tipo ‘Saluti da Porto Recanati’ con l’Hotel House così come l’avevano previsto i progettisti: tutt’intorno al mega-edificio piscine, trampolini olimpici, parco bambini, sentieri verdi, giardini: un eden trasformato dai vari fallimenti delle imprese costruttrici in un inferno senza fine con il degrado della struttura abitata sempre più massicciamente di stranieri spesso non in regola con le leggi del nostro Paese. E negli anni di piombo pare che le BR avessero, proprio nel labirintico, inaccessibile Hotel House, costituito un proprio covo. Impossibile, anche e soprattutto adesso, penetrare nel ‘grattacielo’ per le Forze dell’Ordine (gli ultimi controlli sono avvenuto con i carabinieri discesi ‘dal cielo’ a sorpresa a bordo di elicotteri), impossibile per i custodi verificare chi entrasse. Intimidazioni e spari come dimostrato dalle guardiole. Hotel House: un fortilizio dello spaccio per la droga. Non a caso proprio l’Hotel House è stato una delle tappe elettorali (per più di una volta) del leader della Lega, Matteo Salvini. Un problema irrisolvibile spesso e si deve ad una perquisizione da parte della Guardia di Finanza nei paraggi, alla ricerca delle sostanze stupefacenti, la scoperta del pozzo. Ad oggi sono emerse dal budello e dal terreno smosso adiacente circa cinquanta ossa umane, non scheletri interi anche se con quei pezzi se ne possono costruire due. Uno appartenente ad un bambino (età pediatrica), l’altro di un adolescente. Si tratta di Camedey, la quindicenne bengalese residente ad Ancona le cui ultime tracce si perdono proprio nei pressi dell’Hotel House otto anni fa, dove lei si era recata per far visita al fidanzatino, Monir Kazi, anch’egli bengalese, da qualche anno non più in Italia? Troppo presto per dirlo: occorreranno le analisi del dna sulle ossa comparate a quello della madre, che tuttora vive ad Ancona e che mai si è rassegnata alla scomparsa della figlia che a Porto Recanati qualcuno ricorda per la sua simpatia e gioia di vivere. E c’è chi ha posto un fiore, sulle transenne che circondano l’area degli scavi, in sua memoria sperando tuttavia che lo scheletro dell’adolescente consumato dal tempo e dall’acqua non appartenga a quella ragazza dal sorriso smagliante.
03/04/2018 10:12:17

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