CULTURA/Viaggi

Treia/Santa Maria in Selva
piccola capitale italiana
della polenta

Maurizio Verdenelli
Dell’antico bosco restano soltanto, in ben curati giardini delle case circostanti la ‘grancia’, alcune piante di alto fusto. Ma va bene così: Santa Maria in Selva, ultima enclave treiese prima di Macerata. C’è solo la strada che porta al borgo a metà collina prima d’inerpicarsi per Camporota, a separare i due comuni che furono eterni duellanti nel Medioevo: Treia si ‘nomava’ nel Medioevo Montecchio e doveva far fronte a continui attacchi (da re Enzo ma a Corradino andò male, come noto, catturato dagli assedianti). Dovevano venire dopo Carlo Didimi, il super-eroe della Palla al bracciale, cantato da Giacomo Leopardi (ed è epoca contemporanea) i fasti aurei della pallavolo, marchio Lube, altra gloria locale, campione d’Italia e d’Europa. Ed una volta, i campioni festeggeranno una Coppa Italia proprio in canonica. Sì, proprio a Santa Maria in Selva, appena seicento abitanti ‘ancorati’ al proprio focolare, alle proprie tradizioni, alla chiesa e al suo ‘pastore’ inamovibile a fonte di tutti i piani di trasferimenti dei numerosi vescovi passati da quando don Giuseppe Branchesi –per tutti il vulcanico, inarrestabile, carissimo don Peppe- è salito in quel grumo di case a metà collina da cui si vede lo sky line di Macerata. Una frazione laboriosa, con gente che sa intraprendere e fare sana amministrazione pubblica come l’attuale presidente della Provincia, Antonio (Tonino) Pettinari che vive all’ombra della grancia. E non solo: gente che fa volontariato donando alla parrocchia per tutti i servizi che la parrocchia riserva al suo devotissimo ‘gregge’ e pure all’universo mondo, con espresso e dichiarato riferimento alle missioni nell’Europa dell’Est ed Africa. Gente che si sa pure divertire, giocare al calcio, a tennis negli impianti polisportivi a nord del paesino, tra il verde.
Della chiesetta parrocchiale cioè, derivazione territoriale dell’Abbadia di Fiastra che alcuni altorilievi lungo la navata ricordano nel nome della famiglia dei principi Giustiniani Bandini i signori della potente abbazia che allargava i suoi confini sino in Umbria e che un giorno Braccio ‘Fortebraccio’ da Montone distrusse, uccidendo i monaci, in conflitto con i Varano di Camerino. Da un paio di decenni e più, i circestensi sono ritornati nel bellissimo santuario violato dal signore alto tiberino.
A Santa Maria in Selva il tempo è tuttavia trascorso sempre lontano dai conflitti e dalle ‘armi’, nella vocazione e nel recupero delle tradizioni agresti. Tra queste l’oro giallo di cui si celebra per due fine settimana nella seconda metà di settembre la Sagra grazie agli sforzi sempre più generosi del comitato parrocchiale (che si trasforma d’amblè in comitato sagra, con a capo Gabriele Domizi affiancato dai vari Gianni Savi, …..). Di anno in anno è stata superata, con il consueto successo e le migliaia di visitatori che fanno la fila davanti agli stands, anche la quarantaduesima edizione. Tuttavia i polentari di Santa Maria in Selva, che ha però la ‘delega’ dell’intero comune, non si sono mai fermati: la delegazione, all’intorno dell’associazione nazionale ‘Polentari d’Italia’, con vergare, vergari, aiutanti e ragazzi sono presenti annualmente in tutte le manifestazioni che contano. E pure, in serate indimenticabili sotto le stelle di maggio, alla Rassegna agricola del Centro Italia (Raci) costituendo un’autentica attrazione gastronomica con l’oro giallo e pure con ‘ravioli’ e calcioni di ricotta che sono i dolci dop del capoluogo, nel cui nome a giugno si celebra una giustamente appetitosissima sagra.
Don Giuseppe, poi, è stato uno dei protagonisti dell’associazione della quale ha ricoperto per una dozzina d’anni la carica di presidente (“Non ci limitiamo ad un piatto di polenta e pure di carne, ma intendiamo fare cultura vivaci” dice lui che dell’associazione è rimasto, seppure ad honorem, il numero 1).
Grandi amici ‘quelli di Arborea’ per Santa Maria in Selva, come protettore e dominus della parrocchia, che Lui volle, fu l’indimenticabile cardinal Ersilio Tonini. E si ricorda con commozione quando il ‘Principe della Chiesa’ e pure della Comunicazione tout court venne in visita ufficiale a Santa Maria in Selva. Quando Tonini morì, la comunità si raccolse in preghiera per più giorni e la successiva edizione della manifestazione clou del borgo (la Sagra, appunto) fu a Lui dedicata. Un lutto quello inferiore, un paio d’anni fa, solo a quello che la comunità ha sopportato con dolore infinito e lacrime ancora interiori, per la morte improvvisa del prof. Giovanni Soldini, ispettore scolastico, già vicesindaco, uomo indimenticabile per virtù umane ed abnegazione rivolte costantemente agli ‘ultimi’.
Nella memoria collettiva c’è poi la visita a Francesco nell’ottobre del 2013, quei cappelli gialli, il colore della polenta, in piazza San Pietro e don Peppe a colloquio con il papa cui donò il Gran Libro’ dell’Associazione scritto e stampato tre anni prima. “Sono il prete dei polentari” disse don Giuseppe e il papa sgranò gli occhi.
Non dimenticano la virtù del donare, Gabriele e tutti gli altri: nel 2008 a Cesi sull’altopiano di Colfiorito (epicentro del sisma umbro-marchigiano) spazzato dal vento, i polentari treiesi, coadiuvati dagli amici delle altre delegazioni italiane, distribuirono tremila razioni di cibo ai terremotati, Fu una mattinata gloriosa, replicata a dieci anni di distanza. Fu il sapore della solidarietà che ritornava tra quei visi, e nonostante il freddo della montagna si respirava sino in fondo il ‘caldo buono’ della vicinanza tra quelle popolazioni che all’inizio del 2008 avevano goduto di una visita particolare: quella di Giovanni Paolo II. Ospitato dai coniugi Albani nel loro container per una tazza di the. Momenti, flash indimenticabili per una famiglia di 600 anime che hanno deciso di far passare una fetta buona di umanesimo, in questi tempi terribili dove pare non ci sia più posto per ‘l’altro’, su quella piccola collina sulla quale hanno piantato la loro bandiera gialla: da noi si può.
29/03/2018 07:08:17

http://www.cronachedeisibillini.com/cdsarticolo.aspx?idArt=236
I testi presenti sul sito sono liberamente utilizzabili per fini culturali e comunque non di lucro, a patto di citare chiaramente la fonte di provenienza Cronache Dei Sibillini (cronachedeisibillini.com), gli eventuali autori del testo, quando indicati, le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Il Gruppo The X-Plan gestisce la comunicazione per conto di CdS ma non e' responsabile per la selezione e la pubblicazione dei suoi contenuti.