STORIE

Storia di Ariana

Ariana Hoxha Kosova
Aldilà dell'Adriatico: i dieci anni del Kosovo libero





Kosovo e dieci anni di indipendenza. Fin da piccola mi si rivolgeva la domanda: perché ti chiami Ariana Kosova? Non sapevo rispondere, ma con il tempo ho capito che il mio cognome aveva un significato importante. Chiunque ad un certo punto della vita mette su casa. La parte più difficile è costruire una casa del cuore. Un posto non soltanto per dormire ma anche per sognare. Un posto dove crescere la famiglia con amore,un posto non per trovare riparo dal freddo ma un angolino da cui ammirare il cambiamento delle stagioni. Un posto non semplicemente dove far passare il tempo,ma dove provare gioia per il resto della vita. Per mio nonno quel posto è rimasto nel suo cuore, nei suoi pensieri, nel significato del nostro cognome e nella nostalgia per la sua cara terra. Da lontano osservavo l'arrivo della posta e con l'innocenza di una bambina gridavo: Lettere da Kosovo!!!!

Era un giorno di festa per tutti noi. I miei famigliari mentre leggevano commentavano ogni frase osservando con interesse le foto della famiglia che viveva oltre confine,in quell'altra parte della Patria che le ingiustizie politiche l'hanno divisa e sanguinata dal 1913. Mio nonno condivideva le emozioni in distanzia, ogni parola era scritta con le lacrime della nostalgia e dell'amore per l'unica sorella  che viveva in Prishtina e che non abbracciò per l'ultima volta. Lui era parte di Kosovo, come quella terra e la sua storia erano parte di lui. Tutte le cose sono legate tra loro come l'acqua che scorre nei torrenti, come il sangue che scorre nelle vene,ma il sangue non è acqua, è qualcosa immensamente significativa. E' il legame della famiglia con le proprie origini,è la cultura trasmessa da una genarazione all'altra,è il suolo della terra fatta dai ceneri dei nostri nonni. Tutte le cose sono legate fra di loro come l'uomo appartiene alla terra che è preziosa per le generazioni del futuro. Sono cresciuta con il sentimento dell'amore valorizzando noi stessi, le nostre origini,rispettando l'identità che ci appartiene. Cultura vuol dire ascoltare,sapere e conoscere. Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura assomiglia ad un albero senza radici. La mia nazione ha vissuto periodi dolorosi ma  nel 1999 abbiamo vissuto quello più sanguinoso. Era primavera, gli alberi fiorivano,si sentivano i canti degli uccelli ma in Kosovo si udivano i pianti delle madri rimaste senza figli,le donne senza mariti, bambini orfani, genitori picchiati,cacciati dalle prioprie terre. Viaggiavano terrorizzati dormendo tra le strade delle città di Peja,Prishtina e Prizren. Sentivano le mine che saltavano, hanno visto brucciare e maltrattare i corpi delle ragazze, donne, dei bambini e degli anziani. Abbandonavano la propria terra senza la possibilità di seppellire i loro cari. Arrivati in confine dell'Albania incontravano l'esercito degli angeli. Erano i ragazzi italiani che avevano costruito nelle tende gli ospedali per curare le ferite del corpo e le scuole per illuminare i pensieri nei momenti più scuri. Il giornò della libertà arrivò e il mio popolo tornò nel suo territorio dove ha visto nascere e crescere i figli dei dardani. Era primavera del 1999,il terrore si sentiva ovunque, ma accanto a noi erano i figli di un popolo generoso come l'Italia che ancora oggi ci stanno accanto nutrendo e rispettando la nostra cultura, la nostra lingua e le nostre usanze.
27/03/2018 01:06:06

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