STORIE

La città ’scoppiata’ all’improvviso
ma diventata famosa
nel mondo

3/Da ‘Macerata Granne’ a Carancinopoli

Luciano Magnalbò
All’apice di questa decadenza si è insediata a Macerata una amministrazione che ha come programma la blindatura totale del centro storico senza ammettere repliche, e da allora Macerata è divenuta Carancinopoli: non è una visione sbagliata, nessuno può dirlo, è solo una visione diversa, oggi molto diffusa nel panorama nazionale, alla cui razionalità dovrà corrispondere un rifiorire della vita dei residenti e degli esercizi, in un centro oggi penalizzato da un ingresso a tre euro per mezz’ora di tempo, tre euro per andare a ritrovarsi nel nulla.
Personalmente con le mie gambe non riesco più a salire in piazza se non con grande sacrificio, e siccome non è obbligatorio vado da altre parti; ho annullato la casella alle Poste Centrali, perché a volte mezzora non bastava per fare quello che dovevo, e così penso sia costretta a fare  gran parte degli anziani per le loro piccole necessità. Macerata dunque non è città per vecchi, Macerata li respinge con fermezza, e assume iniziative che sembrano mirate per dissuaderli, come piazzare importanti uffici comunali lungo l’erta e faticosa piaggia che da piazza della Libertà (resa questa praticamente inaccessibile alle auto) scende a S. Maria della Porta, la piaggia chiamata dai maceratesi la piaggia della torre.
A fronte di questo leggo e mi riferiscono che il centro diviene effervescente la sera, studenti universitari, giovani dei paesi vicini e pusher che salgono dai giardini o da Fontescodella affollano le vie e si riversano negli innumerevoli bistrot dove si beve, si chiacchiera, si ride e si fa anche musica; una città per giovani, dove al posto della storica libreria Franceschetti sotto il loggiato del Comune si è insediato uno dei tanti bar, e dove nessuno ha pensato di costruire bagni pubblici, le antiche latrine, per i normali bisogni durante la movida e per il vomito di chi in strada si ubriaca e non riesce a tenere.
Simbolo di tale rivoluzione culturale è l’orologio girevole della torre di piazza, ricostruito con plastica e materiali simili che, secondo gli esperti comunali, attira visitatori da tutto il mondo, ma che in realtà è una autentica patacca che ha fatto inorridire anche Dante Ferretti.
Poi all’improvviso Carancinopoli si è inceppata, divenendo però famosa nel mondo, perché tre nigeriani cui è stata data giusta accoglienza hanno fatto a pezzi, dopo averla drogata e violentata, una ragazza di vent’anni, sistemandola infine in due trolley, una singolare quanto macabra sepoltura da viaggio, sacrilegio contro cui nessuna autorità ha indetto e organizzato marce; e dopo qualche giorno un vendicatore folle di nome Traini ha fatto il giro della città sparando agli immigrati che gli capitavano a tiro, ferendone sei e bucando con un colpo preciso la vetrina della sede del PD: per quest’ultima evenienza apriti cielo, !a vicinanza ed il conforto di ogni alta sfera di ciò che rimane della sinistra, Sofri, Staino, Pippo Civati e perfino Gino Strada in persona a fare sfilate antifasciste sotto le mura, con dietro tutta una fila di gente venuta da fuori a darci lezioni di antirazzismo; e i legali del Partito Democratico annunciano grandi battaglie per il risarcimento dei danni, che non deve limitarsi al buco sulla vetrina, ma che dovrà estendersi all’enorme insulto morale inferto al partito, danno da liquidarsi ai suoi responsabili, i quali in verità dovrebbero girarlo agli iscritti per aver distrutto il PD con le loro incapacità di capire in che mondo viviamo.    
Infatti anche se nessuno vuole ammetterlo tutto ciò è successo non per motivi razziali o per colpa di Mussolini, ma perché Macerata è divenuta il crocevia della droga, vi hanno sede tre associazioni di accoglienza di cui una ha un giro di 24 milioni di euro all’anno, oggi tutte indagate per evasione fiscale, organizzazioni cui l’amministrazione di Macerata, con la benedizione della boldriniana prefetta, si è sentita fraternamente vicina incoraggiandone oltre ogni limite l’attività: così i giardini pubblici, la stazione dei treni, quella delle corriere, il parco pubblico di Fontescodella, le aree vicino alle scuole, sono diventate la sede operativa di decine di pusher di colore, soprattutto nigeriani, che fino a poco fa indisturbati hanno venduto droga a tutto spiano, anche facendo da protettori a prostitute minorenni loro connazionali.
Ora a interrompere il giro è stato mandato un questore di frontiera, uno che non scherza e che in pochi giorni, con l’entusiasta plauso dei maceratesi, ha fatto retate di spacciatori e ne ha mandati tanti a casa con il foglio di via, intenzionato a bonificare la città e a farla ritornare quella di prima, una vecchia signora serena e tranquilla lontana dai riflettori: ma mentre per Traini è già stato fissato il processo per strage, tentato omicidio plurimo e  danneggiamento aggravati da odi razziali, nonché porto abusivo d’arma, la magistratura ancora è indecisa se processare i nigeriani e per che cosa, poiché essendo in tre vai a capire chi è stato a dare un colpo in testa a Pamela, a infilarle tre coltellate nel fegato, a farla a pezzi come un quarto di vitello e a mutilarla di capezzoli e vagina per poi, qualcuno dice, anche mangiarseli: tant’è che i loro legali hanno avanzato domanda di scarcerazione, e non è detto che presto non venga loro concessa, perché non si può essere razzialmente giustizialisti, dato che anche tanti italiani ammazzano le femmine di cui si sono stufati.        
Macerata ha reagito a questi balletti votando Lega, lasciando passare il messaggio sotterraneo Traini je dovea dà de più in riferimento all’incontrollato spaccio di droga, il messaggio di amarezza e sfinimento di una città stordita, e il PD finalmente ha avuto un sussulto, riuscendo forse a realizzare, nel suo aristocratico assopimento, che non si può troppo tirare la corda per amoreggiare con speculatori e falsi buonisti aprendo senza sistema le porte ad ogni tipo e a ogni numero di immigrati, clandestini compresi; e forse più di tutti l’ha capito la vera reggente della città, una donna molto bella somigliante alla Pausini, dal carattere di ferro e piena di idee e di energie, che ha voluto che il centro storico divenisse un salotto per tutti dove praticare la movida, dare spettacoli pop e cazzeggiare tranquilli con una bottiglia di birra in mano senza l’atroce via vai di automobili e moto: Monteverde si chiama la reggente, la potente signora di questa città, proprio come lo storico Mercenario da Monteverde che nel 1300 impose a Fermo la propria signoria; ed ora sarà da ringraziare lei se riuscirà a far voltare Macerata e farla ritornare indietro, e se vuole ce la farà, prima di cedere le redini alle forze nuove che rumoreggiano e spingono, e che vorrebbero metaforicamente farle fare la fine del Monteverde antico, portata in giro per il centro storico seduta al contrario sopra il dorso di un asino.
3/continua
27/03/2018 00:49:35

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