CULTURA

I tesori dell’altopiano di Colfiorito in mostra a Roma, a Valle Giulia

Maurizio Verdenelli
E ‘Fanum Voltumnae’ dell’orvietano Campo della Fiera domani al Museo del Lussemburgo a cura della prof.ssa Simonetta Stopponi



Fanum Voltumnae, il meraviglioso scavo del Campo della Fiera di Orvieto da domani in mostra al Museo dell’Arte antica del Lussemburgo. Il luogo ‘magico’ degli etruschi, il ‘sancta sanctorum’ delle dodici Città stato della potente federazione etrusca sarà ‘spiegato’ all’Europa dell’archeologia europei dalla prof. Simonetta Stopponi (già dell’università di Perugia), che è anche presidente del comitato scientifico di Archeolog onlus, la società presieduta da Guido Perosino che sta recuperando e provvedendo al restauro delle tantissime opere che vengono alla luce nel corso dei mille cantieri di Anas in Italia. Per Archeolog un ‘battesimo’ importante lo scorso gennaio al Mibact. “Ed ora anche Ferrovie dello Stato entra con Anas in Archeolog” dice Perosino, piemontese trapiantato a Bettona, amministratore unico della soc. Quadrilatero Marche Umbria spa. “Sono iniziati intanto i laboriosi restauri per due grandi ‘scoperte’ sull’altopiano di Colfiorito: I Carri e la Principessa di Plestia mentre Gli Amanti (una tomba con due scheletri che si tengono per mano ndr) sono anch’essi ‘pronti’ per un ritorno all’antico splendore. Ed è prevista in estate, a Valle Giulia, a Roma, una splendida mostra che farà anche il punto sulle opere di scavo che Quadrilatero, parallelamente alla realizzazione della superstrada Valdichienti, ha portato avanti facendo luce su tremila anni di storia: fino al Medioevo”.
Per adesso i reperti, centinaia e centinaia, hanno riempito i magazzini allarmati delle soprintendenze di Marche ed Umbria. In attesa, per almeno qualcuno di questi, far parte della meravigliosa collezione del Mac (Museo archeologico Colfiorito), dove, ad esempio, de ‘I Carri’ esiste solo un manifesto 70X100. E’ un museo bellissimo e nuovo ma aperto soltanto nei week end. E talvolta neppure in tutti. Come è accaduto domenica scorsa. A chi ha telefonato per ottenere spiegazioni, si è risposto ‘per motivi tecnici’ e ‘Che il museo non sarebbe stato aperto al pubblico, in questa domenica,  era peraltro un messaggio già a suo tempo postato su FB’. Spiegazioni chiare in epoca di Internet, certo, ma che non hanno soddisfatto la comitiva che da Bergamo era arrivato fin sull’altopiano per visitare il Mac di cui giustamente si comunica la grande importanza storico-archeologica.
L’altopiano umbro-marchigiano ha in sé numerosi tesori, ma se non possono essere ‘visitati’ o addirittura portati altrove (inutili sono state finora le proteste del sindaco di Serravalle di Chienti, Gabriele Santamarianova) come il celebre arredo funebre de ‘La Fanciulla di Plestia’, rinvenuta appunto vicino alla Basilica in territorio maceratese, allora non si fa l’interesse di questi luoghi che dovrebbero essere aiutati turisticamente. Come l’occasione perduta, ancora da Serravalle di Chienti, di poter custodire l’ormai tristemente celeberrima R4 rossa del serravallese Filippo Bartoli, nella quale fu ucciso l’on. Aldo Moro ed in questi giorni, a quaranta anni dall’agguato di via Fani, presente in lungo ed in largo in tutte le ricostruzioni giornalistiche e televisive.
12/03/2018 21:53:15

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