SPORT

In memoria di Davide, Gigi e Renato ‘eroi’ immortali nel cuore dell’Italia sportiva

Maurizio Verdenelli
L’Italia piange Davide Astori, ed ora la Fiorentina –come ha messaggiato dall’Argentina l’indimenticabile gigliato Batigol- avrà per sempre due capitani: Giancarlo Antognoni da Marsciano (Pg), campione del mondo nell’82, e lui Davide dalla Val Brembana (Bg) nel cuore di Firenze come testimoniato ieri nel corso di un funerale che ha commosso il capoluogo toscano e l’intero Paese.
Nel mito Davide Astori come Gigi Meroni, ‘farfalla granata’, morto il 15 ottobre 1967 appena fuori dallo stadio torinese travolto dall’auto di un suo giovane ammiratore che diverrà qualche decennio dopo presidente della società. Meroni, il George Best italiano, il magnifico capellone, il n.7 dai dribblings ubriacanti, speranza azzurra non ‘bruciata’ nel rogo mediatico ai mondiali inglesi del 66 quando l’Italia venne sconfitta dalla Corea in una delle ‘notti’ più drammatiche del calcio nazionale (sarebbe dovuta venire la Svezia…). “Con Gigi, in nazionale dividevamo in Inghilterra la stessa stanza. Eravamo grandi amici. Devo a lui se ora ho una preziosa collezione d’Arte seguendo i suoi consigli: fu lui che mi fece scoprire, ad esempio, Fontana. Mi disse: ‘Franco, sono andato alla Biennale di Venezia e sono rimasto incantato dai ‘tagli’ di questo artista: investi su di lui”. Questo mi ‘rivelò’ una volta il mio caro amico Franco Janich, il grande stopper del Bologna campione d’Italia e titolare ai mondiali di 51 anni fa. “Gigi aveva un cuore generosissimo: finita la partita tornava a casa, a Como, nella sua casa di fronte al lago. Nel viaggio di ritorno gli poteva capitare di donare l’intero premio-partita ai poveri, uomini e donne, che casualmente incontrava”.
Proprio a Como, qualche anno dopo, Ilario Castagner avrebbe adocchiato un talento assoluto: Renato Curi, marchigiano d’origine, abruzzese d’adozione. Ilario, bomber del Perugia in serie C, a sua volta ‘adocchiato’ dal mio indimenticabile amico Lanfranco Ponziani, sarebbe tornato all’ombra del Grifo indicando quel numero 10 minutissimo, dalla tecnica eccezionale. Con Sollier, punta veloce e manovriera col fiuto del gol, Renatino avrebbe portato nel 1975 il Perugia in serie A. La promozione più bella annunciata dalla vittoria in trasferta a Verona! Il giorno più brutto invece lo vivemmo quel giorno del 30 ottobre 1977 (esattamente 10 anni dopo la morte di Meroni) al ‘Pian di Massiano’ quando sotto una pioggia battente Curi s’accasciò sull’erba fradicia, fulminato. Ho ancora negli occhi il momento in cui Causio si portò le mani al viso! Comprendemmo tutti insieme nella sintesi di un attimo l’immane tragedia: l’eroe eponimo (lo stadio sarà intitolato a suo nome come più tardi la curva nord al presidentissimo Spartaco Ghini)  che offre la giovane vita, come un gladiatore senza paura, nell’arena che amava, riamato. “Renato? E’ un fenomeno biologico: mangia tanto ma non ‘prende’ neppure un etto in più grazie al suo metabolismo pazzesco” aveva raccontato la giovane moglie nel corso di un’intervista, qualche mese prima.
Davide, Gigi, Renato: chi muore giovane è amato  dagli dei degli stadi ed è destinato a rimanere immortale nel cuore delle città che hanno attraversato, con il loro talento, campioni (anche e soprattutto di vita) nello sport più popolare d’Italia.


09/03/2018 07:29:24

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