STORIE

FERDINANDO E LA REPUBBLICA ROMANA

Raffaele Bugli
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A Roma nel novembre del 1848 una sollevazione mazziniana aveva rovesciato il Governo papale e proclamato la Repubblica il 9 febbraio 1849 costringendo alla fuga di Pio IX a Gaeta da Ferdinando.
Il Re di Napoli era impaziente nel marciare verso gli Stati pontifici poiché in tal modo avrebbe potuto spegnere il morbo rivoluzionario sulle frontiere del suo Stato.
A Gaeta i delegati di Austria, Spagna, Francia, Due Sicilie deliberarono un’azione congiunta dei loro eserciti per la riconquista di Roma e sarebbe spettato alla Francia l’onere e il privilegio di ristabilire il Papa nei suoi domini. Il generale Oudinot ebbe l’incarico di comandare la spedizione e il 25 aprile le truppe francesi approdarono a Civitavecchia ma vennero clamorosamente sconfitte nella giornata del 30 e dovettero ritirarsi in attesa di rinforzi.
Intanto Ferdinando con un esercito di 9.000 uomini aveva iniziato la sua guerra di liberazione del territorio pontificio, varcando il confine il 28 aprile e fissando il suo quartier generale ad Albano.
Nella speranza che la sconfitta subita avesse ammorbidito i Francesi, il Sovrano inviò un ufficiale di collegamento a discutere con Oudinot una eventuale collaborazione. All’inizio il generale francese sembrò incline a tale eventualità, ma poi la situazione si capovolse con l’arrivo da Parigi di Ferdinand de Lesseps che aveva avuto mandato di trattare con la Giunta di Governo composta da Mazzini, Armellini e Saffi. Fu vietato quindi a Oudinot di riprendere le ostilità in unione alle truppe borboniche e il 31 maggio fu firmata col Triumvirato una tregua d’armi di venti giorni.
Ferdinando si rese conto di esser rimasto isolato sul piano diplomatico e di rischiare un possibile attacco combinato delle forze delle due Repubbliche; decise quindi di iniziare la ritirata il 17 maggio. Garibaldi e Roselli decisero di trarre vantaggio dall’armistizio stipulato con la Francia e incalzarono l’esercito borbonico con una serie di piccole azioni di guerriglia, tentando di far
intendere che i Napoletani erano stati cacciati dal Lazio grazie alla loro azione. Dopo aver sbaragliato le camicie rosse a Velletri, Ferdinando poté completare il suo ripiegamento verso Gaeta.
Luigi Bonaparte decise di richiamare de Lesseps, sconfessando l’impegno preso dal suo rappresentante con i Triumviri e inviò rinforzi ad Oudinot che diede nuovamente inizio alle ostilità.
Il 3 luglio le truppe francesi fecero il loro ingresso a Roma potendo quindi procedere alla restaurazione della Monarchia di Pio IX.
L’azione francese che portò all’occupazione dei domini pontifici serviva a controbilanciare l’occupazione austriaca di Ancona del 21 giugno ed a costruire un avamposto francese nella Penisola. In tal modo Parigi evitava che Vienna estendesse oltre la sua influenza e cercava di sostituirla come centro di attrazione e gravità della politica italiana.

[CONTINUA]
05/03/2018 06:56:12

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