ATTUALITÀ

“Una targa per Pamela e il Garante che tuteli i Diritti delle Vittime”

L’Osservatorio di sostegno a Casette Verdini (Pollenza) nel luogo dov’ è stato ritrovato il corpo fatto a pezzi della ragazza

Maurizio Verdenelli
Dalla parte di Abele. In attesa che i rumors del voto (ieri in campagna elettorale di nuovo utilizzati variamente ‘I Fatti di Macerata’) si acquetino definitivamente da lunedì, nei giorni scorsi una folta delegazione dell’Osservatorio Sostegno Vittime, presenti il coordinatore Angelo Bertoglio e la presidente Elisabetta Aldovrandi, si è recata in via dell’Industria a Casette Verdini (Pollenza) nel luogo dove più di un mese sono stati rinvenuti in un trolley ed in una valigia i resti di pamela Mastropietro.
Una visita in perfetto silenzio –la stampa non era stata informata- di cui ieri ha dato alfine l’Osservatorio costituito da madri e padri i cui figli sono stati brutalmente uccisi oppure da parenti di persone duramente alle prese con la giustizia per essersi difesa da aggressioni nella propria abitazione.
L’Osservatorio, che ha posto fiori pregando su questo ennesimo ‘luogo dell’orrore’, manderà lettere per richiedere un incontro pubblico a Macerata e pure per essere autorizzato a collocare, in via dell’Industria, una targa a ricordo di questo orribile fatto di sangue. Siamo garantisti e non giustizialisti –dicono in buona sostanza all’Osservatorio- però in questo Paese troppo spesso le vittime lo sono doppiamente e non vogliamo che un delitto come quello di Pamela finisca nel dimenticatoio per strane alchimie o convenienze del momento che dividono vittime di serie A di maggior peso e vittime di serie B da seppellire e dimenticare al più presto. E vorremmo che la gente fosse liberata dalla paura e possa esprimere civilmente ma senza equivoci ciò che pensa. Invece sta succedendo il contrario. E vorremmo che le Istituzioni stessero più vicine alla famiglia di Pamela e che questa fosse ‘abbracciata’, senza alcun distinguo, da tutti e che il lutto di questa famiglia fosse il lutto di tutti. L’Osservatorio propugna anche l’istituzione, come in Svizzera da 25 anni, della figura del Garante della Tutela dei Diritti delle Vittime.
L’incontro pubblico e la targa sono iniziative che l’Osservatorio vorrebbe richiedere nelle prossime settimana. Post voto, dunque ed pure dopo che la magistratura, prendendo atto degli esiti peritali e tossicologici, potrà chiarire in modo importante il quadro. Che vede quattro uomini al centro dell’inchiesta: tre nigeriani in carcere (uno di questi Innocent Oseghale, detenuto a Marino del Tronto, come noto, non è agli atti della convalida del fermo, indiziato di omicidio) ed un quarto africano a piede libero. Per questi la situazione non si presenterebbe pesante, ma tutto dovrà essere visto alla luce della scienza che copiosamente ha indagato sul corpo di Pamela e sul teatro della sua terribile fine, in un appartamento di via Spalato. I quattro si dicono estranei sostanzialmente a tutto, tanto che uno dei due in carcere a Montacuto ha chiesto nei giorni scorsi quando alfine verrà rilasciato ritenendo evidentemente chiarita la sua posizione. Un’inchiesta che si presenta lunga anche alla luce delle aspettative della popolazione italiana e mondiale (per la prima volta mirata su Macerata) che non richiede certo, come lo stesso pm Giovanni Giorgio, ‘giustizia sommaria’ né tantomeno una chiusura accelerata del fascicolo. Che pertanto giustizia sia fatta, prendendo tutto il tempo che occorre. Anche perché la stessa Pietà, non solo Pamela, pare sia stata pugnalata a morte in quell’attico elegante a fine gennaio.
03/03/2018 09:05:46

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