CULTURA/Arti Audiovisive

Di Sarro, medico e docente di Accademia a Macerata Giovane genio stroncato dagli Anni di Piombo

A Pretoria una mostra lo ricorda a 40 anni dalla morte

Maurizio Verdenelli
La sera del 24 febbraio 1979 si spense, a 37 anni, l’esistenza di Luigi Di Sarro. Medico, pioniere italiano dell’agopuntura di cui aveva appreso i segreti a Tokyo, vicino alla seconda laurea (in matematica), docente di anatomia artistica, scultore, pittore, fotografo, genio multimediale, Luigi fu stroncato dagli Anni di Piombo vittima due volte in quella torbida fase della vita italiana quando la legge firmata dal ministro repubblicano Oronzo Reale, con motivazioni legate alla lotta al terrorismo, impose restrizioni alla libertà dei cittadini. Così l’agente che, pensando di avere a che fare con un capo brigatista in fuga,  saltò acrobaticamente quella sera sul cofano della ‘porsche’ del medico-artista e gli sparò tre colpi attraverso la parabrezza uccidendolo fu assolto costantemente nei gradi di giudizio tanto da far dire alla madre della vittima “Me l’hanno ucciso per la seconda volta”.
Di Sarro, romano, baffi folti, capelli lunghi (uno stereotipo del brigatista) quella sera di 39 anni fa aveva a fianco della ‘porsche’ un’amica americana e passando veloce nei pressi di san Pietro davanti all’abitazione di Giulio Andreotti aveva equivocato l’alt scattato da parte della pattuglia di guardia costituita da agenti in abiti borghesi. Pensando ad un gruppo di delinquenti comuni non si era fermato ed aveva pigiato sul pedale del gas: era così scattato l’inseguimento in una tragica fiera degli equivoci. Fino alla soluzione finale quando dall’auto inseguitrice, affiancatasi alla potente auto tedesca, era balzato un agente che dal parabrezza aveva sparato. Un tragico equivoco in quella Roma che un anno prima aveva assistito impotente al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro. Così morì Luigi Di Sarro, artista e giovane mitissimo, una delle 254 vittime (il bilancio contempla pure 371 feriti) della Legge Reale. Dal ’74 al ’78 Luigi era stato docente di Anatomia artistica presso l’Accademia di Belle Arti a Palazzo Buonaccorsi. Macerata lo ricordò agli inizi degli anni 80 con una mostra negli spazi Einaudi dei fratelli Torresi in piazza Mazzini, poi un imbarazzato silenzio fino a quando a margine del Sof 2011 (Sferisterio festival) celebrandosi i temi di ‘Destino e Libertà’ dettati dal direttore Pierluigi Pizzi, poco prima che andasse in scena ‘Rigoletto’ venne inaugurata una collettiva con alcune opere, pure di Luigi Di Sarro, selezionate dalla curatrice Paola Ballesi già direttrice di accademia, prima a Macerata e poi a Brera.
Adesso il medico-artista viene ricordato in Sudafrica a Pretoria nel museo ‘Edoardo Villa’ (marchigiano di nascita, africano d’adozione) con otto grandi sculture ed opere multimediali, a cura ancora della prof.ssa Ballesi. E’ il primo passo di una serie di manifestazione che si concluderanno con i 40 anni di Luigi Di Sarro, a cura del Centro che a Roma porta il suo nome.
“Non dimenticheremo mai Luigi –dice un suo allievo, l’editore Paolo Bravi figlio di uno dei fondatori del Futurismo e del gruppo Boccioni, Rolando- egli aveva un’ansia continua di ricerca: faceva viaggi in tutto il mondo collegandovi Macerata. Una grande innovazione e visionarietà permeavano il suo spirito, un pioniere in tanti campi: in quello artistico, ad esempio, della multimedialità”.
A Pretoria la mostra che lo ricorda chiuderà il 18 maggio.
03/03/2018 08:58:39

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