ATTUALITÀ

RESTITUITO L’ONORE A VENANZO RONCHETTI, IL SINDACO DEL TERREMOTO

Serravalle di Chienti/Era accusato di 'voto di scambio'

Ufficio Stampa
Il Tribunale penale di Macerata ha depositato la motivazione della sentenza che nel gennaio scorso ha assolto nel merito l’ex sindaco di Serravalle di Chienti Venanzo Ronchetti dall’accusa di “voto di scambio”. Secondo l’accusa il Ronchetti si sarebbe macchiato del reato di cui all’art. 86 DPR 570/1960 (offerta di utilità per ottenere il voto elettorale) per aver consegnato dei sussidi in danaro, insieme a Gentilucci Luigi, a diversi elettori del Comune di Serravalle nel maggio 2009, in vista delle elezioni amministrative del giugno successivo. L’accusa fece molto clamore e ne parlarono tutti i giornali locali, i quali riferirono della denuncia presentata dalla lista “Un futuro per Serravalle”, capeggiata dal candidato sindaco Marco Cruciani. I componenti della lista si erano anche costituiti parte civile nel processo aperto dalla Procura della Repubblica di Camerino e si costituì parte civile anche l’allora PDL (Partito delle Libertà), il quale cavalcò la vicenda politicamente anche sulla stampa.
Secondo l’avvocato Corrado Zucconi, difensore del Ronchetti, l’ex sindaco di Serravalle, molto noto come “il sindaco del terremoto del 1997”, ha sofferto molto a causa di questa vicenda e si è battuto con tutte le forze per uscirne pulito. Finalmente il Tribunale penale di Macerata, pur essendo maturata la prescrizione del reato, ha assolto il Ronchetti da ogni accusa nel merito, per “l’evidenza della prova della insussistenza dei fatti contestati”. Il Tribunale ha precisato innanzi tutto che “i beneficiari degli assegni erano soggetti e nuclei familiari che versavano in comprovata difficoltà economica” e che la corresponsione dei sussidi fu assolutamente legittima. Ha aggiunto il Tribunale che nessuno dei testi escussi ha in alcun modo messo in relazione la ricezione del sussidio alla competizione elettorale amministrativa del giugno 2009. Anzi i testi hanno escluso che al momento di ricevere l’assegno, consegnato dall’allora Commissario della Comunità Montana Gentilucci, si sia parlato di politica, di elezioni o di indicazioni di voto. Quindi non c’è stato alcun “fatto di corruzione elettorale” (come viene definito tecnicamente quel reato “risultando del tutto carente l’elemento oggettivo del reato”. Dunque il Tribunale ha restituito l’onore, sia pure dopo una lunga e penosa attesa di nove anni, ad un galantuomo che non meritava le accuse che gli sono state mosse.


02/03/2018 21:35:38

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